5 alloggi per i padri divorziati a Somma Lombardo, in arrivo il regolamento

Il regolamento per gli alloggia in via Fuser è stato presentato in commissione congiunta Servizi Socio Educativi-Culturali, Statuto e Regolamenti di Somma Lombardo

commissione servizi socio-educativi somma lombardo

Cinque appartamenti della palazzina dell’ex Inapli di Somma Lombardo (in via Fuser) ospiteranno le famiglie monogenitoriali in difficoltà economica con figli minorenni.

Il regolamento è stato presentato in commissione congiunta Servizi Socio Educativi-Culturali, Statuto e Regolamenti, tenutasi venerdì 19 febbraio, dall’assessore ai Servizi sociali, Stefano Aliprandini.

«Un regolamento – ha spiegato Aliprandini – che in qualche modo potesse dotare il comune di uno strumento oggettivo per poter valutare eventuali richieste che dovessero pervenire ai servizi sociali relativamente alle due macro-categorie del bando di Ats: genitori separati con figli minori o persone con disabilità con progetti di vita indipendente». Il bando di Ats finanzia il recupero di edifici comunali«nell’ottica di recupero energetico e di inclusione sociale, favorendo questi progetti che vanno a offrire opportunità abitative per adulti in difficoltà».

I requisiti per fare richiesta

Per poter usufruire degli alloggi serviranno dei requisiti, perché «se si aprisse di più il ventaglio delle possibilità, si riceverebbero molte più richieste con il rischio di non riuscire a soddisfarle: c’è bisogno di mettere dei paletti per evitare una lista d’attesa infinita di persone», come hanno chiarito le tecniche presenti alla seduta, la dottoressa Pozzi e la dottoressa Vecchiotti. Tra questi sono stati indicati la residenza a Somma Lombardo, l’Isee non superiore ai 30mila euro e il limite di separazione o di divorzio (non sia superiore ai tre anni). Lo scopo di questi alloggi, spiegano ancora, è la loro temporaneità: «La condizione delle richieste è di aderire a un progetto per poi rendersi autonomi, uscendo dall’alloggio. L’idea è che ci possano essere dei progetti che permettano una rotazione, che non sempre è stata possibile negli alloggi d’emergenza». Si andrà dunque a privilegiare una condizione di «fragilità».

Il consigliere leghista Alberto Barcaro ha criticato la scelta della residenza, considerandola controversa: «Spesso è stata oggetto di impugnativa; magari sarebbe meglio considerare un elemento diverso come prioritario». Sul limite imposto alla separazione o al divorzio per sarebbe più opportuno secondo diversamente, dato che «magari la separazione può andare avanti per quattro anni e avere dei tempi differenti».

Ha poi definito «vaga» la parte sulla non titolarità del diritto di proprietà: «Si potrebbe chiedere una attestazione sull’inabilità dell’alloggio, perché comunicare che non si può usufruire dell’alloggio lascia adito a molte interpretazioni, per cui sarebbe meglio specificarlo».

In risposta a Barcaro la dottoressa Eleonora Vecchiotti ha precisato che non sussiste un limite temporale per la residenza nel comune, «cosa che invece fece Regione Lombardia nel regolamento per gli alloggi Sap, che venne impugnato: abbiamo visto soccombere Regione Lombardia su questo aspetto. Qui la è residenza nel comune». Quanto ai tre anni come limite di separazione, varranno intesi a partire dalla data di sentenza: «Sappiamo bene che le separazioni possono inoltrarsi fino a molti anni. Sarà sempre la sentenza ad attestarci la non possibilità di usufruire l’immobile: sarà anche quello un elemento fondante, oggettivo, ufficiale senza il bisogno di ricorrere ad autodichiarazioni».

I prossimi passi

Il regolamento, presentato e visto da un punto di vista tecnico nella seduta in videoconferenza, verrà approvato in giunta e, di seguito, portato in consiglio comunale per la votazione.

Nicole Erbetti
nicole.erbetti@gmail.com

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Pubblicato il 22 Febbraio 2021
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