“Passione sportiva e gestione da azienda”: la ricetta di Basso per rilanciare il ciclismo

Il campione di Cassano gestisce una squadra insieme ad Alberto Contador: "Ci prepariamo a una stagione di 16 mesi, importante coinvolgere gli investitori. Il Giro 2020 è cruciale per il rilancio dell'Italia"

ivan basso ciclismo

«Il tempo della ripartenza è quello in cui è necessario fare sacrifici e in cui vanno dimenticati i privilegi. È un momento nel quale mi sembra intelligente guardare in due direzioni: verso i più anziani che hanno maturato esperienze difficili in passato e verso i bambini i quali, invece, sono il simbolo dell’energia. Se si è in grado di cogliere questi spunti, si è già sulla buona strada».

Parole rotonde, pedalate, attente quelle di Ivan Basso: il campione di Cassano Magnago, 42 anni e due Giri d’Italia vinti, si affaccia alla “Fase 2” dopo il lockdown con la responsabilità del manager sportivo: da qualche stagione infatti Basso affianca Alberto Contador (e il fratello di quest’ultimo, Fran) alla guida del team Kometa Xstra, squadra di affiliazione spagnola che ha già lanciato diversi giovani nel grande ciclismo. Un incarico di primo piano, che gli ha fatto maturare una solida esperienza dirigenziale accanto a quella, enorme, di sportivo. Ed è a questi due piani che Ivan guarda in vista della ripartenza.

Nelle scorse settimane l’abbiamo vista impegnata sui rulli, insieme a tanti “grandi” del passato, per disputare il Giro d’Italia Virtual nella categoria “Legend”. Un bell’allenamento in tempi di “reclusione” in casa.

«L’attività indoor è servita per allenarsi ma anche per ritagliare momenti di buonumore: andare in bici dà benessere, migliora l’autostima e il proprio equilibrio psicofisico. Quando parlo di buonumore, però, non voglio sembrare irrispettoso del momento: so bene che tanta gente ha sofferto e faticato, e da qui in avanti dovrà affrontare periodi difficili. Per gli appassionati come me, usare i rulli è stata una forzatura che però ha reso più piacevole la quarantena. In questo periodo inoltre, questo strumento è stato scoperto da una fascia più ampia di sportivi: molti giovani hanno iniziato a utilizzare i rulli, cosa che prima non facevano, e anche persone in là con gli anni hanno potuto scegliere questa opzione. Sul Giro Legend la cosa migliore è stato il lato benefico: io ho messo in palio le mie maglie rosa che hanno fruttato circa 4.000 euro e in tanti hanno usato questo canale per fare del bene. Mi ha fatto piacere».

Ora siamo entrati nella “fase 2” e anche il mondo del ciclismo è chiamato a progettare il futuro. A che punto eravate quando tutto si è fermato? E qual è la ricetta per ripartire?

«A febbraio c’erano tutti i presupposti per disputare un ottimo 2020 e per iniziare anche l’anno successivo in modo energico. L’idea del team era (ed è) quella di crescere: dopo tre stagioni in cui siamo stati una delle migliori Continental al mondo, sia per risultati sia per il lancio di atleti nelle categorie superiori, ci stavamo preparando a diventare una formazione Professional, quelle che possono ricevere gli inviti per i grandi giri e le maggiori classiche. C’erano già buone garanzie a livello economico e avevamo ricevuto aperture interessanti da alcuni nuovi sponsor. Ora dovremo ricominciare e lo faremo; la mia percezione è positiva perché tutto il sistema ha voglia di ripartire. Sarà però necessario che le squadre abbiano un piano che sia sportivo ma anche manageriale: credo che la soluzione sia quella di avere il giusto mix tra le qualità di un’azienda e quelle di una società sportiva. Tornando al presente, come squadra stiamo ragionando a una stagione di sedici mesi: un unico progetto che va dall’agosto 2020 al  dicembre 2021. Sarà lunga, ma sono convinto che nelle difficoltà è comunque possibile trovare le opportunità da cogliere».

ivan basso ciclismo cannondale 2014
Basso ai tempi della Cannondale

Secondo lei quindi, il legame tra sport ed economia è sempre più importante? Due mondi che possono andare di pari passo ed essere “motori” della rinascita?

«Lo sport è amore, istinto, passione; l’economia è la capacità di far quadrare i conti e organizzare ogni impresa nel modo più oculato. Io credo che le due cose, insieme, possano aiutare questa ripartenza. È necessario che le squadre sportive, quelle ciclistiche, si diano un taglio manageriale e condividano le scelte con chi investe soldi al loro interno; allo stesso tempo, le aziende possono trarre beneficio dallo spirito che si respira all’interno di un team di atleti che lavorano per i loro obiettivi».

Il ciclismo resta poi una disciplina speciale, per via delle sue caratteristiche.

«Parliamo di uno sport popolare, che passa sulla porta di casa e che in genere unisce i tifosi al posto di creare divisioni. Porta la gente anche in posti lontani, talvolta impervi, per assistere alle gare ed è un enorme volano a livello promozionale. Su quest’ultimo aspetto è cruciale che si disputi il Giro d’Italia anche in questo 2020: tutto il nostro Paese può trarre beneficio dalla corsa rosa, perché rappresenta una grande vetrina per il turismo, la cultura, la storia. Nello sport l’Italia ha tre colori: l’azzurro delle nazionali, il rosso della Ferrari e il rosa del Giro: in questo periodo così particolare, la corsa a tappe può rafforzare la nostra immagine in tutto il mondo».

Sempre parlando di corse, ma venendo a casa nostra, cosa ne pensa dell’unificazione di Tre Valli, Bernocchi e Agostoni in una singola gara per il 2020?

«Nel 2020 è importante che tutti facciano squadra: è il momento di unirsi, di tendere la mano e aiutare anche chi è in difficoltà, di fare in modo che le corse vengano salvate così che poi si torni al calendario normale nelle stagioni successive. In quest’ottica dare vita al “Grande Trittico Lombardo” mi sembra una scelta intelligente e utile per le singole organizzazioni e per tutto il movimento».

Oltre a pedalare, intanto, ha scoperto una nuova passione: la corsa a piedi.

«Il podismo è uno sport che in passato non ho mai potuto praticare perché rischiava di essere traumatico, però mi appassiona. Ora esco quasi tutti i giorni, corro tra i 10 e i 18 chilometri e mi diverto: è un tipo di attività che mi ricorda quella delle cronometro, perché se spingi troppo forte rischi di andare fuori giri, se rallenti potresti non recuperare. Quando corri a piedi devi tirar fuori tutto, ci sono sfumature che mi riavvicinano al ciclismo».

di damiano.franzetti@varesenews.it
Pubblicato il 20 Maggio 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Giovy Milano

    Basso che insegna ai ragazzi e dirige una scuola ciclismo è paragonabile ad un vampiro che lavora in ospedale,ad arsenio lupin allo sportello della banca.In italia l’etica sportiva ha superato la soglia del ridicolo…Tutti giorni vediamo in tv l’agiografia di truffatori di questo sport che hanno umiliato la passione di tanti giovani e di tanti tifosi, ora ci mancava l’ipocrisia di Varesenews…Almeno un link a wikipedia su chi è stato Ivan Basso lo potevate mettere….Peccato.

    1. Damiano Franzetti
      Scritto da Damiano Franzetti

      Su Ivan Basso ognuno ha il diritto di pensarla come vuole, e ci mancherebbe altro, al di là del fatto che non “insegna ai ragazzi e dirige una scuola ciclismo”, visto che è manager di una squadra Continental (di fatto professionistica).
      Non credo invece sia il caso di tacciare VareseNews (e me, che ho realizzato l’intervista) di ipocrisia, visto che seguimmo e narrammo da vicino tutta la vicenda sportiva, umana e giudiziaria di Basso, senza nascondere notizie o raccontare frottole.
      Damiano Franzetti

      1. Scritto da Giovy Milano

        Guardi Franzetti, accolgo con piacere la sua replica confermandole che la mia considerazione riguardava il singolo articolo e non la sua storia professionale che colpevolmente non conosco, come peraltro l’archivio di Varesenews. Il mio invertendo era semplicemente lo sfogo provocato dal disgusto di vedere ancora assurgere, seppure a latere, alle cronache del 2020 personaggi che speravamo consegnati all’oblio della coscienza sportiva pur nel rispetto della loro vicenda umana.Cordialmente.

Segnala Errore

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.