Tribunale e Procura in una morsa tra paura e necessità di andare avanti

Sono giorni di tensione nel quartiere giudiziario di Busto tra sanificazioni e l'esigenza di non interrompere un servizio da cui dipendono i destini di molte persone

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C’è un’aria sempre più tesa nei corridoi, nelle aule e negli uffici del Tribunale di Busto Arsizio dopo che lunedì 6 marzo una dipendente di una delle tante sezioni del Palazzo di Giustizia bustocco si è presentata al lavoro dichiarando di aver avuto contatti con un nipote che aveva contratto il coronavirus.

La vicenda è subito stata affrontata con chiusura e pulizia degli uffici in cui lavora la donna che è stata messa in malattia immediatamente. Da fonti interne abbiamo avuto conferma che tutto il personale è stato avvisato della vicenda con una mail ma la paura serpeggia tra le cancellerie. C’è chi sostiene che la sanificazione dell’ufficio non sia stata fatta in maniera professionale (anche se il presidente Santangelo assicura che sia stato seguito il protocollo sanitario) ma c’è chi prova a tranquillizzare i colleghi sottolineando che, al momento, non ci sono casi di contagio. La stessa dipendente messa in quarantena non ha accusato alcun sintomo, al punto che l’Ats non avrebbe ritenuto necessario eseguire il tampone e che nei prossimi giorni la stessa potrà tornare tranquillamente al lavoro.

Nel frattempo gli avvocati, che avevano chiesto al presidente Milo Santangelo, di rinviare d’ufficio di tutte le udienze civili e penali del Tribunale di Busto Arsizio e degli uffici del Giudice di Pace di Busto Arsizio e del Giudice di Pace di Legnano almeno fino all’8 marzo, si sono visti respingere la richiesta e le udienze stanno continuando a svolgersi con alcuni accorgimenti e limitazioni di cui vi abbiamo parlato qui. Per tutta risposta i legali hanno indetto uno sciopero nazionale che non tutti hanno accolto con favore.

Il presidente ci tiene a precisare che «a breve arriverà il nuovo decreto ad hoc per i tribunali e le procure che ci permetterà di avere una più ampia gamma di soluzioni da mettere in atto per garantire a tutti la sicurezza per quanto riguarda la salute. Fino ad ora abbiamo adottato tutti gli accorgimenti necessari per ridurre al minimo i rischi di contagio e abbiamo ragione di credere che stiano funzionando. C’è comprensione per la preoccupazione di tutti gli operatori ma questa va contemperata con l’esigenza di non fermare la giustizia».

Ieri (giovedì) in un’aula c’era anche un avvocato di Lodi (munito di mascherina) che, nonostante venisse da una città con molti casi di contagio e a ridosso della zona rossa, non ha voluto rinunciare all’udienza mentre in corridoio è stato lasciato per oltre un’ora un cittadino arrestato il giorno prima per una direttissima, in condizioni igieniche decisamente scadenti.

Anche nei corridoi della Procura si passa da chi è seriamente preoccupato e chi va avanti con il consueto ritmo anche se con qualche accorgimento igienico in più. Nei giorni scorsi, infatti, è stata eseguita una sanificazione degli ambienti da parte di un’azienda specializzata. 

La grande difficoltà che si trovano ad affrontare i vertici di tribunale e procura è la grande mole di lavoro che pende sulla macchina giudiziaria bustocca. Non è facile garantire i diritti dei cittadini, quelli dei detenuti e quelli dei lavoratori del settore giustizia fermando pm e giudici e anche se fosse possibile farlo servirebbe comunque la disponibilità di un nucleo di pm, cancellieri, giudici che si troverebbe ad affrontare una mole di lavoro difficilmente smaltibile anche lavorando h24. Chiudere tutto, infine, darebbe un messaggio fortemente negativo all’esterno che si potrebbe tradurre in una sorta di “liberi tutti” per chi avesse intenzione di commettere reati.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 06 marzo 2020
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