La videochiamata più bella del mondo

Sveva Luraschi lavora in rianimazione all'ospedale di Varese. Racconta la sua attività, le sue emozioni, le relazioni con i pazienti. Escono affreschi di profonda umanità

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Oggi mi hai emozionata. Senza esitazione, hai deciso di prendere il tuo cellulare, impacchettato più volte dentro la plastica, e farne uno strumento di bene. L’hai fatto passare prontamente nelle mani attente di una collega, dentro la zona rossa, e così hai permesso ad una paziente di rivedere i suoi familiari dopo un mese.

Solo il tempo di una videochiamata. Un gesto semplice, forse banale, di certo non scontato. Hai dato speranza ad una famiglia, gioia ad una paziente, un motivo a noi per festeggiare a fine giornata e continuare a lavorare senza sosta. Hai regalato, a noi e a lei, un istante di autentico “contatto umano” in mezzo a questa crudele ma necessaria segregazione.

Ho visto qualcuno applaudire, una collega prendere le distanze per l’emozione. Io, in quel momento, ho ringraziato di avere indosso la visiera già un po’ appannata. Lei, lei ha fatto un sorriso gigante; non l’avevo mai vista sorridere così.

Tu hai guardato il tuo gesto da lontano, in silenzio, poi hai chinato la testa e sei tornato subito al lavoro, come se nulla di sensazionale fosse successo. Altri pazienti di cui prendersi cura..

Grazie. Grazie per questa lezione di umanità.

Oggi ho visto l’uomo dietro l’anestesista, dentro il professionista, oltre la tuta d’astronauta. Grazie per aver reso possibile questa magia, mi è sembrata la videochiamata più bella del mondo.

Anche qui, anche attraverso la plastica, nonostante la fatica e lo sconforto.

È un privilegio lavorare, ogni giorno, al fianco di persone di questo valore oltre che di grande professionalità. Forse l’avrebbero fatto tutti, forse no. L’hai fatto tu. Ed è stato semplicemente toccante.

Oggi, probabilmente, non sono l’unica che si addormenta un po’ più leggera.

Sveva Luraschi lavora in rianimazione all’ospedale di Varese

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Pubblicato il 06 aprile 2020
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