Massima vigilanza su musei e archivi. E crollano i furti anche di opere in ambito privato

I dati del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri: i furti di beni culturali si riducono del 57%

carabinieri nucleo tutela patrimonio culturale

Crollano i furti di opere d’arte in luoghi privati e si azzerano del tutto quelli in mostre, gallerie e negozi di antiquariato.  Sono i dati del bimestre marzo-aprile 2020, divulgati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale che ha sede a Monza.

Rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, i furti di beni culturali si riducono del 57%.

I Carabinieri del Nucleo TPC di Monza già da marzo avevano dato impulso all’attività preventiva, aumentando i controlli a musei, biblioteche e archivi, alle aree archeologiche e alle zone tutelate da vincoli paesaggistici e monumentali. Nel periodo di lockdown, i militari dello specifico reparto hanno anche verificato il rispetto delle disposizioni governative sulla chiusura degli esercizi di commercio di antiquariato, senza rilevare alcuna infrazione.

Oltre 800, inoltre, sono stati i beni controllati nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma: si tratta di opere d’arte, reperti archeologici, beni archivistici e bibliografici, posti in vendita da privati attraverso siti internet.

Sul piano repressivo, i Carabinieri del TPC lombardo hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria venti persone, responsabili di aver violato le norme del Codice Penale e quelle che tutelano il patrimonio culturale nazionale (Codice dei beni culturali e del paesaggio D.Lgs. 22 gennaio 2004, n.42): nella maggior parte dei casi si tratta di reati di ricettazione di opere di provenienza illecita e contraffazione di dipinti di arte moderna e contemporanea.
Le attività di polizia giudiziaria hanno consentito di sequestrare cinque beni d’antiquariato illecitamente sottratti per un valore economico stimato in € 100.000 e quattro opere d’arte contraffatte che, qualora immesse sul mercato come autentiche, avrebbero potuto fruttare € 50.000.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 maggio 2020
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