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“La curva dei contagi si è appiattita, ma all’ospedale di Busto Arsizio i nuovi casi non mancano”

Il dottor Franzetti, primario di malattie infettive all'ospedale di Busto, parla dei nuovi contagi: 21 ricoveri nell'ultimo mese con 3 decessi, 1 trasferimento in Rianimazione

ospedale busto arsizio

Casi in aumento, focolai che si accendono in tutto il paese, l’emergenza coronavirus torna al centro della scena. Ma qual è la situazione? I nuovi contagi fanno temere a una nuova ondata di ricoveri? Ne parliamo con il dottor Fabio Franzetti, primario di malattie Infettive all’ospedale di Busto Arsizio

Come giudica la situazione attuale? Quante persone sono ricoverate nel suo reparto e le loro condizioni?
La curva dei contagi si è appiattita negli ultimi mesi, ma non mancano i nuovi casi. Nelle ultime 4 settimane abbiamo avuto 21 ricoveri (con 3 decessi, 1 trasferimento in reparto di Rianimazione, successivamente rientrato in reparto, e 6 dimissioni). In 5 casi si è trattato di riscontri occasionali, senza che ci fosse evidenzia di una vera polmonite. Attualmente i ricoverati sono 11, con un’età media di 62 anni.

I casi sono in crescita, anche se molto moderata, ma i ricoveri diminuiscono. È un buon segno?
Una parte della crescita dei casi dipende dal fatto che vengono effettuati tamponi in situazioni in cui, al picco della pandemia, i tamponi non venivano eseguiti. Si tratta di paziente con sintomi di modesta entità, spesso giovani, che non vengono ricoverati, ma hanno la positività al tampone. Oppure di pazienti che non hanno disturbi legati al COVID, ma devono essere ricoverati per altri motivi e che risultano inaspettatamente positivi al tampone. Ma abbiamo comunque osservato anche un incremento dei ricoveri con polmonite, con diversi quadri di gravità.

I casi “debolmente positivi” sono legati a indagini sierologiche o a una ridotta aggressività del COVID-19?
Una buona parte dei “debolmente positivi” che giungono alla nostra osservazione sono pazienti a cui era già stata diagnosticata l’infezione e che, dopo tamponi ripetutamente negativi, risultano debolmente positivi a tamponi successivi eseguiti per motivi non inerenti alla sintomatologia polmonare. Questo si verifica perché frammenti del genoma virale vengono rintracciati nelle vie respiratorie anche a distanza di settimane dalla guarigione della polmonite. Il significato di queste positività è molto controverso, anche se la maggior parte dei dati scientifici tende a escludere la contagiosità di questi pazienti, a meno di circostanze particolari. Infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dato un’indicazione chiara al riguardo, considerando non più pericolosi per la collettività i pazienti che, trascorse 2 settimane dall’esordio della malattia, non hanno più sintomi da almeno 3 giorni, indipendentemente dall’esito dei tamponi. In altri casi la debole positività riflette lo stadio in cui si trova l’infezione: o molto precoce o in via di guarigione. E’ il caso dei pazienti intercettati con tamponi eseguiti dopo sierologia positiva, oppure delle persone che sono state in contatto stretto con malati, ma non hanno sintomi e potrebbero diventare rapidamente negativi al test senza avere i segni della polmonite.

malattie infettive dottor fabio franzetti
Nella foto il dottor Franzetti e la sua equipe

Si è abbassata l’età media dei contagi e ci sono molti ragazzi. La preoccupa questo andamento?
Finora si è osservato che i giovani sono meno a rischio di un’evoluzione sfavorevole della malattia. Tra i più di 400 casi ricoverati all’ospedale di Busto Arsizio in questi 6 mesi, abbiamo avuto un solo vent’enne e oltretutto senza una vera polmonite. La maggior parte dei giovani fa un’infezione lieve ed è molto raro che si debba ricorrere al ricovero. La maggior fonte di preoccupazione è la possibilità che la trasmissione del virus, oltre che ai coetanei, con cui condividono condizioni di vicinanza e promiscuità, si verifichi ai danni di parenti (genitori e, soprattutto, nonni) che hanno un rischio molto più alto di avere un’evoluzione verso forme gravi o gravissime. I giovani devono imparare a tutelare se stessi e anche gli altri, pensando a proteggere tutte le persone a cui non vogliono arrecare danno.

I contagi di ritorno dalle vacanze: come affrontarli? Può dare qualche consiglio a chi sta per partire o per rientrare?
Le recenti disposizioni di legge intendono affrontare il problema del rientro, per intercettare tutti i casi di infezione, e chi rientra da zone e paesi a rischio deve seguire le indicazioni che verranno fornite man mano dalle autorità sanitarie. Ma i contagi vanno evitati pensandoci prima di partire.
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti quali sono i comportamenti che ci tutelano maggiormente; semplificando molto: mascherina, lavaggio delle mani e distanziamento. Sono le regole che valevano fin dall’inizio dell’epidemia e sono state inasprite ai tempi del lockdown. Sta a ciascuno di noi applicarle in maniera intelligente, anche in un momento in cui ci sentiamo tutti in clima di vacanza, anche chi non ha mai smesso di lavorare.

A settembre riprendono le scuole. Cosa si rischia?
Le decisioni sull’apertura dell’attività scuola sono molto delicate. Non ho competenze per esprimere giudizi al riguardo e non invidio chi ha la responsabilità di scelte molto difficili.

di
Pubblicato il 14 agosto 2020
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