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Bonificare dall’amianto case, condomini e aziende: cosa dice la legge

È importante per i proprietari di un immobile o di un capannone con tetti, coperture e altre strutture che contengono amianto o tracce di esso, fare mente locale sul fatto che la bonifica da questo materiale resta al primo posto tra le priorità

bonifica amianto

È importante per i proprietari di un immobile o di un capannone con tetti, coperture e altre strutture che contengono amianto o tracce di esso, fare mente locale sul fatto che la bonifica da questo materiale resta al primo posto tra le priorità ed è sempre una questione aperta. Una delle ultime notizie in ordine di tempo è il dato clamoroso dei 6mila morti all’anno in Italia causati dall’amianto, divulgato dalla Società italiana di Medicina ambientale (Sima), a cui si accompagnano altri preoccupanti numeri che parlano di 96mila siti contaminati censiti nel nostro Paese e 2.400 scuole a rischio. Il problema è la bonifica.

Cosa dice la normativa italiana: assoluto divieto d’uso dell’amianto

In Italia la produzione, la lavorazione e la vendita dell’amianto sono fuori legge dal 1992. La legge ha stabilito termini e procedure per la dismissione delle attività di estrazione e lavorazione dell’asbesto (amianto), ed è stata la prima a occuparsi anche dei lavoratori esposti a questo materiale. La stessa normativa ha previsto inoltre un programma obbligatorio di controllo e manutenzione per tutti i proprietari di immobili (o per i responsabili dell’attività) contenenti amianto. In particolare, ha indicato tra le altre cose un diverso trattamento nel caso ci sia nell’area individuata della fibra di amianto “in matrice friabile” oppure in formato “compatto”.

La matrice friabile è molto pericolosa, poiché riducibile in polvere con la semplice azione manuale e pertanto più facilmente inalabile. In questo caso il proprietario dell’edificio, o l’amministratore nel caso di un condominio, è tenuto a comunicare alla Asl di riferimento i dati relativi alla presenza di tale insidioso materiale. Viceversa, se l’amianto è compatto (ritenuto meno pericoloso) e l’edificio o il manufatto presentano condizioni di degrado, scatta l’obbligo di far effettuare un’ispezione con annessa valutazione del rischio. E tra gli altri adempimenti, la legge ha prescritto pure che «gli interventi di ristrutturazione o di demolizione di strutture rivestite di amianto devono essere sempre preceduti dalla rimozione dell’amianto stesso».

Perché c’è bisogno di bonificare dall’amianto le diverse proprietà

La fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano e perdura nell’ambiente molto a lungo. Occorre dunque massima attenzione perché respirare le polveri, secondo alcuni studi, potrebbe causare gravi conseguenze. Dal momento dell’inalazione della fibra allo sviluppo della patologia, stando al parere degli esperti, possono passare molti anni. Bonificare è quindi una buona azione per se stessi e per l’ambiente. Ed è meglio affidarsi ad esperti del settore attivi nella bonifica amianto in Lombardia regolarmente iscritti all’Albo dei Gestori Ambientali.

Come opera una ditta specializzata?

Gli specialisti, come primo step, stilano uno studio preliminare del sito da bonificare e da rendere innocuo, con la definitiva rimozione del materiale speciale o del sito in amianto. A seguire, eseguono un’analisi e una mappatura ambientale, accompagnata dal disbrigo delle pratiche burocratiche, e quindi la bonifica e la rimozione del materiale. Con rilascio finale delle certificazioni relative agli ambienti sottoposti a interventi di bonifica. Il tutto nel pieno rispetto delle norme sul Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul lavoro.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 15 Dicembre 2020
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