Easyjet: “Se rimane la riduzione dei posti a bordo non voleremo in Italia”

La compagnia riparte dal 15 giugno sull'asse Nord-Sud Italia. "Valuteremo per le rotte internazionali" dice l'ad John Lundgren. Che intanto polemizza sugli aiuti di Stato alle compagnie nazionali e sulla limitazione dei posti anti-Coronavirus

Il nuovo Airbus A321 neo di Easyjet

Easyjet riparte dal 15 giugno con una serie di rotte sull’asse Nord-Sud Italia, ma intanto a livello europeo licenzia. E la compagnia protesta anche per gli aiuti di Stato concessi ad Alitalia, considerati distorsivi del mercato e per la limitazione dei posti a un terzo del totale, come misura di prevenzione anti-Coronavirus.

L’annuncio della ripartenza della compagnia risale a qualche giorno fa e ha creato grande attesa e interesse.

Sul Corriere della Sera Leonard Berberi ha intervistato Johan Lundgren, amministratore delegato di Easyjet, che ha spiegato tempi, modi e prospettive della ripartenza. «Il nostro approccio prevede una ripresa graduale in Italia, prima a livello domestico (inglesismo per rotte interne, ndr). Sulla base di valutazioni successive procederemo con le rotte internazionali».

Lundgren è tornato però nell’intervista anche ad un tema che sta a cuore alle low-cost: gli aiuti di Stato alle compagnie nazionali. È un tema che mette paradossalmente a rischio le low-cost, simbolo degli anni della globalizzazione e meno legate a specifici contesti nazionali. Nel sistema dell’aviazione, l’intervento di Stato non è un tabù, soprattutto ora: quando le cose vanno bene, le compagnie lavorano in un feroce sistema di concorrenza, guadagnano e danno posti di lavoro, quando vanno male (come ora, come dopo l’11 settembre) chiedono sostegno anche agli Stati.

Il punto, per Easyjet, è che gli aiuti di Stato devono essere rivolti a tutti.

Insomma i tre miliardi di euro ad Alitalia non le vanno giù…
«Non discuto la nazionalizzazione o meno della compagnia, è una decisione del governo. Ma la mia preoccupazione è che il supporto ad Alitalia si trasformi in favoritismo a danno degli altri vettori». (dall’intervista sul Corriere della Sera, qui)

Uno dei nodi è anche quello della tassazione aeroportuale:

«…chiediamo anche altri interventi per aiutare non singole compagnie, ma tutto il settore del trasporto aereo».
Cosa propone?
«Per esempio di ridurre la tassazione aeroportuale o di creare un fondo per gli aeroporti per incentivare le compagnie aeree a volare in Italia».

Nei giorni scorsi le compagnie lowcost si erano scagliate contro la “tassa d’imbarco”, considerata appunto anche distorsiva del mercato perché una quota delle risorse (che all’inizio dovevano andare tutte ai Comuni su cui insistono gli aeroporti) finiscono al fondo di solidarietà trasporto aereo, che di fatto “protegge” soprattutto i dipendenti di Alitalia (anche se non esclusivamente). In questo contesto, le compagnie vedono la tassa da 6,5 euro a passeggero come fumo negli occhi.
Altro tema resta il distanziamento a bordo, con riduzione dei posti a un terzo:

E se l’Italia dovesse prorogare il distanziamento anche dopo il 15 giugno?
«Vorrà dire che non voleremo da voi. Però credo sia dannoso per l’Italia, per la ripresa dell’economia, per il turismo. Il Paese rischia di restare indietro».

Nel frattempo Easyjet, a livello europeo, prevede una riduzione del personale fino al 30% dei suoi addetti, a seguito del taglio dei voli e del calo della domanda. La compagnia comincerà le consultazioni coi lavoratori sui tagli nei prossimi giorni, secondo quanto riporta una nota. EasyJet ha circa 15.000 addetti, il che suggerisce che 4.500 posti sono a rischio.

Va ricordato comunque che Malpensa è una delle basi principali a livello europeo di Easyjet, che qui ha investito in maniera stabile con il centro di addestramento piloti completato nel 2019, riattivato nei giorni scorsi dopo lo stop per la fase di lockdown dell’emergenza Covid.

di roberto.morandi@varesenews.it
Pubblicato il 28 Maggio 2020
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