Poco contagiati e ancor meno contagiosi: i bambini e la riapertura delle scuole

Anche il prof dell'Università dell'Insubria Domenico Cavallo nel team del virologo Guido Silvestri che ha indagato il rapporto tra Covid19 e bambini

Generico 2018

I bambini hanno scarsa possibilità sia di contrarre che di trasmettere l’infezione da Sars-Cov2 o coronavirus. I dati suggeriscono quindi la scarsa efficacia della chiusura delle scuole nel contenimento del contagio“.
Lo afferma un pool di medici, docenti e ricercatori capitanati dal virologo Guido Silvestri (docente alla Emory University di Atlanta, Usa) nella sua rubrica social “Pillole di ottimismo” sulla base di una sovrapposizione di dati e indagini sul tema, già pubblicate su diverse riviste scientifiche in diverse parti del mondo.
Al lavoro di indagine ha partecipato anche il prof Domenico Cavallo (docente di Medicina del Lavoro dell’Università dell’Insubria), che ha offerto il suo supporto con riferimento ai rischi di contagio per i docenti e altri operatori della scuola.

“Abbiamo analizzato i dati raccolti in diverse parti del mondo e ne abbiamo pubblicato i risultati non per proporre soluzioni al tema riapertura delle scuole ma per dare elementi scientifici in più a chi deve decidere in materia”, spiega Cavallo. “Contrariamente ad altre patologie infettive per cui la vita per sua natura promiscua dei bambini negli asili e nelle scuole primarie rappresenta un grande pericolo di contagio, per il coronavirus non funziona così. I bambini difficilmente lo contraggono e ancor più raramente ne diventano vettori proprio perché la carica virale in loro rimane bassa. Non significa che il rischio sia nullo, ma a livello epidemiologico il loro coinvolgimento è davvero molto marginale. E di conseguenza la chiusura delle scuole risulta scarsamente efficace”.

Come evidenziato dalle associazioni dei Pediatri di ogni nazione, il lockdown con conseguente chiusura di asili e scuole per lungo tempo, ha fatto emergere, oltre a un inevitabile ritardo didattico, manifestazioni di disagio psicologico preoccupanti, effetto della prolungata mancanza di occasioni educative e di tempi adeguati di socializzazione – si legge nella premessa del report pubblicato – Secondo l’American Academy of Pediatrics il ritorno a scuola è necessario per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini e dei ragazzi, per attenuare, se non eliminare, le differenze socio-economiche dell’ambiente di provenienza ed evitare l’enorme disparità di accesso alle metodiche di didattica a distanza tra gli alunni, in modo particolare per gli alunni con disabilità“.

Per arrivare a queste conclusioni il lungo post cita diversi studi,  tra cui quello condotto da Robert Cohen, infettivologo pediatrico presso l’ospedale di Créteil e vicepresidente della Società pediatrica francese nella regione di Parigi su oltre 600 bambini di una delle regioni francesi più colpite. La conclusione è stata che “i bambini sono meno portatori, sono meno contagiati” e che “sono meno pericolosi per i loro nonni rispetto ai loro genitori”.

Lo studio cita anche le soluzioni adottate negli altri paesi europei che hanno già riaperto le scuole, inclusa la vicinissima Svizzera, auspicando che si possa dare priorità alla scuola, con nuovi investimenti per poter riaprire in presenza per tutti gli studenti e in sicurezza “dotandosi di un piano flessibile, che possa evolvere con l’andamento degli studi su Covid-19 e bambini, capace cioè di adattarsi velocemente alle nuove conoscenze e agli eventi”.

Così i bambini sono tornati in classe sereni in Canton Ticino

 

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Pubblicato il 12 giugno 2020
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