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Viaggio lungo il Tinella, il torrente dell’alluvione: “In 100 metri è successo l’impossibile”

Sul fiume le opere contro il dissesto idrogeologico hanno trattenuto migliaia di metri cubi di detriti che si sarebbero abbattuti su Luvinate. Ma per i cambiamenti climatici l'acqua caduta ha superato anche le stime più improbabili

Lo stupore rimbalza di bocca in bocca, camminando sul letto del Tinella. “Incredibile”, “pazzesco”, “mai vista una cosa del genere” sono le parole che riecheggiano lungo l’alveo del fiume responsabile della nuova alluvione di Luvinate. È uno stupore sincero, quello di chi ha costruito un’opera pensando che sarebbe tornata utile -nello scenario più probabile- nel giro di un secolo e che invece l’ha vista entrare in funzione due volte in tre mesi.

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Una sensazione che i tecnici e i consulenti del Parco del Campo dei Fiori misurano in metri cubi, quelli degli ulteriori detriti che si sarebbero potuti abbattere su Luvinate ma che invece sono stati trattenuti dalle opere contro il dissesto idrogeologico finite da pochissimo (e che già a giugno avevano salvato Luvinate dal disastro). Il Presidente del Parco, Giuseppe Barra, guarda senza parole la prima linea di difesa del torrente. «In questa vasca adesso ci saranno 2.500 metri cubi di materiale -dice- e l’avevamo svuotata solo tre giorni fa. Ora è tutto pieno, ma almeno ha fatto il suo lavoro».

Lungo il letto del Tinella, il fiume dell'alluvione

Quella è la prima difesa, la più grande. Tra quella vasca e Luvinate poi ci sono una serie di briglie, cioè dei muretti che servono per rallentare il flusso dell’acqua e frenare altri eventuali detriti. «Anche questi hanno retto -analizza Barra-, qualche danno c’è ma l’importante è che abbiano funzionato».

È camminando qui che da un lato si capisce la violenza della tempesta -che nel suo impeto ha strappato lastre pesantissime e spostato pietre enormi- ma dall’altro si intuisce l’importanza di queste opere. «Qui adesso camminiamo quasi in piano, ma fino al giorno prima del temporale era tutto a gradoni, dovevi saltare per passare da uno all’altro -spiega il Direttore del Parco, Giancarlo Bernasconi-. Ora è tutto pieno di pietre, sassi e sabbia. Tutte cose che se non fossero rimaste intrappolate qui sarebbero finite a Valle». 

Lungo il letto del Tinella, il fiume dell'alluvione

Ma se a monte le opere hanno retto, più a valle le cose sono andate diversamente. Qui l’acqua era troppa e il letto del fiume troppo stretto. Quindi si è scavata una nuova strada, arrivando a causare l’allagamento del paese. Secondo le prime stime del parco è proprio in una fascia di qualche centinaio di metri sopra il Paese che il torrente ha strappato la maggior parte di sassi e pietre e trascinando a Valle i legni bruciati che risalgono ancora al grande incendio del 2017. «Il danno più grosso qui è ad uno scivolo che è stato completamente spazzato via -spiega Barra- mentre per il resto le opere hanno tenuto. Il problema è che la quantità di acqua era davvero qualcosa di enorme e ha scavato sopra e ai lati delle opere».

 

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Ed è proprio questo che preoccupa: uno scenario apocalittico che da estremamente improbabile sta diventando molto frequente a causa del cambiamento climatico. Un fatto che porrà nuove sfide progettuali ma anche di manutenzione. Ora tutto il letto del torrente andrà rimesso in sicurezza, sassi e massi andranno spostati e andranno trovati i fondi per fare tutto questo molto velocemente. Le statistiche dicono che la prossima pioggia di questo tipo arriverà tra un secolo, ma ai piedi del Campo dei Fiori nessuno ci crede.

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di marco.corso@varesenews.it
Pubblicato il 26 Settembre 2020
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