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La rapina finì con un sequestro nelle campagne di Arcisate, la svolta dopo le indagini tra Italia e Svizzera

Le investigazioni sono durate mesi e hanno coinvolto i carabinieri, la procura di Varese e le autorità svizzere a partire dalla polizia cantonale

portavalori rapina

È durata svariati mesi la complessa indagine seguita alla rapina ai danni del furgone di una ditta di trasporto valori avvenuta il 5 luglio 2019 a Molinazzo di Monteggio.

Le investigazioni sono state portate avanti dagli inquirenti della Polizia cantonale con la collaborazione delle autorità italiane, e in particolare dei carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo investigativo di Varese, coordinato dalla Procura della Repubblica di Varese, e delle Procure di Roma e Latina.

Si è così arrivati a identificare coloro che sono ritenuti i principali autori dell’assalto al portavalori, portando in luce in un secondo momento ulteriori azioni criminose in fase di pianificazione sul nostro territorio, con il coinvolgimento di altri.

L’indagine si è sviluppata in seguito alla rapina al furgone portavalori della ditta Loomis avvenuta alle 10:15 del 5 luglio 2019 nel Comune di Monteggio, in Svizzera, e conclusasi in territorio italiano, nelle campagne di Arcisate.

Durante l’azione criminosa i malviventi avevano sequestrato il conducente del furgone, trattenuto all’interno del mezzo abbandonato fino alle successive ore 11, quando il veicolo e la guardia giurata venivano scoperti dai Carabinieri di Varese.

In seguito in militari dell’Arma, grazie ad un’attenta analisi dei lettori targa e delle telecamere installate nei comuni dove era transitato il veicolo rubato, ricostruivano interamente la vicenda criminosa ed individuavano un primo gruppo di cinque individui che si erano resi responsabili del fatto. Coordinati dalla Procura della Repubblica di Varese i Carabinieri del Nucleo Investigativo avviarono un’attività tecnica che ha consentito di intercettare gli autori del fatto e registrare che erano intenzionati a commettere reati di analogo tenore, sempre in territorio svizzero. Grazie a queste risultanze l’organo di polizia Cantonale svizzero ha proceduto quindi all’arresto di un 46enne italiano, bloccato in Svizzera e tutt’ora trattenuto in carcere all’estero.

Due le persone arrestate dunque: un 46enne cittadino italiano residente in Italia, attualmente in detenzione in Ticino, e un 63enne cittadino italiano, fermato in Polonia a seguito di un mandato di cattura internazionale spiccato dalla Magistratura ticinese.

Complessivamente, tuttavia, sono cinque uomini e una donna, tra i 24 e i 67 anni, tutti cittadini italiani, che risultano invece sotto inchiesta poiché coinvolti con ruoli diversi nei fatti. Nei loro confronti sono già state avviate le relative procedure di assistenza giudiziaria internazionale.

Gli accertamenti si sono sviluppati in momenti distinti e lungo due filoni di indagine che in parte sono venuti a convergere nel corso del tempo. Le verifiche si sono dapprima concentrate su una serie di sospetti relativi all’incursione di Molinazzo di Monteggio dando vita a una proficua collaborazione investigativa con le autorità italiane. Nell’ambito dei successivi rilievi e approfondimenti è emerso così che parte delle persone oggetto delle verifiche stava pianificando nuovi atti criminali in territorio ticinese. Ne è nato un ulteriore dispositivo di polizia che, lo scorso ottobre a Chiasso, ha visto le manette scattare ai polsi del 46enne. Risale per contro al mese di febbraio l’arresto in Polonia del 63enne che è stato recentemente estradato e si trova ora in detenzione in Ticino.

Parallelamente, grazie anche all’acquisizione dei risultati delle indagini italiane, è stato infine possibile ricostruire le responsabilità dei singoli imputati (procedendo all’emissione dei relativi mandati di cattura) sia per quanto riguarda la rapina del 5 luglio 2019 sia con riferimento all’ulteriore progetto criminale.

Le principali ipotesi di reato, promosse a vario titolo e a seconda dei gradi di responsabilità, sono quelle di rapina aggravata, sequestro di persona e rapimento, infrazione alla Legge sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni, atti preparatori punibili alla rapina. L’inchiesta è coordinata dalla Procuratrice pubblica svizzera Marisa Alfier.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 agosto 2020
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