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Corruzione, usura e abuso d’ufficio. Chiuse le indagini su ex preside e vice del Maggiolini

Il pubblico ministero Caramore ha notificato il provvedimento a Daniela Lazzati (candidata consigliere per la Lega), Alfonso Cocciolo e altri 14 tra imprenditori, impiegati e prestanome

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Il pubblico ministero Ciro Caramore della Procura di Busto Arsizio ha notificato la chiusura delle indagini per l’ex-dirigente dell’Istituto Tecnico Maggiolini di Parabiago, Daniela Lazzati, e per il suo vice Alfonso Cocciolo insieme ad altre 14 tra dipendenti amministrativi della scuola, prestanome e imprenditori.

Figura centrale dell’inchiesta è Alfonso Cocciolo, ex-consigliere comunale a Legnano, architetto e professore con ruoli dirigenziali all’interno dell’istituto parabiaghese. A lui vengono imputati diversi casi di usura nei confronti di imprenditori in difficoltà ai quali prestava cifre che variavano dalle poche migliaia di euro ai 30 mila euro con interessi che viaggiavano su percentuali tra il 28 e il 120%.

Oltre ai casi di usura, Cocciolo è accusato di aver favorito alcune imprese di Magenta, Gallarate e Olgiate Olona (i cui titolari sono indagati a loro volta)  per lavori di manutenzione e forniture di materiali per l’istituto. Le accuse sono di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, in quanto in un caso ha anche accettato un compenso, e abuso d’ufficio.

Nella vicenda, che si è sviluppata tra il 2012 e il 2016, è coinvolta anche la dirigente scolastica Lazzati, accusata di abuso d’ufficio, che alle prossime amministrative corre come candidata consigliere comunale nella lista della Lega a sostegno del sindaco uscente Raffaele Cucchi.

Lazzati e Cocciolo avrebbero messo in piedi un vero e proprio sistema per eludere le procedure di gara e di comparazione delle offerte tra più imprese, a favore di imprenditori pienamente coscienti e partecipi delle vicende contestate, spacchettando regolarmente gli interventi necessari e le forniture per la scuola in modo da non superare mai il limite di spesa oltre il quale sarebbe stato necessario approntare gare ad evidenza pubblica.

Ora i difensori avranno 30 giorni di tempo per depositare atti o memorie oppure chiedere di essere ascoltati dal magistrato prima della richiesta di rinvio a giudizio.

di orlando.mastrillo@varesenews.it
Pubblicato il 05 Settembre 2020
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