Il Covid si nasconde nelle lacrime: lo dimostra uno studio dell’Insubria

Il professor Claudio Azzolini ha condotto una ricerca su un centinaio di pazienti dell'ospedale e una trentina di persone sane. I test proseguiranno tra i dipendenti di SEA

occhi oculista

Il virus si nasconde anche nelle lacrime. È la tesi di uno studio condotto dal professor Claudio Azzolini, ex primario di oftalmologia all’ospedale di Varese e docente dell’Universtà dell’Insubria, studio che presto verrà pubblicato su una rivista scientifica internazionale.

Nei mesi dell’emergenza, quando il Circolo aveva decine di pazienti Covid ricoverati, il professore, con l’aiuto del dottor Elias Premi ha cercato la presenza del virus nelle lacrime. « Abbiamo trovato la carica virale nel 57% dei tamponi effettuati – spiega il professore – L’abbiamo individuata anche in alcuni soggetti il cui tampone era risultato negativo. Succede soprattutto quando la persona è in via di guarigione e la carica virale bassa. Il test viene effettuato in entrambi gli occhi proprio perchè, a volte, si annida ancora in uno solo».

Il test viene condotto abbassando la palpebra inferiore e appoggiando il tampone che raccoglie il liquido lacrimale. Come il tampone oro faringeo, anche quello lacrimale richiede poi una lavorazione di alcune ore ( tra 4 e 6) per avere il responso.

Tra il 9 aprile e il 5 maggio, sono stati effettuati oltre cento test su ammalati e una trentina su persone sane per verificare l’affidabilità del sistema di ricerca del virus: « Anche questo metodo rientra tra quelli disponibili per fotografare una condizione di positività nel momento stesso – spiega il professo Azzolini – proseguiremo la nostra indagine nelle prossime settimane tra i dipendenti dello scalo di Malpensa che testeranno anche l’esame salivare, una metodica diversa e molto più veloce perchè ricerca gli antigeni. La nostra indagine dimostra anche che il virus si può annidare negli occhi e poi scendere, attraverso le lacrime e il condotto orolacrimale, in gola e provocare le conseguenze che sappiamo».

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Pubblicato il 16 luglio 2020
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