La nuova frontiera dell’agricoltura è a Busto Arsizio, 50 ettari del Comune a disposizione

Accordo tra la Coldiretti varesina e l'amministrazione comunale per l'utilizzo di terreni di proprietà comunale da parte degli agricoltori. Favoriti gli under 35

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Più di 50 ettari di terreno tornano all’agricoltura nella città più popolosa della provincia di Varese. È questo il risultato del lavoro congiunto di Coldiretti con l’amministrazione comunale di Busto Arsizio, che si è concretizzato con la firma della delibera di giunta presieduta dal sindaco Emanuele Antonelli.

Si tratta di terre nella disponibilità dell’amministrazione comunale, che di fatto risultano incolte o non più in conduzione, libere da contratti e non destinate nel breve periodo ad altri utilizzi: il Comune, nell’ottica della buona utilizzazione e messa a reddito del proprio patrimonio, oltrechè del mantenimento delle condizioni di decoro e contenimento dei costi per la manutenzione dei terreni inutilizzati, ha stabilito di concedere in locazione i terreni in proprietà appartenenti al patrimonio comunale: ciò per periodi di tempo contenuti, entro un orizzonte temporale di breve e medio termine, “in modo da garantire la disponibilità del bene stesso in tempi ragionevoli, qualora lo stesso occorra per finalità di ente pubblico” come specificato sulla delibera.

Il contratto stabilito, ovviamente a titolo oneroso, avrà durata di 5 annate agrarie consecutive, con la possibilità per la parte conduttrice di ottenere in locazione le aree già in conduzione per un ulteriore periodo di cinque anni, a seguito di richiesta scritta, per un periodo complessivo massimo di 15 anni a partire dalla data di stipula del primo contratto. Peraltro, si tende a favorire l’insediamento dei giovani agricoltori: a parità di richieste e di condizioni, verranno favoriti gli under 35.

«Il provvedimento del Comune recepisce l’appello più volte rilanciato da Coldiretti nell’indirizzo della tutela e valorizzazione del suolo ad uso agricolo. Abbiamo quindi operato di concerto affinchè questi terreni possano essere affidati a chi esercita l’attività di impresa nel settore primario» sottolinea Fernando Fiori, presidente dell’organizzazione agricola provinciale: «E’ un’iniziativa molto importante, che assume un duplice valore: pratico, per la possibilità di recuperare all’uso agricolo questi terreni, e simbolico, perché ciò avviene nel cuore della quarta provincia con maggior consumo di suolo in Italia, dove la scarsità di terreno coltivabile in pianura costituisce, purtroppo, un problema reale. Importante è stato anche il supporto dei funzionari del nostro ufficio di assistenza tecnica». Gli oltre 50 ettari interessano oltre 100 mappali, dislocati anche a Borsano e Sacconago.

Come detto, la provincia di Varese è terza in Lombardia per consumo di suolo (dopo i territori di Monza-Brianza e dell’area metropolitana milanese) e quarta a livello italiano, meglio solo di Napoli. Un record non certo positivo quello che vede quasi il 21% del territorio provinciale sottratto dal cemento all’attività agricola e boschiva. Secondo le elaborazioni di Coldiretti Varese su dati Ispra, tra 2012 e 2019 in Lombardia il consumo di suolo si è di fatto “mangiato” 43 milioni di chili di seminativi, 20 milioni di chili di foraggere: in provincia, la cementificazione colpisce soprattutto le aree di pianura sull’asse che Busto Arsizio-Gallarate-Cassano Magnago, dove le percentuali di consumo del suolo raddoppiano decisamente (e con ampio scarto) il dato provinciale.

Al danno economico si aggiunge il fatto che su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono i cambiamenti climatici – sottolinea Coldiretti Varese – con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato è che oltre il 92% dei Comuni della provincia di Varese è a rischio frane o alluvioni, una media maggiore della pur alta percentuale nazionale (il 91,3% del totale), che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. In Lombardia i comuni con potenziale rischio idrogeologico medio alto sono l’84,4% del totale.

A livello nazionale – spiega la Coldiretti – la perdita complessiva di produzione agricola dovuta al consumo di suolo è stimata in 3,7 milioni di quintali, per un danno economico di quasi 7 miliardi di euro in soli 7 anni, tra il 2012 e il 2019. La perdita di 250 milioni di chili di seminativi, di 71 milioni di chili di foraggere, di 26,6 milioni di chili dai frutteti, è particolarmente grave in una situazione in cui il grado medio di auto approvvigionamento dei prodotti agricoli in Italia, secondo l’analisi della Coldiretti, è sceso a circa il 75% con il Paese costretto ad importare un quarto degli alimenti di cui ha bisogno in un momento di grandi tensioni nel commercio internazionale a causa dell’emergenza Coronavirus. Un problema che si riflette anche nella difficoltà che hanno i giovani imprenditori agricoli a trovare, sul territorio, terre fertili dove poter fare impresa e creare nuovi insediamenti agricoli e rurali.

Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono – conclude il presidente di Coldiretti Varese – «è necessario seguire l’esempio di Busto Arsizio e agire per un cambio di rotta che punti a difendere il patrimonio agricolo provinciale e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola, sostenendo il lavoro e l’orientamento delle giovani imprese che decidono di fare agricoltura. Ci auguriamo quindi che questo primo atto possa essere seguito anche dagli altri Comuni della nostra provincia e, ovviamente non faremo mancare la nostra collaborazione».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 16 Dicembre 2020
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