Possibile chiede la rimozione dei manifesti di ProVita contro l’aborto farmacologico

I portavoce hanno chiesto ai sindaci di Gallarate, Busto Arsizio e Legnano la rimozione dei manifesti scorretti e fuorvianti di ProVita

Generica 2020

Il comitato Rosa Parks di Possibile a Varese chiede ai sindaci di Gallarate, Busto Arsizio e Legnano di rimuovere i manifesti contro l’aborto farmacologico comparsi in molte città d’Italia

«L’associazione antiabortista ProVita ha avviato in diverse città italiane una campagna volta all’esposizione di manifesti contro la pillola abortiva Ru486 – spiegano i portavoce del comitato Marco Berteotti e Irene Scavello – I manifesti e i camion vela di ProVita sono in arrivo anche nelle città della nostra provincia. Il comitato Rosa Parks di Possibile a Varese, riunitosi da remoto nella serata di mercoledì 16 dicembre, ha approvato all’unanimità la richiesta di rimozione della cartellonistica ai comuni di riferimento seguendo le istruzioni fornite da Non Una Di Meno».

I portavoce hanno chiesto ai sindaci di Gallarate, Busto Arsizio e Legnano la rimozione dei manifesti scorretti e fuorvianti di ProVita.

«Sui manifesti di ProVita si legge che la pillola abortiva “mette a rischio la salute e la vita della donna” –  proseguono i rappresentanti di Possibile Varese – Queste affermazioni sono ingannevoli e denotano disinformazione medico-scientifica. Come evidenzia Non Una Di Meno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità da anni dichiara che l’aborto farmacologico sia sicuro e ne raccomanda la procedura. I dati del Ministero della Salute dichiarano che in Italia in oltre il 96,9% dei casi non vi è alcuna complicazione a seguito dell’assunzione della Ru486».

Possibile ha promosso varie iniziative nel corso degli anni per garantire la piena applicazione della legge 194 del 1978. Nel 2016, Beatrice Brignone (Segretaria di Possibile) e Giuseppe Civati furono i primi firmatari di due proposte di legge in cui si prevedeva che almeno il 50% del personale sanitario e di quello esercente le attività ausiliarie in servizio non fosse obiettore di coscienza.

Possibile inoltre ha aderito alla campagna Aborto al sicuro in Lombardia in favore della reale applicazione della legge 194/1978, partecipando alla raccolta delle firme per una proposta di legge di iniziativa popolare rivolta alla Regione.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Dicembre 2020
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Commenti

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  1. Scritto da carlo196

    Probabilmente non mette a rischio la salute e la vita della donna ma sicuramente uccide il feto nel grembo della mancata mamma. Tutti parlano e scrivono del diritto all’aborto ma ben pochi pensano ad una vita soffocata.

  2. famigerato anonimo
    Scritto da famigerato anonimo

    Se il 96,9% dei casi non ha avuto complicazioni, vuol dire che il 3,1% dei casi ha avuto complicazioni…. Quindi ogni 100 donne che utilizzano la pillola abortiva, 3 hanno complicazioni!…. mi sembra che un po’ di rischio ci sia!
    Per percentuali di rischio molto minori ci sono tantissime persone ostili ai vaccini, per esempio…. che non subiscono però tentativi di censura.
    Mi sembra che la nostra Costituzione tuteli il diritto di opinione, scrivere ai Sindaci di rimuovere dei manifesti non mi sembra una cosa molto democratica….
    Magari la Redazione potrebbe chiedere a ProVita di spiegare le proprie motivazioni, così da sentire entrambe le campane

    1. Stefano Schiavon
      Scritto da Stefano Schiavon

      Concordo, mi sembra che si invochi libertà e democrazia sempre a senso unico, ovvero nel senso di sopprimere la vita, invocando una libertà della donna che in realtà diventa costrizione. Bella libertà bella democrazia, bel femminismo.

    2. Stefano Schiavon
      Scritto da Stefano Schiavon

      Concordo, mi sembra che si invochi libertà e democrazia sempre a senso unico, ovvero nel senso di sopprimere la vita, invocando una libertà della donna che in realtà diventa costrizione. Bella libertà bella democrazia, bel femminismo.

  3. Scritto da Felice

    Mettetela come volete ma in Italia le povere donne che decidono di abortire non vengono lasciate in pace, non vengono comprese e la loro scelta non viene rispettata, ma anzi vengono sottoposte ad una indegna gogna da parte di tutte queste associazioni pseudo-cattoliche e di quei partiti di destra che fanno della finta “difesa della famiglia” il loro cavallo di battaglia. Quelli che ci vorrebbero imporre con chi stare, come starci, come morire e come concepire.
    In Italia c’è un problema di diritto all’aborto. Circa il 70% dei ginecologi sono obiettori di coscienza, questo significa che solo in un caso su tre una donna che voglia interrompere la sua gravidanza si troverà davanti un medico che le permetterà di esercitare questo suo diritto. Questo scenario è da paese che si definisce laico ma che si comporta peggio dell’Iran.
    Ma la gogna pubblica non solo c’è prima dell’aborto ma continua anche dopo. Donne che scoprono che ci sono cimiteri abortisti con lapidi con scritto sopra il proprio nome e cognome. C’è una violenza sanitaria, una violenza di genere, una violenza religiosa nella pratica di questi cimiteri dove ci sono sepolture ad insaputa della donna stessa. Una violenza che stona completamente con uno Stato che nella sua Costituzione si dichiara laico e che da 42 anni annovera l’aborto tra i suoi diritti. Sembra che tutto questo sia carta straccia, come carta straccia continua a rimanere il tema della privacy in Italia, sempre più messo sotto stress.
    E l’ennesimo segno di una vittoria popolista, sovranista e direi fascista che crede di poter decidere sulle vite dei suoi cittadini. È la vittoria di chi vuole far regredire l’Italia a qualche secolo fa e che dunque va fermato al più presto.
    Quei cartelloni sono contro i diritti non solo delle donne ma di una società laica e rispettosa delle individualità e dei diritti di ogni persona. Quindi andrebbero stracciati domani stesso.
    Voi parlate tanto di rischi che corrono le donne ma in realtà poco vi importa della donna che decide di abortire. Usate e plagiate la scienza medica solo per portare avanti la vostra battaglia oltranzista che non ammette alcuna scelta e libertà personale.

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