Congiunti e fidanzati fuori regione fanno sentire la loro voce

Il gruppo costituito durante il primo lockdown conta più di 5000 iscritti

Generica 2020

Il gruppo Facebook “Congiunti e fidanzati fuori regione” è stato creato durante il primo lockdown. In questa lettera gli iscritti oltre a esprimere il loro dolore per la situazione affrontano anche nel merito le decisioni del Governo a cui, pur riconoscendo l’oggettiva difficoltà del momento, contestano un eccessivo schiacciamento sull’economia.

Buonasera, scrivo a nome di uno dei gruppi di Facebook creato a marzo durante il lockdown “Congiunti e fidanzati fuori regione” . Siamo ormai più di 5000 persone iscritte a questo gruppo, tutte nella stessa situazione, ma che rispettano il dolore di chi ha sofferto e sta soffrendo a causa della pandemia. Dopo la brutta esperienza primaverile, quando ormai i congiunti all’interno delle regioni potevano incontrarsi, abbiamo dovuto aspettare che le regioni riaprissero per far ripartire il turismo, per poter rivedere i nostri congiunti, genitori, figli, fidanzati, fratelli e sorelle, come se fossimo dei turisti. Non siamo stati presi in considerazione allora, e nemmeno adesso.

La rabbia, la delusione, la frustrazione e la sofferenza causati dalla pandemia sono pesanti, soprattutto se manca la vicinanza di chi amiamo. Molti di noi abitano a pochi chilometri dal loro partner, ma siccome c’è un confine, non possono incontrarsi. Tutto questo è assurdo, uno spostamento di 15 chilometri giustificato dal bisogno di fare compere per risparmiare è consentito, mentre lo spostamento di pochi chilometri al di là di un confine regionale per vedere un congiunto no. La nostra rabbia deriva dalle decisioni prese da chi ci governa, che comprendiamo siano difficili in una situazione del genere. Tutto ruota intorno all’economia, gli assembramenti fuori dai centri commerciali sono consentiti, le vacanze all’estero sono consentite, ma vedere i propri affetti no e questo fa ci molto male. Ogni giorno da un mese inviamo mail a tutti i politici, senza riscontro. Chiediamo solo che nell’autocertificazione sia inserita come necessità, la possibilità di vedere i propri affetti fuori regione, cosa che era stata già fatta a fine aprile per i congiunti all’interno delle stesse regioni. L’unica risposta che ci viene data dai Presidenti di Regione è che gli spostamenti tra regioni sono di competenza del Governo.

Siamo noi i primi a cercare la sicurezza negli spostamenti perché siamo stanchi di vivere lontani da chi amiamo e siamo stanchi di essere considerati di serie B. Non siamo noi le colonne portanti dell’economia Italiana e per questo non dobbiamo essere presi in considerazione?, La situazione che si è creata fa male, ci fa soffrire soprattutto perché non sappiamo quando potremo rivedere i nostri congiunti. Viviamo in balia di notizie che ogni tanto ci danno speranza per poi essere smentite nel giro di poco tempo. Dicono che la salute venga prima di tutto, ma iniziamo a non crederci più. La nostra salute è minacciata anche da ansia, depressione e dolore nel vivere da troppo tempo quest’incertezza che ci circonda. In altri Stati gli affetti vengono tutelati, perché da noi non si può? Perché è così difficile inserire nell’autocertificazione “Visita congiunti” o qualcosa di simile? Cos’abbiamo fatto di male per essere trattati nuovamente come cittadini di serie B?

Vi chiediamo di darci voce affinché tutti sappiano cosa stiamo vivendo. Siamo stanchi, troppo stanchi di essere ignorati e di non vedere rispettati i nostri diritti. Grazie per il tempo dedicatoci nel leggere queste poche righe

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 29 Novembre 2020
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