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Addio Don Alberto, uomo di cultura e carità

Il funerale è stato celebrato nella basilica di Santa Maria Assunta, in un’assemblea composta e rispettosa del distanziamento, anche grazie all’impegno di tanti volontari e degli scout del Gallarate 1

Tamponi a Malpensa

“La cultura e la carità sono due sorelle che si prendono per mano”. Sta forse in queste sue parole, citate nell’omelia del suo funerale, l’insegnamento di don Alberto Dell’Orto, scomparso a 80 anni di età, quasi improvvisamente, dopo una vita ricca e un impegno generoso per la comunità cristiana e quella civile, nella città di Gallarate.

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Funerali don Alberto dell’Orto Gallarate 4 di 8

Il funerale è stato celebrato nella basilica di Santa Maria Assunta, in un’assemblea composta e rispettosa del distanziamento, anche grazie all’impegno di tanti volontari e degli scout del Gallarate 1 (di cui Alberto fu assistente negli anni Ottanta).

L’arcivescovo Mario Delpini ha mandato un messaggio per far sentire la sua presenza nella “preghiera di suffragio e riconoscenza”, recitata insieme alla gente di Gallarate.
“Ricordo con simpatia il suo sorriso, la sua cultura custodita in un animo semplice e incantato” ha proseguito l’arcivescovo, definendolo “generoso fino alla prodigalità” nel suo prendersi cura della sua gente, dei giovani, dei più poveri e sfortunati.

Due dimensioni – l’amore per la cultura e la carità – complementari richiamate in modo forte nell’omelia anche da monsignor Giovanni Giudici, suo compagno di seminario. “Che cosa è la cultura se si parla solo ai preparati? Che cosa è la povertà se non l’essere esclusi dalla comprensione di se stessi, dei propri problemi, della vita che si svolge intorno a noi?”.

Nella esperienza di don Alberto tutto questo si faceva realtà viva: cultura era l’incontro con il laico Carlo Rivolta (ricordato anche da monsignor Giudici), l’attore interprete di Socrate e Platone che divenne suo amico e divenne presenza fissa a Gallarate. La voglia di comprendere il presente spinto don Alberto, nella carità, a sostenere negli anni Settanta i primi obiettori di coscienza (facendone risorsa piena per la città) e ad affrontare il dramma collettivo dell’AIDS. Tutto guidato dalla sua “linearità evangelica senza compromessi”.

Tante persone si sono raccolte anche all’esterno della chiesa, a distanza, per rendere omaggio al sacerdote, avendolo conosciuto nelle sue varie vesti: l’uomo di cultura, il parroco di Sciarè, il giovane coadiutore d’oratorio o negli Scout, l’insegnante al liceo. L’amministrazione comunale era presente con la vicesindaco Francesca Caruso, l’assessore alla cultura Massimo Palazzi, il presidente del consiglio comunale Donato Lozito, che hanno inviato anche un messaggio letto da don Riccardo Festa: un omaggio all’uomo di cultura che sapeva, nella riflessione e nella conoscenza, trasmettere anche un senso delle cose e dell’esistenza.

Al termine della funzione la nipote Chiara Dell’Orto (la famiglia è di origine brianzola, di Giussano) ha voluto portare “ un semplice, triplice grazie“: a Dio che lo ha “ispirato e sostenuto” da sacerdote, “alle comunità parrocchiali di Gallarate che l’hanno accolto ancora giovinetto ma l’hanno da subito sentito come un amico“ e infine alla intera comunità civile che nel tempo ha saputo costruire con quell’uomo di fede una “collaborazione costruttiva“ che viveva nel dialogo tra culture e sensibilità diverse.

La basilica ha accolto le spoglie di don Alberto dell’Orto davanti all’altare di Claudio Parmiggiani, in cui la mensa del Dio Cristiano è sostenuta anche dalle teste dei sapienti di ogni era, dai profeti biblici, dai filosofi greci. La pietra bianca assorbe e restituisce la luce del sole, anche in un giorno buio come è quello dell’addio.

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Pubblicato il 22 Agosto 2020
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