La scuola Cantoni replica alle associazioni anti-bluetooth: “Braccialetti innocui”

La dirigenza della scuola castellanzese che aveva lanciato l'idea dei braccialetti elettronici per il distanziamento dei bambini, replica alle critiche di alcune associazioni contro l'elettrosmog

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(nella foto il braccialetto messo a punto dall’Istituto Italiano di Tecnologia)

Con riferimento all’articolo comparso su VareseNews lo scorso 11 maggio 2020 intitolato “No ai guinzagli elettronici per bambini” «La direzione della Scuola Materna E. Cantoni di Castellanza ci tiene a prendere le distanze dal contenuto diffamatorio ed erroneo in esso rappresentato». La posizione di alcune associazioni contro l’elettromagnetismo era stata espressa in seguito ad un precedente articolo in cui la scuola Eugenio Cantoni aveva parlato dell’ipotesi di utilizzo di braccialetti bluetooth per i bambini.

Senza alcun confronto o contatto con i diretti interessati, i rappresentanti delle associazioni firmatarie dell’articolo giungono a conclusioni del tutto estemporanee: l’idea di un dispositivo (poiché ancora di “idea” si tratta) finalizzato alla sicurezza dei bambini e alla garanzia per i genitori è stata associata all’immagine di un guinzaglio elettronico argomentando circa eventuali complicazioni psicologiche che, nelle parole degli autori, sono equiparate ad una “bomba ad orologeria” per l’autostima dei bambini.

Il tutto, invero, malcela il pretesto per spostare l’attenzione del lettore sull’aspetto più tecnologico della questione, più avvezzo agli autori, circa le “influenze maligne” della tecnologia Bluetooth. Si snocciolano così, in poche righe, argomenti di sicuro impatto mediatico: “stress ossidativo”, “alterazioni morfologiche”, “danni al DNA”, “sterilità” ecc…

Non è certamente questa la sede per mettere in discussione le convinzioni e le convenzioni che, in questo campo, ognuno è libero di seguire, tuttavia un attacco così deciso associato al nome della nostra scuola non può passare inosservato.

I dispositivi di cui si tratta, solo impropriamente definiti braccialetti, (poiché ad oggi non si ha certezza della forma finale in cui verranno eventualmente implementati), a dispetto di quanto argomentato, non sfrutteranno la tecnologia Bluetooth o Wi-Fi, ma si baseranno su protocolli proprietari wireless che nulla condividono con le altre tipologie di reti oggi presenti in ogni ambiente, anzi sono volutamente differenti da quest’ultime proprio per evitare possibili interferenze che ne comprometterebbero l’uso. E tuttavia la tecnologia Bluetooth non è questo demone che si vuole descrivere.

I nostri orologi, gli auricolari e ogni sorta di accessorio tecnologico ha, per definizione, una portata di operatività non più ampia di 10metri. Nel caso che ci occupa, il dispositivo smart di cui si sta parlando deve poter operare nel raggio di un solo metro (limite di distanziamento imposto dai regolamenti governativi) e dunque con una potenza di funzionamento ridotta ad un decimo della normale tecnologia Bluetooth.

Così scrive Alessandro Polichetti, primo ricercatore e componente del Centro Nazionale per la protezione dalle radiazioni dell’Istituto Superiore di Sanità: “ […] Per quanto riguarda gli effetti conosciuti riguardanti i campi elettromagnetici, gli smartwatch, al pari dei telefoni cellulari, possono dunque essere considerati sicuri.” (fonte: www.fondazioneveronesi.it).

Lasciando i tecnicismi a chi di dovere, basterà pensare che tale tecnologia oggi tanto bistrattata è la medesima che trovasi implementata nei seggiolini anti-abbandono saltati all’onore delle cronache per la loro irreperibilità piuttosto che per la loro connettività bluetooth allo smartphone dei genitori. Quale aberrazione sarebbe quella di impedire ai bambini di indossare un dispositivo lampeggiante dopo essere giunti alla scuola comodamente adagiati sui loro costosissimi e tecnologici seggiolini bluetooth?

E’, invero, la medesima tecnologia che è indubbiamente presente ed attiva sullo stesso dispositivo usato dai detrattori dell’argomento per scrivere ai giornali, ed essi stessi, pena il diventare “i bruti omerici del Poeta Toscano”, avranno pur a disposizione, nell’era moderna, strumenti di tecnologia che superano di gran lunga il telefono a disco della “SIP”.

Eppure costoro dichiareranno di tenere ogni loro dispositivo relegato nell’angolo più polveroso della propria scrivania o di farne solo un uso sporadico e responsabile, al pari di quanto faceva un certo Zeno con il tabacco: oggi 11 maggio 2020 U.T. (ultima telefonata).

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 14 Maggio 2020
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