Il sindacato Fials accusa “In ospedale un clima da caccia alle streghe”

Nel mirino la direzione strategica dell'Asst Sette Laghi. Dopo il lenzuolo di alcuni infermieri e le accuse del consigliere Astuti, anche il segretario della Fials lancia una dura critica alla direzione

contestazione infermieri

Nuovo attacco all’azienda ospedaliera Sette Laghi. Dopo le parole critiche del consigliere DEM Samuele Astuti che parla di clima difficile, anche il segretario provinciale del sindacato Fials Santo Salvatore, il più rappresentato al Circolo, parla di “censura”.

In una nota rimarca la scarsa libertà di espressione all’interno dell’azienda: « Nell’ASST Sette Laghi non è consentito dissentire, commentare, esprimere disappunto o disagio; bisogna attenersi alle regole “Benedettiane” dell’ora et labora” nel senso che i lavoratori devono lavorare senza lamentarsi per le condizioni di lavoro, per le carenze di DPI e dispositivi medici ma pregare affinchè qualcuno da lassù possa proteggerli e confidare che “andrà tutto bene”».

Durante i giorni difficili dell’emergenza Covid, la penuria di dispositivi di sicurezza per il personale era una costante con le riserve sempre al limite : « Ancora oggi mancano i guanti e i camici – afferma Salvatore – in molti reparti si usano guanti sterili con un aggravio di costi per l’azienda e la collettività, ma di questo non si può parlare, perché non è consentito. La libertà di opinione e di espressione, l’esternazione di dubbi e “paure” sono bandite e “censurate”.
L’unico modo, per i lavoratori, per esprimere opinioni o dissenso è celarsi dietro l’anonimato, attraverso l’esposizione di lenzuola bianche. Siamo sconcertati dal fatto che coloro che esprimono liberamente e democraticamente fatti, opinioni, disagi, nell’ASST sette Laghi sono frequentemente sottoposti a provvedimenti disciplinari e messi alla gogna.
Siamo ancora in attesa dei dati sul numero di contestazioni di addebito e relative sanzioni adottate dall’azienda e denunciamo questo clima di caccia alle streghe che si riflette sul clima organizzativo, sulle condizioni di lavoro con evidenti riflessi anche sull’utenza».

Il ritorno alla normalità dopo l’emergenza sanitaria sta mettendo in luce alcuni nervi scoperti dell’organizzazione. Tra spostamenti di personale e provvedimenti disciplinari il malcontento è latente ma tangibile. Occasionalmente, come nel caso del lenzuolo steso in viale Borri, si è arrivati anche alla denuncia pubblica. L’azienda ribatte elencando assunzioni e miglioramenti che rendono l’azienda attrattiva nel contesto medico italiano.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 23 Luglio 2020
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