Quattordici arresti per corruzione e reati fiscali, alcuni anche nel Varesotto

L'operazione condotta dalla Guardia di Finanza del capoluogo lariano è la prosecuzione dell'indagine che aveva portato nel giugno 2019 all'arresto del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Varese Roberto Leoni

Quattordici persone sono state arrestate per reati contro la Pubblica amministrazione nel corso di una vasta operazione condotta nella notte e alle prime luci dell’alba dalla Guardia di Finanza di Como. I provvedimenti di fermo sono a carico anche di alcuni residenti in provincia di Varese, oltre che nel Comasco. Due degli arrestati sono stati condotti in carcere, gli altri sono stati posti ai domiciliari.

L’operazione – denominata “Orazio” – è stata coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica di Como.

In carcere sono finiti una professionista dello studio commercialistico Pennestrì di Como ed un funzionario della Agenzia delle Entrate di Como. Tra le 12 persone agli arresti domiciliari, un ex dirigente della Agenzia delle Entrate di Como, un ex dirigente della Agenzia delle Entrate di Milano, 9 professionisti ed un imprenditore.

I reati contestati sono quelli corruzione (a carico di 13 degli indagati), emissione ed utilizzo di fatture a fronte di operazioni inesistenti per oltre 280.000 euro (a carico di una indagata), abuso d’ufficio e rivelazione di segreti di ufficio, nonché favoreggiamento (nei confronti di uno degli accusati).

I destinatari delle misure cautelari sono accusati di 16 episodi di corruzione.  La Procura della Repubblica ha contestato inoltre altri sei episodi di corruzione per i quali il Giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato la sussistenza di esigenze di misura cautelari.

I contribuenti (sia persone fisiche che giuridiche) che hanno beneficiato degli accordi corruttivi  contestati dalla Procura di Como sono 37.

L’operazione Orazio è la prosecuzione di una precedente indagine culminata negli arresti a giugno 2019 -dell’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle entrate di Como (e da poco dirigente dell’Agenzia delle entrate di Varese) Robe rto Leoni, di Stefano La Verde, già capo team dell’Ufficio legale, del titolare del 33,33% del capitale sociale della Tintoria Butti di Como (quale corruttore destinatario della misura cautelare della custodia agli arresti domiciliari), e dei due titolari (padre e figlio) dello studio commercialista Pennestrì di Como (quali mediatori della corruzione destinatari della misura della custodia cautelare in carcere).

L’ulteriore sviluppo delle indagini è scaturito proprio dalle dichiarazioni rese da Leoni e La Verde, già giudicati per i precedenti reati con sentenza di condanna alla pena di 4 anni di reclusione (Leoni) e 4 anni e 8 mesi di reclusione (La Verde).

Questi hanno fornito elementi indiziari significativi su sistemi di corruzione consolidati che duravano nella provincia comasca e da almeno 10 anni e che si stavano instaurando anche nel Varesotto.

Una piaga che si stava espandendo nel Varesotto

«Abbiamo avuto certezza di un vero e proprio sistema corruttivo su Como che si stava impiantando anche su Varese con il trasferimento di Leoni – ha detto il sostituto procuratore –  Un quadro molto allarmante che evidenzia esiste una domanda di evasione delle tasse sul territorio. Il sistema esisteva da prima dell’arrivo di Leoni a Como nel 2017, era già attivo con la presenza di La Verde ma si è ampliato notevolmente con il favore di Leoni. Lo studio Pennestrì era la punta di questo sistema ma l’indagine ha dimostrato che c’è una ’era una moltitudine di studi che faceva o è disposta a farelo stesso, ottenendo illeciti risparmi di imposta per i propri clienti attraverso il pagamento di tangenti, demandando la redazione dei ricorsi e la favorevole definizione delle pratiche a pubblici funzionari corrotti, privilegiando il ricorso a tali accordi illeciti rispetto all’instaurazione di un corretto contraddittorio con l’Erario. Un’attività che si configura anche come concorrenza sleale ai danni di altri studi professionali che non hanno fatto ricorso a pratiche corruttive».

Gli episodi cdi corruzione riguardanti l’ex direttore Leoni e La Verde sono stati caratterizzati dal versamento di somme in favore dei due pubblici ufficiali (in cinque dei reati contestati attraverso l’intermediazione di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Como in servizio nonché di un ex dirigente dell’Agenzia delle Entrate di Como) da parte dei professionisti indagati in cambio di provvedimenti favorevoli per i clienti, come la cessazione di verifiche fiscali in corso o la mancata estensione della verifica tributaria ad altre annualità, la rideterminazione di rilievi e sanzioni con conseguente indebita riduzione del debito erariale, l’annullamento in autotutela di avvisi di rettifica e liquidazione.

In particolare sono contestati a La Verde la predisposizione di atti di mediazione e conciliazione con i contribuenti con i quali le contestazioni tributarie e conseguenti pretese di pagamento dell’Agenzia venivano indebitamente ridotte;  atti di annullamento in autotutela dei provvedimenti della Agenzia delle Entrate; ricorsi ed atti di impugnazione dinanzi alle Commissioni Tributarie (per conto dei professionisti corruttori e da questi formalmente firmati e presentati) contro provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate quali avvisi di accertamento, rettifica e liquidazione finalizzati ad ottenerne l’annullamento e conseguenti, e atti di conciliazione stragiudiziale che consentivano indebiti risparmi per i contribuenti.

La Verde inoltre partecipava alle udienze quale funzionario delegato a rappresentare l’Agenzia delle Entrate di Como, nel corso delle quali gli interessi dell’Erario non venivano adeguatamente tutelati; gli viene inoltre contestata la mancata impugnazione avverso le decisioni della Commissione Tributaria che aveva accolto i ricorsi dei contribuenti da lui stesso predisposti e la sollecitazione nei confronti di altri Funzionari della Agenzia delle Entrate perché concludessero atti di mediazione con i contribuenti che prevedessero significative ed indebite riduzioni della pretesa erariale.

Le tangenti sono state, in alcuni episodi corruttivi, occultate tramite operazioni fraudolente di registrazione di emissione ed utilizzo di fatture a fronte di operazioni inesistenti rese possibili dalla disponibilità dei legali rappresentanti di associazioni sportive emittenti le fatture ad effettuare le retrocessioni di denaro in contante su richiesta dei professionisti dello studio Pennestrì.

Tangenti per 280mila euro, due milioni sottratti all’Erario

I reati contestati coprono un arco temporale dal 2012 al 2019. L’ammontare selle somme erogate per corrompere i pubblici ufficiali e remunerare gli intermediari è pari a circa 280.000 euro. Il risparmio erariale ottenuto dai contribuenti grazie agli atti corruttivi dei professionisti indagati è stato di circa 2.160.000 euro.

Agli arresti domiciliari è finito anche l’ex capo settore gestione delle risorse, amministrazione del personale, contenzioso e disciplina dell’Agenzia delle Entrate di Milano per indebita rilevazione di segreti di ufficio e favoreggiamento. Questi è accusato di aver rivelato a Roberto Leoni l’esistenza di un procedimento penale a suo carico pendente presso la Procura della Repubblica di Como a seguito delle dichiarazioni rese da un Funzionario della Agenzia delle Entrate di Como.

Si procede nei confronti dell’ex dirigente per abuso in atti del proprio ufficio, per avere istigato Leoni e La Verde a concludere una mediazione con la quale l’originaria pretesa erariale indicata negli accertamenti per complessivi euro 227.148,85 veniva indebitamente ridotta in favore di contribuenti patrocinati da un suo parente.

Le dichiarazioni di La Verde e Leoni sono state riscontrate sia da intercettazioni telefoniche, tabulati telefonici, messaggi (mail, whatsapp), documentazione cartacea ed informatica che hanno ricostruito i contatti diretti con i corruttori, sia dai documenti acquisiti presso l’Agenzia delle Entrate di Como che hanno consentito di identificare le pratiche oggetto degli accordi corruttivi e ricostruire gli atti contrari posti in essere dai due. Molti degli epidosi, inoltre hanno trovato riscontro in un quadernetto dove Stefano La Verde teneva traccia degli accordi corruttivi che lo hanno visto coinvolto, con l’elenco dei professionisti che lo retribuivano e  l’indicazione delle somme percepite.

L’operazione prosegue e in queste ore sono in corso ulteriori perquisizioni.

Il procuratore Nicola Piacente ha voluto sottolineare il contributo fornito all’indagine dalla Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate nell’ambito dell’attività di Audit effettuata presso la sede di Como: «Va rammentato che questa indagine si è generata e sviluppata grazie alla iniziativa ed alla sensibilità istituzionale di alcuni funzionari della Agenzia delle Entrate che hanno deciso di segnalare la gestione anomala di alcune pratiche – ha detto il Procuratore in conferenza stampa – E voglio manifestare anche sincero apprezzamento per il grande sforzo investigativo ed organizzativo profuso, nonostante l’attuale emergenza sanitaria, dalla Guardia di Finanza nello svolgimento di indagini di particolare complessità, nonchè nell’assicurare puntuale adempimento alle deleghe di questa Autorità Giudiziaria, nell’esecuzione dei provvedimenti cautelari richiesti».

LA PRECISAZIONE DELL’AGENZIA PER LE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate precisa che si tratta del prosieguo dell’indagine avviata lo scorso anno in seguito ad una segnalazione di dipendenti dell’amministrazione stessa. L’Agenzia assicura che la collaborazione è proseguita in questi mesi e che continuerà per aiutare gli inquirenti ad acquisire elementi utili a fare luce sulla vicenda, anche con riferimento agli altri indagati.

L’Agenzia delle Entrate ha disposto il provvedimento di sospensione obbligatoria del dipendente e provvederà ad attivare il previsto procedimento disciplinare ed è pronta ad assumere ulteriori misure, sanzionatorie e risarcitorie, a tutela della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori che operano onestamente e dell’immagine dell’Amministrazione finanziaria.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Maggio 2020
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  1. Scritto da carlo196

    Ben venga l’azione penale per i corrotti ma spero anche che l’Erario riesca a recuperare il maltolto dalle tasche di chi ha ricevuto e da quelli che hanno evaso grazie ai cosiddetti “servitori” (indegni) dello Stato. Per certi reati oltre alle pene detentive occorre svuotare i portafogli indegnamente riempiti.

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