Prima fannulloni, oggi eroi. La Funzione pubblica presenta il conto alla politica

Mancati investimenti, blocco dei contratti e assenza di turnover. Il sindacato di categoria rivendica la normalità per un settore che negli anni è stato abbandonato a se stesso

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Bollati come fannulloni, lasciati per anni senza turnover e con il contratto perennemente bloccato. Oggi sono acclamati come eroi. I dipendenti pubblici sono passati dalle stalle alle stelle a causa del coronavirus,  ma c‘è voglia di normalità. E la ragione la spiegano bene i tre segretari territoriali dei sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil che rivendicano quanto è stato negato loro per almeno un decennio.
Il Primo Maggio in piena emergenza da coronavirus è dunque dedicato al lavoro pubblico, ovvero ai tanti medici e infermieri, forze dell’ordine, addetti alle pulizie e alle mense e a tutti quei lavoratori del pubblico impiego che hanno combattuto in prima linea per arginare il contagio da Covid-19 e garantire i servizi ai cittadini, pagando in molti casi un prezzo altissimo.

«Il Primo Maggio – spiega Lorenzo Raia segretario provinciale della Uil Fpl – ci invita a riflettere sulle motivazioni che ci hanno fatto trovare in una situazione così difficile da gestire per il nostro paese. Superata questa emergenza, il mondo del lavoro deve riappropriarsi di aggettivi importanti, quali sicuro e dignitoso, e riconquistare diritti fondamentali dei lavoratori, tra cui la sicurezza. E per farlo servono massicci investimenti. I cittadini stanno provando ora e sulla propria pelle quanto sia importante avere una pubblica amministrazione in grado di dare servizi capillari ed efficienti. Questo paese non ha bisogno di eroi ma di persone normali».

I rappresentanti sindacali della funzione pubblica oggi possono togliersi molto più di un sassolino dalla scarpa. Il clima che hanno dovuto subire negli ultimi anni non è stato dei migliori e quella normalità invocata oggi è legittimata dai fatti e anche da una reputazione ritrovata. «Rispetto agli investimenti in sanità siamo sotto la media europea – aggiunge Nunzio Praticò segretario della Cisl Fp dei laghi -. Eppure siamo riusciti a contenere la pandemia grazie ai nostri lavoratori della sanità che hanno dato prova di professionalità, umanità e senso del dovere permettendoci di colmare quel gap. Questo Primo Maggio è una frattura rispetto al passato e ci deve far pensare sui tempi di risposta che il nostro sistema ha avuto sul welfare territoriale e nazionale. La sanità è materia concorrente tra Stato e Regioni, il risultato è stata una disomogeneità di interventi che nella fase più drammatica della pandemia ha mostrato tutta la sua fragilità e inefficienza».

Al centro della critica c’è dunque un sistema sanitario che anno dopo anno è stato sottratto al pubblico e impoverito per essere appaltato ai privati in nome di una maggiore efficienza e risparmio. L’emergenza scatenata dal coronavirus, secondo i sindacati, avrebbe invece dimostrato che le politiche dei tagli alla spesa sanitaria negli anni hanno azzoppato il sistema pubblico e peggiorato la qualità del servizio senza peraltro fermare la crescita del debito pubblico.
«Avevamo bisogno di mettere al centro di questo Primo Maggio i lavoratori del pubblico impiego –  sottolinea Gianna Moretto segretario Fp Cgil– perché  abbiamo vissuto con loro questo terribile momento caratterizzato dalla mancata prevenzione e dalla sottovalutazione, basti pensare al fatto che molti lavoratori della sanità erano senza dispostivi di protezione individuale. Potevamo evitare questo danno sociale, economico e per qualcuno, purtroppo, anche personale se la politica non avesse smantellato il sistema di prevenzione. È ora di essere adulti e fare delle scelte. Siamo stati rassicurati che se ci ammaliamo possiamo affidarci al nostro sistema pubblico. Non è fortuna, ma una scelta precisa che sta scritta nella nostra costituzione e per essere attuata dipende dalla nostra capacità di attivarla. Ognuno di noi dovrebbe fare un patto con  se stesso: mai più cittadini timorosi, ma cittadini che vigilino».

Primo Maggio: “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it

Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.

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Pubblicato il 01 Maggio 2020
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