Da Greta Thunberg all’Eco Trap: la scelta di un giovane autore varesino

Ugo Monestier ha 21 anni e, dopo essersi avvicinato a Fridays For Future, ha deciso di tradurle in musica unendole alla sua passione per la Trap

Generica 2020

Ugo Monestier ha ventun anni. Dopo essersi avvicinato a Fridays For Future, movimento ambientalista creato sull’onda delle manifestazioni della giovane Greta Thunberg, sentendosi coinvolto dalle tematiche ecologiste, ha deciso di tradurle in musica, unendole alla sua passione per la Trap, genere musicale molto amato dai ragazzi che ha iniziato a svilupparsi in Italia da qualche anno.

In occasione dell’uscita del suo ultimo brano, “Eco Trap”, ha raccontato a Varesenews il lavoro che ha portato allo sviluppo dell’idea di dare un nuovo volto alla Trap italiana, rendendola densa di contenuti e messaggi importanti, combattendo il consumismo e l’illegalità pubblicizzata nei brani di tanti artisti. 

Come ti sei avvicinato al mondo della musica e come hai deciso di voler navigare controcorrente scrivendo testi che con i loro messaggi significativi si allontanassero dalla solita Trap?
«Ascolto Rap da quando avevo tredici anni e negli ultimi quattro anni mi sono appassionato alla Trap italiana, a mio parere la nuova frontiera del cantautorato. La Trap è un genere particolare, complesso. Apprezzo la volontà di ribellione che scaturisce dai testi, ma dopo il primo boom di ascolti, quando i primi trapper si sono fatti largo sulla scena musicale italiana, rivoluzionando completamente il concetto di musica conosciuto fino ad allora, hanno lentamente iniziato a cadere nella composizione di contenuti essenzialmente commerciali. Molti di questi artisti producono testi basati sul desiderio di fare sempre più soldi e spenderne altrettanti immergendosi completamente nel lusso griffato, sull’istigazione alla violenza, all’uso di armi e sull’abuso di sostanze stupefacenti, arrivando così a sdoganare ogni tipo di droga. La considerazione che ho per questa forma musicale è quella di una Trap dadaista, che inconsciamente ripercorre i passi del movimento Dada attraverso la ribellione, la stravaganza e anche nell’atteggiamento irrispettoso nei confronti delle generazioni passate.
Da quando ho deciso di dedicarmi alla musica nessuno mi ha mai ostacolato, ma neanche aiutato. Sono sempre stato solo con le mie idee. Il problema che mi sono posto prima di tutto è stato chiedermi in che modo avrei potuto scrivere agendo in contrasto a questo modo malsano di creare contenuti. Scrivendo di cambiamento climatico, ambiente ed ecologia, mi sono buttato su una tematica tagliente, estremamente attuale, che mi appassiona e che mi permette di concentrarmi sulla pluralità e non sul singolo, come invece avviene solitamente nei brani Trap. Non è un lavoro semplice, poiché si tratta di prendere un genere musicale cercando di imporvi regole totalmente nuove». 

Quali sono state le tue pubblicazioni fino ad ora?
«
“Social Boom” è stato il mio brano di esordio, seguito da “Stato di natura”, fino ad arrivare all’ultimo lavoro appena pubblicato “Eco Trap”. Sono tre pezzi collegati tra loro, concatenati come i tasselli di un puzzle, e per questo difficili da comprendere senza conoscere le parole di tutti e tre. E’ raro riuscire a trovare filoni di coerenza tra le raccolte di brani pubblicati dagli altri artisti, molti fanno semplicemente musica. Quello che ho creato io con queste tre pubblicazioni è difficile, particolare e anche coraggioso». 

Che cos’è Eco Trap e da dove è nata l’idea che ha portato alla sua realizzazione?
«“Eco Trap” è molte cose: oltre ad essere il veicolo attraverso cui creare un dibattito nell’ambito musicale riguardo alle tematiche ambientali ed ecologiche, si tratta della voce di un ascoltatore Trap annoiato dalla Trap stessa, una denuncia alla banalità dei contenuti che spopolano nel mondo di questo genere musicale, una critica al Rap e alla finzione che lo accompagna ormai da molti anni, nel voler per forza formare la propria identità artistica recitando la parte di un criminale che deve uscire dalla sua condizione difficile. Con “Eco Trap” voglio diffondere la speranza di poter combattere la generazione che ci ha preceduto e i loro errori che si ripercuotono sulla vita che viviamo noi adesso, al fine di poter cambiare il mondo. Uno scopo nobile, edificante, che nasce dal vuoto provato a causa della difficoltà di comunicazione tra figli di generazioni diverse. Per questo motivo in ciò che creo non voglio concentrarmi unicamente sulla sfera ambientale, ma anche politica: è a causa del sistema scolastico fondato su basi estremamente antiquate che tra i tanti disagi, contribuiscono a dare vita anche ai “mostri” del trap, per colpa dei quali questo genere appena nato è già entrato in fase discendente ed è destinato a morire». 

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Pubblicato il 03 Dicembre 2020
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