“Un anno fa uscivo dal carcere. Il virus mi ha fermato di nuovo, ma ora riparto”

Il racconto di D.L.B.: "Se tutto andrà secondo i piani, fra poco dovrei riprendere il lavoro. Non sono da solo ad aver vissuto questa terribile attesa, capisco l'angoscia di chi si è trovato con il negozio chiuso, la cassa integrazione, le giornate vuote"

Memoria covid

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Su Facebook è nato un progetto per raccontare, in parallelo, la vita dei “liberanti”: liberanti dal carcere, liberanti dal lockdown. Situazioni diverse che hanno in comune esperienze, sensazioni, paure. D.L.B. ha raccontato la sua esperienza sul gruppo “Liberanti – In cammino verso la libertà” 

Sono un ex detenuto. L’anno scorso, di questi tempi, mi trovavo in carcere con un figlio che mi era appena nato e un affidamento che aspettavo da un po’. Vivevo in una cella di circa 10m2 con altri due detenuti. Ero molto preoccupato per i miei cari che mi aspettavano fuori e per mio figlio ricoverato perchè prematuro: non potevo stare accanto a lui e alla sua mamma. Loro in ospedale, io lontano. Era molta l’angoscia che mi prendeva tutti i giorni, l’ansia che aumentava giorno dopo giorno e le giornate infinite.

Ricordo che quando sentivo l’assistente che si avvicinava alla mia cella con il solito rumore delle chiavi che rimbombavano nella sezione pensavo sempre che venisse da me a dirmi che ero liberante. Ma non fu così sino al 12 luglio quando finalmente, mentre mi trovavo in sala ricreazione, mi chiamarono per comunicarci che ero liberante. Difficile descrivere l’emozione di gioia accompagnata dalla paura di uscire. L’unico pensiero era regalare tutto ciò che avevo ai miei compagni di cella e uscire di corsa per riabbracciare tutti i miei cari.

Strano, oggi a distanza di un anno mi sono ritrovato nella stessa identica situazione. Avevo ripreso in mano la mia vita iniziando a lavorare presso la cooperativa di Busto Arsizio “La mia voce ovunque” dove mi trovo benissimo perchè mi hanno dato la possibilità di ricominciare credendo nelle mie capacità. Ma a causa di questo dannato virus che ci ha colpito tutti mi sono ritrovato di nuovo rinchiuso, ancora una volta in stand-by con molta preoccupazione sia per la mia famiglia che per tutti noi. Non nego che l’ansia e la paura sono molto simili a quelle che provavo prima di uscire. Un’altra volta l’aggravante dell’incertezza lavorativa per me e la mia compagna.

Se tutto andrà secondo i piani, fra poco dovrei riprendere il lavoro. Non sono da solo ad aver vissuto questa terribile attesa, capisco l’angoscia di chi si è trovato con il negozio chiuso, la cassa integrazione, le giornate vuote.

Voglio però concludere questa mia lettera con la speranza che veramente, come dicono tutti, “andrà tutto bene”. Oggi non mi resta che pregare e, non appena possibile, ripartire. Ancora una volta.

D.L.B.

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Pubblicato il 04 giugno 2020
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