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A Porto Ceresio finisce l’amministrazione di Jenny Santi: dimissioni collettive per sette consiglieri

Dopo la rinuncia di tre assessori che aveva inferto un duro colpo alla Giunta di Jenny Santi, oggi sette consiglieri di maggioranza e opposizione hanno decretato lo scioglimento del Consiglio comunale

Primo consiglio comunale a Porto Ceresio

Nuovo colpo di scena a Porto Ceresio. Dopo le dimissioni di tre assessori che aveva inferto un duro colpo alla Giunta di Jenny Santi, oggi hanno presentato le dimissioni collettive “extra dimidium” sette consiglieri comunali con l’effetto della cessazione della carica del sindaco e lo scioglimento del Consiglio comunale.

A rassegnare le dimissioni sono stati i consiglieri Fiorella Basile, Pier Giorgio Capelli, Domenico Carcillo, Monia Casale, Riccardo Giovati, Marco Prestifilippo e Claudio Renon.

Cosa abbia portato a questo atto clamoroso, che arriva nell’ultimo anno di mandato del sindaco Jenny Santi, lo spiegano gli stessi consiglieri dimissionari, in una nota.

«I sottoscritti consiglieri comunali del Comune di Porto Ceresio sono consapevoli dell’importanza delle proprie dimissioni – si legge nella dichiarazione congiunta dei sette consiglieri – Ad esse sono giunti dopo aver tentato in vari modi, ma inutilmente, di consigliare il sindaco e di  correggere gli errori da lei commessi. Oggi, però, con il deteriorarsi dei rapporti e il venir meno della necessaria fiducia nei confronti del sindaco all’interno della stessa maggioranza, ritengono che sia più utile ai cittadini la decadenza del  sindaco e dello stesso Consiglio comunale».

I consiglieri dimissionari ricordano come già nel Consiglio comunale del 28 luglio la crisi si era evidenziata nei numeri proprio su  due punti fondamentali, l’assestamento di bilancio e il piano delle opere pubbliche, che  raccoglievano il voto favorevole  solo di 5 e 4 consiglieri su 12, mentre l’ennesima su proposta al punto 12 di un mega progetto inutile e dispendioso veniva bocciata con il voto di 8 consiglieri contrari su 12. Ne risultava un Sindaco ormai  privo della maggioranza degli eletti necessaria per governare.

«La crisi della maggioranza era scoppiata già a seguito del Consiglio comunale del 24 giugno – prosegue la nota – Nei giorni successivi uscivano dalla maggioranza 3 membri, 2 suoi ex vicesindaci ed un consigliere, con motivazioni che evidenziavano il disagio della  maggioranza e la difficoltà di esprimere il  proprio contributo dentro di essa, in scelte condivise. Alle sopra citate  uscite dalla maggioranza e alle critiche espresse dai consiglieri uscenti, il sindaco reagiva esprimendo comunque la volontà di “archiviare la crisi e  andare avanti anche senza i due assessori”, non prendendo minimamente in considerazione i propri errori ed in definitiva il proprio fallimento e la propria incapacità a tenere unita la maggioranza con la quale era stata eletta».

Secondo i sette consiglieri «detonatore della crisi era stata la cattiva gestione da parte del sindaco della questione relativa al marciapiede comunale di via Mazzini/Matteotti, questione, ancora irrisolta, sulla quale il sindaco si era  dimostrata incapace di svolgere il proprio ruolo e di agire a difesa di un bene pubblico e della sicurezza dei pedoni, compromettendo anzi per mancanza di prontezza e determinazione la propria stessa autorevolezza, oltre che quella delle forze dell’ordine coinvolte».

Al di là del fatto specifico il malessere all’interno del Consiglio cresceva da tempo e dare il via sarebbe stata la candidatura di Jenny Santi alle elezioni regionali con la lista di Attilio Fontana: «L’insensibilità del sindaco alle critiche ed ai consigli della maggioranza e della minoranza è strutturale e se ella non ha più i numeri per governare è perché  non è stata capace di cogliere il disagio crescente, oltre che dei cittadini, dei consiglieri troppo spesso inascoltati nella determinazione delle scelte. Bisognerebbe risalire nel tempo a tutte le occasioni in cui  il sindaco ha proceduto  per conto proprio senza tener conto della volontà dei suoi consiglieri, né degli elettori,  ma la più significativa, un vero spartiacque,  è stata  quando a solo un anno e mezzo dall’entrata in carica il sindaco Santi si è candidata alle regionali, per  assecondare   una ambizione personale, a costo di nuove elezioni e del commissariamento».

Una crisi per certi versi trasversale, dal momento che ha unito nel malcontento parte della maggioranza e consiglieri di opposizione: «Ora se le ragioni che inducono minoranza e parte della  maggioranza a firmare la stessa lettera di dimissioni possono essere,  come è giusto, in parte diverse in parte corrispondenti, come esse  potranno autonomamente spiegare,  è anche vero che in diverse occasioni è stato necessario bocciare insieme alcune scelte del Sindaco. Ma se in passato era possibile correggere il Sindaco dall’interno ora non è più possibile per il venir meno di ogni forma di fiducia e di collaborazione, né è utile per il paese che il sindaco continui a procedere per conto proprio, non rappresentando più la maggioranza degli eletti, né dei cittadini: anzi – concludono i consiglieri dimissionari – ulteriori errori e fughe in avanti potrebbero essere dannosi per i cittadini».

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Pubblicato il 29 Settembre 2020
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