Ultima chance per la movida varesina: “Se non si rispettano le regole, bar chiusi alle 22”

Convocato un tavolo urgente con forze dell'ordine ed esercenti. Entro la metà della prossima settimana una proposta di piano per la sicurezza dai rappresentanti dei pubblici esercizi

Generico 2018

(Via Cavallotti nella notte di venerdì – foto di un lettore)
Sembrava passato con tranquillità la prima serata nel primo weekend della “fase 2” nella movida varesina: le prime segnalazioni degli esercenti erano ottimiste sulla situazione, gli appelli sembravano essere stati raccolti: non solo dagli esercenti ma anche dai giovani clienti. Poi è arrivata la notte, e le foto di una situazione assai degenerata, soprattutto in strada.

Così il comune ha irrigidito di nuovo le sue posizioni: se la situazione della movida sarà la stessa di venerdì notte verranno emessi provvedimenti più restrittivi, che potrebbero arrivare anche alla chiusura dei locali alle 22.

I controlli delle forze dell’ordine saranno presenti anche stasera e domani ma a tutti è stata chiesta la massima collaborazione, esercenti e clienti, perchè le norme di sicurezza vengano rispettate.

All’incontro via web hanno partecipato, oltre all’amministrazione comunale, anche i rappresentanti dei pubblici esercizi e le forze dell’ordine. Venerdì la situazione della movida è stata tranquilla fino a circa le 22, dopo quell’ora le situazioni di assembramenti sono state troppo frequenti, costringendo le forze dell’ordine ad un continuo lavoro di segnalazione e sanzionamento.

«Non possiamo permetterci di rivedere scene come quelle che si sono verificate a tarda notte venerdì. Tutti devono rispettare le regole»: questo è il concetto che hanno condiviso  tutti i partecipanti alla riunione. Entro la metà della prossima settimana i rappresentanti dei pubblici esercizi si sono impegnati a elaborare una proposta di piano per la sicurezza per la gestione delle aree critiche che verrà poi valutato insieme a tutti i componenti del tavolo per i pubblici esercizi.

Quella di sabato pomeriggio è stata dunque una riunione per sensibilizzare al rispetto delle norme ma dalle parole di tutti è emerso forte e chiaro che la situazione deve cambiare già da stasera.

«O si cambia o ci si ferma di nuovo – hanno spiegato il sindaco Galimberti e il vicesindaco Zanzi– Non ci si può dimenticare che il virus sia ancora con noi dopo aver bevuto un paio di spritz. Non possiamo però nemmeno pensare di militarizzare un’intera area della città dislocando centinaia di agenti, togliendoli magari da altri compiti più importanti, solo per controllare la movida. Quello che è certo è che nessuno vuole che Varese torni alla fase 1. Le conseguenze sarebbero drammatiche per la nostra economia. Ma la fase 2 vuol dire attenzione e responsabilità. Se non si riescono ad avere queste due cose saremo costretti ad essere più rigidi e far chiudere i locali già alle 22. O rispettiamo le regole tutti insieme o non ne usciremo».

Le “minacce” di sindaco e vicesindaco sono peraltro in linea con quello che poco dopo ha confermato il presidente della regione Attilio Fontana: «Dopo aver visto nelle ultime ore le foto, i video e le notizie riguardanti assembramenti e movida in diversi comuni lombardi – ha dichiarato Fontana – Mi appello ai Prefetti e ai Sindaci della nostra regione affinché usino, dove serve, il massimo del rigore, anche attraverso l’utilizzo della Polizia locale e delle forze dell’ordine e l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge, come la riduzione dell’orario di apertura e la chiusura».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2020
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    Non è solo la movida…a me sembra che le ultime generazioni siano state cresciute con la consapevolezza di potersi permette di non addossarsi nessuna responsabilità e di vivere nell’opportunismo più sfrenato…frutto anche di una classe genitoriale composta più da vuoto che da sostanza.
    Fatevi un giro il sabato pomeriggio nella zona industria di Tradate…troverete un bel gruppetto di giovani con le moto tutti riuniti che fanno un pò di casino (fin qui nulla di male) e ZERO mascherine. Poi questi tornano a casa o magari vanno dai nonni e la frittata è fatta.

  2. Scritto da Giorgio Martini Ossola

    Il divario sociale tra chi amministra denaro pubblico e chi lavora ha ormai raggiunto livelli incolmabili,invece di aiutare chi è in difficoltà,dall’inizio di questa emergenza non si registrano altro che minacce e ultimatum da parte di chi dovrebbe rendere la vita dei commercianti la meno difficoltosa possibile. Plexiglass,mascherine,distanziamenti,riduzioni della clientela e sanificazioni,ma qualcuno ha idea di cosa voglia dire lavorare e fare impresa? Se si aprono i locali va messo in conto che ci si deve prendere dei rischi.

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