La ceramica di Andlovitz nel sacrario della questura di Varese

La scoperta della realizzazione della parete in ceramica dell'ossario a opera di Guido Andlovitz è "motivo di orgoglio e valorizzazione del territorio di Laveno e Varese"

guido andlovitz Varese

C’è la mano esperta dell’artista e architetto Guido Andlovitz nella realizzazione della ceramica sulle pareti del sacrario ai caduti fascisti della questura di Varese. Andlovitz, con la sua opera ha stretto un legame artistico tra Varese e Laveno Mombello,  dove il triestino collaborava con la Società ceramica italiana.

La scoperta è stata resa nota sabato 30 gennaio in questura dal questore Giovanni Pepè, che ha voluto far conoscere l’opera al pubblico. Presenti insieme a lui tutti coloro che hanno reso possibile la scoperta, come Serena Contini e Mario Jodice (vicesindaco di Laveno e assessore alla Cultura), oltre al sindaco di Varese Davide Galimberti e il sindaco di Laveno, Luca Santagostino.

«Grazie a Maura Carcano sono venuto in questura senza pensare di vedere una cosa del genere, tanta era l’importanza», ha spiegato lo studioso di ceramica del territorio, Enrico Brugnoni. «Grazie alla collaborazione del sindaco di Laveno abbiamo trovato tutti i disegni originali e gli spolveri utilizzati per la realizzazione. Andlovitz a Laveno ha realizzato opere eccezionali. Ci sarà sicuramente uno studio approfondito su questa sala».

guido andlovitz Varese

A sottolineare la valorizzazione dell’arte del territorio provinciale il sindaco Santagostino: «Per me è un onore aver fatto questa scoperta e ringrazio il questore di Varese: per noi di Laveno è una riscoperta dell’arte della ceramica di Laveno Mombello. Vedere quest’opera e aver scoperto i disegni e progetti di  Andlovitz è stata una scoperta molto importante: significa voler portare ad oggi l’attività ceramica che ha portato Laveno tra le più grandi arti ceramiche del mondo. Il nostro territorio ne trarrà sicuramente valore e importanza».

Galimberti ha ringraziato il questore che, nell’ultimo giorno di servizio, «ci regala un pezzo di storia che unisce due parti della provincia. Ringrazio per il lavoro svolto nella sicurezza in questi quattro anni e per queste iniziative sociali, culturali e artistiche di una figura che deve tutelare la sicurezza di tutti noi, ma che ha una grande attenzione all’ambito umano e socio-culturale. Una caratteristica che gli uomini dello Stato devono avere».

Il sacrario ai caduti fascisti

Il sacrario risale agli anni Trenta, quando l’edificio era il palazzo della federazione provinciale fascista. Nel tempietto semicircolare, austero e marziale nell’aspetto, venivano onorati dei caduti politici, dato che la data di morte risale all’inizio del ventennio fascista.

«Nel 2018 abbiamo lavorato molto in questura sullo stabile –  ha precisato Serena Contini, esperta d’arte per il comune di Varese che ha coordinato gli studi –  Ma devo dire che c’è ancora molto da fare e questo è bellissimo. Una struttura che incute timore dall’esterno ma che, appena vi si entra, è uno scrigno d’arte. Il sacrario di epoca fascista è rarissimo; a quanto ne sappiamo, è l’unico rimasto perché dopo il 1946 sono stati distrutti tutti. Quindi ora c’è un lavoro di recupero da parte storica».

Le piastrelle ceramiche di colore nero, prodotte a Laveno con l’utilizzo di terraglia forte, presentano in superficie una smaltatura; il decoro in oro zecchino è stato steso a mano. Il progetto completo, contenente i disegni preparatori e gli spolveri di Andlovitz, è conservato al Midec (Museo internazionale del design ceramico) di Cerro di Laveno, ed è datato 1933 – 1938.

L’arte della ceramica a Laveno

Laveno Mombello nel 1800 era la città simbolo della ceramica: la Società ceramica italiana nacque nel 1856. La cittadina fin da subito riuscì a competere con le più importanti realtà ceramiche europee. Nel 1923 arrivò su quella sponda del Lago Maggiore Guido Andlovitz, che rinnovò con la sua arte lo stile liberty.

Il museo internazionale del design ceramico di Cerro di Laveno testimonia questo glorioso passato artistico culturale.

Nicole Erbetti
nicole.erbetti@gmail.com

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Pubblicato il 30 Gennaio 2021
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