Federico Samaden da San Patrignano alle scuole Rezzara di Busto Arsizio: “La risposta alla droga è l’inno alla vita”

I giovani che assumono stupefacenti “fuggono dalla vita”, oggi come 50 anni fa: a raccontarlo, ospitato “virtualmente” dalle scuole Rezzara di Busto Arsizio, è stato giovedì 25 febbraio Federico Samaden

Generica 2020

I giovani che assumono stupefacenti “fuggono dalla vita”, oggi come 50 anni fa.

A raccontarlo, ospitato “virtualmente” dalle scuole Rezzara di Busto Arsizio, è stato giovedì 25 febbraio Federico Samaden, dirigente scolastico trentino che quella stessa drammatica fuga l’ha sperimentata in prima persona per quindici anni, e che oggi si spende per aiutare tanti giovani a non intraprendere la stessa strada.

In dialogo con lui Gianni Bianchi, preside del liceo scientifico Blaise Pascal, e tanti genitori e insegnanti delle scuole cittadine, desiderosi di essere “adulti consapevoli” di fronte alle sfide del presente. Un tema caldo in una città nella quale, proprio in questi giorni, è acceso il dibattito sulle strategie per prevenire la violenza giovanile e gli episodi di vandalismo diffusi nel centro.

Nato nel 1957 da una ricca famiglia della borghesia milanese, Samaden comincia a fare uso di droghe nei primi anni ‘70 (“volevo andare contro e distinguermi” racconta), ed esce poi dalla dipendenza grazie a un percorso di cura a San Patrignano. Nel 1989 fonda insieme a Vincenzo Muccioli la sede trentina della famosa comunità terapeutica e la gestisce in qualità di responsabile fino al 2007, arrivando a diventare uno dei maggiori esperti italiani nel campo delle tossicodipendenze.

L’uso di stupefacenti oggi è ancora un’emergenza nazionale: anzi «L’età del primo contatto è scesa, il rischio legato alle cosiddette droghe leggere è sottovalutato, le famiglie sono spesso sole ad affrontare i comportamenti dei figli in un contesto di generale anestesia educativa».

Come si può stare davanti a tutto ciò? La chiave, per Samaden, sta proprio nel compito educativo affidato ai genitori e più in generale agli adulti: «Se noi togliamo l’educazione dalla nostra vita, la possibilità di lasciare un pezzo di noi al mondo, cosa resta? Non dobbiamo abbandonare il nostro compito di genitori ed educatori in trincea, né delegare ad altri quello che è nostro, neanche agli stessi figli che sempre più spesso, per una falsa idea di libertà, sono lasciati soli ad affrontare troppo presto un mondo in cui tutto è troppo accelerato. La società non riconosce più l’educazione come fondamentale».

In questo contesto diventano sempre più importanti quegli ambiti di solidarietà umana – scuole, associazioni, comunità – dove una persona sente accolte le proprie imperfezioni e dove si mantiene vivo il circolo del dare e ricevere, “nella semplicità”. I ragazzi che fanno uso di sostanze sono difficili e diffidenti, ma sono «Alla disperata ricerca di qualcuno che li capisca, e se trovano un adulto che sa ascoltare, sono disposti ad un rapporto per sempre».

Perché, ha concluso Samaden, «La risposta vera alla fuga dalla vita è l’inno alla vita. La vita che proponi deve avere spessore, deve valere la pena, deve dare risposta a un bisogno di infinito che il ragazzo (come l’adulto) ha dentro».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 28 Febbraio 2021
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