Sostenibilità: solo il 6,2% dei prodotti alimentari ha confezioni totalmente riciclabili

Secondo i dati dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy 3 prodotti su 4 nemmeno riportano informazioni per il corretto smaltimento

Generica 2020

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy solo il 6,2% dei prodotti alimentari ha un packaging totalmente riciclabile e 3 prodotti su 4 nemmeno riportano le informazioni per il corretto smaltimento.

Una situazione destinata a cambiare insieme alla consapevolezza che la sostenibilità ambientale deve essere una priorità: se molto hanno fatto le proteste degli attivisti di Fridays For Future con Greta Thunberg per sensibilizzare governi e multinazionali sull’importanza di mantenere in salute il Pianeta, oggi è l’opinione pubblica a rispondere concretamente al problema.

Da un recente sondaggio pubblicato da Environmental Leader, ben il 74% dei consumatori sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto dal packaging sostenibile.

Ma se molto è stato detto, poco è stato fatto: secondo lo studio dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy infatti soltanto il 25,4% dei prodotti alimentari nella grande distribuzione riporta in etichetta le informazioni necessarie su come smaltirne correttamente la confezione. Questo significa che il 74,6% dei prodotti non riporta alcuna informazione.

Carenze che rappresentano un enorme problema per l’ambiente: il peso delle confezioni determinato dagli acquisti di prodotti di largo consumo degli italiani nel 2019 ammonta infatti a quasi 3 milioni di tonnellate.

Il futuro però appare più roseo: un’indagine di Markets and Markets pubblicata su Food Packaging Forum stima che il mercato globale delle confezioni eco-friendly passerà dagli attuali 174,7 miliardi ai 249,5 miliardi di valore entro il 2025 (+42,8%), registrando un tasso annuo di crescita composto del 7,4%.

Le aziende che investono sulla sostenibilità fortunatamente sono sempre di più.

«Soprattutto negli ultimi tempi i temi della sostenibilità e del riciclo hanno permeato tutti gli ambiti della nostra vita e non possono più essere ignorati, né dalle istituzioni né dalle aziende – dice Federica Bigiogera, marketing manager di Vitavigor, che si prepara a lanciare una linea di snack con confezioni 100% riciclabili – Uno sguardo verso un futuro più green nei consumi che possa determinare il bene per l’ambiente in cui viviamo è sicuramente importante per i nostri clienti che possono contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale anche nei piccoli gesti quotidiani, come l’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro».

Ma quali sono le aree merceologiche che comunicano maggiormente la riciclabilità dei packaging sulle etichette?

Secondo lo studio di Osservatorio Immagino di GS1 Italy, ai primi posti possiamo trovare l’ortofrutta (43,7%), il freddo (41,5%) e la drogheria alimentare (31,8%), seguiti dal fresco (26,5%), prodotti per la cura della casa (24,3%) e le carni (14,6%).

Le percentuali dei prodotti che indicano la possibilità di riciclo restano basse invece per quanto riguarda le bevande (14,6%), i prodotti per animali da compagnia (13,1%) e la cura della persona (11,5%).

Per quanto riguarda invece i prodotti all’interno delle singole categorie merceologiche, l’acqua minerale trionfa con il 100% delle referenze dichiarate totalmente o largamente riciclabili sull’etichetta. Poco più in basso, con oltre il 90% delle referenze, abbiamo i prodotti per bucato e stoviglie, le bevande piatte e gassate, le carni e l’ortofrutta, mentre intorno all’80% ci sono i prodotti di drogheria alimentare, del fresco, del freddo e del petcare.

Infine, fra i prodotti con il minor grado di riciclabilità del packaging ci sono i preparati e i piatti pronti (41,2%), i prodotti da ricorrenza (30,7%) e i condimenti freschi (25,3%).

«Diventa sempre più importante comunicare al consumatore le informazioni sulla riciclabilità per favorirne la consapevolezza, aiutarlo nelle scelte d’acquisto e soprattutto nel corretto smaltimento del packaging di prodotto – dice Samanta Correale, di GS1 Italy – Affinché l’intero processo sia virtuoso, infatti, è necessario che arrivi fino in fondo».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Novembre 2020
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