“Mia zia operata prima del covid di tumore, è rimasta senza assistenza”. La replica dell’ospedale di Busto

La denuncia di una lettrice che chiede un sistema sanitario più attento ai bisogno dei cittadini, anche in questa fase di ripresa dopo il Covid. La risposta dell'Asst Valle Olona che chiarisce i diversi aspetti critici

ospedale busto arsizio

Una lettrice lamenta le difficili condizioni di assistenza in questa fase di emergenza sanitaria e anche ora che si ritorna alla normalità. Una zia paziente oncologica senza risposte e una madre che ha bisogno della terapia del dolore. Riportiamo la lettera della lettrice e la replica dell’Asst Valle Olona che spiega costa sta accadendo


Buongiorno,
con la presente scrivo per sottoporre all’attenzione di tutti i lettori di VareseNews due problematiche importanti riscontrate in ambito sanitario:
Sono una ragazza di 28 anni di Somma Lombardo che purtroppo si ritrova a combattere con la sanità lombarda quasi in maniera quotidiana per una zia e una mamma.
Ho una zia di 78 anni operata per un grave tumore al seno nel mese di febbraio c.a., una diagnosi arrivata come un fulmine a ciel sereno che non ci ha dato nemmeno il tempo di elaborare la notizia: controlli urgenti, esami diagnostici rapidi e nel giro di 3 settimane l’intervento.

In fase di ricovero post-operatorio ci ritroviamo all’interno dell’emergenza Covid-19 ma riusciamo a tornare a casa in tempi rapidi. Al mese di marzo effettuiamo il controllo ospedaliero dall’oncologa di riferimento la quale, già in fase di visita, asserisce chiaramente che la paziente in questione avrebbe necessità di effettuare chemioterapia vista la gravità del tumore ma che “essendoci il Covid questa opzione è scartata” e che pertanto si valuta di intraprendere una terapia farmacologica a domicilio. La dottoressa prescrive inoltre esami del sangue e scintigrafia ossea total body (per escludere la presenza di metastasi importanti) da effettuare entro il mese di Aprile/Maggio con controllo ospedaliero entro il mese di luglio.
Ci mettiamo da subito alla ricerca di un appuntamento per gli esami diagnostici da effettuare ma ci ritroviamo continuamente porte sbattute in faccia in quanto “le liste per gli appuntamenti sono bloccate e congelate”, ovviamente per via della pandemia.
Lascio passare un paio di mesi e contatto telefonicamente l’oncologa la quale conferma nuovamente l’impossibilità di poter prendere un appuntamento a causa di “direttive provenienti dall’alto”. Dopo innumerevoli tentativi la scorsa settimana riusciamo finalmente ad effettuare l’esame diagnostico prescritto (siamo al mese di Luglio!) e peraltro non nella nostra regione di residenza ma bensì in Piemonte e in una clinica convenzionata!

Questa mattina contatto per l’ennesima volta il reparto di Oncologia dell’ospedale di Busto Arsizio (da premettere che i telefoni risultano per la maggior parte del tempo staccati), parlo con un’infermiera gentile e le chiedo di poter fissare l’appuntamento per la visita di controllo essendo ormai quasi oltre termine. La stessa infermiera dichiara di essere mortificata ma, ancora ad oggi, le liste per effettuare i controlli sono congelate e bloccate, non è possibile intervenire in alcun modo.
Ora, parliamo di una malata oncologica, sottoposta ad un intervento e abbandonata poi a se stessa senza una reale motivazione: certo, siamo in pandemia (o meglio, lo eravamo e con discutibili misure di protezione) ma questo sistema sanitario ci condanna indistintamente ad una possibile prognosi infausta solo perché “se non abbiamo il Covid non siamo degni di essere curati e controllati!”.

Ho poi una mamma, di appena 50 anni, operata innumerevoli volte alla schiena: un intervento per inserire degli elettrostimolatori nel midollo osseo (effettuato all’Ospedale di Circolo di Varese) e un intervento di stabilizzazione della colonna vertebrale (effettuato in una clinica della regione Emilia).
Visto il protrarsi dei forti dolori ormai ingestibili agli arti inferiori contattiamo continuamente il reparto di Terapia del Dolore di Varese (responsabili dell’intervento di impianto di elettrostimolazione) che però continua a negarsi, nessuno risponde al telefono, soltanto una voce registrata che chiede di lasciare un messaggio che però non trova riscontro. Il nostro medico di base sconcertato dall’impossibilità di poter avere un contatto con il reparto ci prescrive una visita di controllo con urgenza entro i 10gg.
Bene, forse riusciamo a cavarne un ragno dal buco….

chiamo il call center (centro unico di prenotazione) ma l’impiegata all’altro capo del telefono parte con le brutte notizie:
– Impossibile prendere appuntamento se l’impegnativa della visita non è prescritta da uno specialista (prima assurdità, se il reparto non si negasse non avrei necessità di chiamare per una visita tramite impegnativa!)
– Le liste sono comunque chiuse e bloccate, impossibile accedere a degli slot per prenotare. E così, ci ritroviamo anche in questo caso in balia di noi stessi, preoccupati per la nostra salute, a pagare un sistema sanitario che NON GARANTISCE cure a chi ne ha bisogno.
Trovo terribilmente vergognoso un atteggiamento simile: ci preoccupiamo di come ottenere il bonus vacanza o di come poterci muovere ma non ci rendiamo conto di quante persone, gravemente malate, non abbiamo diritto ad essere curate in modo adeguato e costante. Dove la mettiamo la serietà dei medici? E le innumerevoli dichiarazioni del nostro Presidente Fontana che dichiara di avere alle spalle un Sistema Sanitario d’elitè??
I nostri diritti fondamentali sono stati completamente annientati eppure nessuno ne parla, svegliamoci e iniziamo a combattere per qualcosa di davvero importante che nessuno ha il diritto di portarci via!
Grazie per l’attenzione, rimango in attesa di essere contattata anche telefonicamente nella speranza di poter dar voce a tante persone che come noi si ritrovano inermi di fronte a situazioni così drammatiche e preoccupanti.

 

L’asst Valle Olona, però, smentisce parzialmente le dichiarazioni della lettrice e chiarisce la situazione:

La scelta del trattamento terapeutico per la paziente, come per tutti i pazienti, tiene conto di una valutazione rischio-beneficio che valuta tutti i fattori che possono influenzare il percorso di cura della paziente. Nel caso specifico alla paziente è stato proposto un trattamento ormonale in base ai dati della letteratura, dell’età e delle condizioni generali ed infine, ma non come dato preponderante, anche il rischio di una eventuale infezione da COVID 19 , particolarmente pericolosa in pazienti immunodepressi. Abbiamo pertanto proposto alla paziente la migliore terapia tenendo conto delle variabili sopra ricordate.
Ci scusiamo per le difficoltà a contattarci, purtroppo il nostro Centro Diurno Onco-ematologico si prende cura quotidianamente di 150-160 pazienti e riceve un numero rilevante di telefonate tanto da richiedere personale dedicato a questa sola attività. Credo sia comprensibile che le telefonate dei nostri pazienti siano generalmente piuttosto lunghe e pertanto i telefoni, seppur numerosi, sono quasi sempre occupati, ma di certo non staccati.

La pandemia COVID 19 ci ha costretti inoltre a rivedere tutta l’organizzazione in considerazione della necessità di mantenere il distanziamento sociale, a maggior ragione in pazienti immunodepressi come i nostri. Siamo perciò costretti a diradare l’afflusso dei pazienti e a rivedere le nostre agende. In questi giorni stiamo portando a termine questa riorganizzazione e stiamo chiamando i pazienti più urgenti. Rimane inoltre sempre attivo il canale della telemedicina, che consente di inviare gli esami e i quesiti tramite mail, fax, etc.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 luglio 2020
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