Galimberti: “Con l’ex Aermacchi rimettiamo in moto gli ingranaggi virtuosi di Varese”

Il sindaco fa il punto sugli sviluppi per la grande area dell'ex industria varesina. "Il progetto presentato contiene gran parte dei principi sui cui si fondava il nostro piano di recupero delle aree dismesse. Siamo pronti a collaborare"

Dentro l'ex Aermacchi

Quando ormai quasi tre anni fa, ben prima della legge regionale, pensammo a come recuperare le aree dismesse della città abbiamo impostato tutte le delibere sull’urbanistica e sulla rigenerazione sulla base di alcuni principi.

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Prima di tutto mettere al centro il benessere del cittadino e il diritto al bello, non come mero principio ed enunciazione ma come prassi pratica ed operativa. Altro tema la qualità ambientale e paesistica come reale beneficio pubblico per migliorare la propria qualità della vita. Un altro principio su cui ci siamo basati è poi la messa a fuoco, in chiave cittadina, dell’interesse per la collettività che consiste nella possibilità di riutilizzare lo spazio dismesso per rigenerare tutte quelle zone che sono considerate intercluse, pericolose e generano tutte quelle sensazioni tipiche di un luogo abbandonato.

Questi principi si sono tradotti in un programma di azioni concrete prevedendo riduzioni dei costi amministrativi e incentivi (sino all’80%) sulle aree dismesse, così evitando di compromettere aree non edificate e attuando il principio di consumo suolo zero.

Queste riduzioni sono state accompagnate dalla riduzione della burocrazia e dalla velocizzazione dell’attuazione del progetti di rigenerazione. Infine abbiamo sempre considerato il mercato, ed il privato, protagonisti e parte attiva del percorso di recupero delle aree.

Il mix di questi principi, unito poi ai vantaggi della legge sulla rigenerazione, ha già consentito di attivare il recupero di alcune delle aree più compromesse della città.

Quando a Varese si parla di rigenerazione urbana, riqualificazione ambientale, nuova vocazione della città, il pensiero va immediatamente all’ex Aermacchi. Lo stato in cui versa questo sito rappresenta anche la trasformazione produttiva del nostro Paese e della nostra città. Tutte le volte che ci passo davanti penso quanto sia necessario riprogrammare e riprogettare le nostre città trasformando quelle parti in cui insistono impianti produttivi ormai dismessi che hanno contribuito a fare la storia del Paese e riconvertirli ad un nuovo e moderno utilizzo.

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In seguito alla vendita del comparto avvenuto lo scorso anno, dopo svariati tentativi e anche grazie agli incentivi comunali, oggi è stato presentato un progetto di riqualificazione che si pone l’obiettivo di rigenerare i quasi 40 mila metri quadrati di superficie occupati dall’ex Aermacchi. Sul sito industriale abbandonato da decenni sono presenti, oltre ai tanti capannoni in disuso, anche diverse quantità di eternit che ricoprono gran parte degli edifici. Non c’è dunque bisogno che spieghi quale significato ricopra l’ex Aermacchi in materia di rigenerazione urbana e di riconversione di spazi abbandonati.

Il progetto presentato contiene gran parte dei principi sui cui si fondava il nostro piano di recupero delle aree dismesse, puntando non solo a riqualificare l’intera area ma, dalle prime indicazioni che abbiamo esaminato, a bonificare il comparto anche dalle significative coperture in eternit e realizzare un grande centro sportivo, aperto alla città con un grande parco urbano che consentirebbe di valorizzare anche un tratto del torrente Vellone, oggi nascosto “sotto la città”. Ci sarà poi una considerevole riduzione dei volumi donando alla zona più verde e meno costruito. Per tutto questo dunque, il progetto che ho avuto modo di visionare mi sembra molto interessante e una volta avviato andrebbe ad unirsi a tutti gli interventi di rigenerazione che già si stanno svolgendo in città. Penso all”ex Enel di viale Belforte, alle industrie dismesse di via Carcano, all’area delle stazioni ed al comparto inserito nel masterplan, a piazza Repubblica e ad alcuni edifici abbandonati di viale Borri. Questi solo per citarne alcuni.

Tutto questo fa parte della grande volontà di rimettere in moto gli ingranaggi virtuosi della città, le sue eccellenze e la sua capacità di fare impresa e sviluppo. Insieme ad un considerevole investimento su opere pubbliche essenziali ed attese che consentono di rendere interessante investire in un contesto dinamico che abbina interventi pubblici a quelli privati.

Compito principale del Comune, soprattutto in questo momento di grande difficoltà, è quello di creare i presupposti perché le persone, l’economia, gli imprenditori credano fortemente nelle capacità di sviluppo del nostro territorio. Questo è quello che abbiamo fatto e continuiamo a fare ogni giorno. Per questo oggi vedere finalmente presentato un progetto credibile, coerente e concreto per l’area ex Aermacchi mi fa capire che la strada è quella giusta. La riqualificazione di questo luogo in uno spazio che metterà al centro l’ambiente, il turismo, l’economia, lo sport e il paesaggio vuol dire che anche per questa zona della città si prepara un nuovo futuro fatto di qualità dell’abitare, concretezza e sviluppo.

Certo, queste iniziative da sole non bastano. Serve lavorare anche sui temi dell’accessibilità sostenibile alla città (Largo Flaiano e l’uscita della A8 sono un esempio) affinché possano insediarsi nuove attività economiche in grado di contribuire a fare la storia industriale come è stato per lo stabilimento dell’Aermacchi di via Sanvito. C’è poi il tema della capacità di una città di essere attrattiva e anche in questo senso il nostro impegno concreto è stato ed è massimo.

Per questo, tornando al progetto dell’ex Aermacchi, poter vedere la realizzazione di nuove strutture sportive da tempo desiderate come la piscina da 50 metri abbinata ai tanti interventi di ristrutturazione degli impianti sportivi (atletica, palaghiaccio, rugby e canottaggio) vuole dire investire in una delle vocazioni che da sempre caratterizza Varese.

Anche la proposta ambientale è molto interessante perché ci darà modo di realizzare un grande parco per la città e riscoprire il nostro Vellone. Ma a beneficiarne sarà anche il quartiere e i suoi residenti che per anni hanno dovuto convivere con enormi capannoni abbandonati e hanno visto tetti in eternit dalle proprie finestre. Un tempo quando l’impianto produttivo era aperto poteva avere un senso, ma da quando ha chiuso per tutti era diventato un grosso problema. Se questo progetto andrà in porto, si aprirà una nuova pagina che migliorerà la qualità della vita di quell’area, della città e del territorio aprendo grandi possibilità di sviluppo.

L’amministrazione è pronta ad entrare da subito nel dettaglio dell’esame del progetto e a coinvolgere anche le commissioni competenti.

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Pubblicato il 16 Novembre 2020
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