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Morte delle sorelle Agrati, parla il nipote: «Mia zia Carla preoccupata dalle reazioni del fratello»

Torna in aula il processo che vede imputato Giuseppe Agrati per la morte delle sorelle nell'incendio che nel 2015 avvolse il civico 33 di via Roma

tribunale di busto arsizio

I rapporti tra Giuseppe Agrati e le sorelle morte nell’incendio che nella notte tra il 12 e il 13 aprile 2015 ha avvolto il civico 33 di via Roma, i dissapori per la spartizione dell’eredità, ma anche i primi, concitati momenti dopo la scoperta delle fiamme, quando vicini di casa e passanti hanno messo in moto la macchina dei soccorsi. Continua il processo che vede il 70enne, unico superstite del rogo di quella maledetta notte, imputato per il duplice omicidio delle vittime Carla e Maria: oggi, martedì 9 febbraio, sul banco dei testimoni hanno sfilato proprio i vicini di casa e, soprattutto, Andrea Agrati, il nipote che si è opposto all’archiviazione chiesta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio dando di fatto il via alla riapertura delle indagini.

Andrea Agrati quelle notte fu svegliato da una telefonata che lo avvisava dell’incendio. Poi la corsa in via Roma, l’arrivo al civico 33 quando ormai del fuoco non c’era più traccia e la tragica scoperta: le zie erano morte nel rogo. In aula il nipote delle vittime ha fatto rivivere il ricordo delle zie, mancate quando da poco era deceduto anche il padre, e le preoccupazioni manifestate da Carla Agrati, che in base alla ricostruzione emersa dalle parole del nipote si era detta preoccupata per le reazioni che aveva avuto il fratello a seguito di alcune discussioni e per il fatto che lui «la accusava di aver rubato delle password» con le quali secondo l’imputato avrebbe potuto disporre di fondi di proprietà del fratello.

Fondi che sono tornati al centro dell’udienza anche dopo che in aula sono risuonate le parole di una conversazione tra Andrea e Giuseppe Agrati, registrata proprio dal nipote nel tentativo di «autotutelarsi» rispetto ai continui cambi di decisione degli zii rispetto ad alcune questioni che si era ritrovato a gestire dopo la scomparsa del padre. E che, sempre nella testimonianza del nipote, hanno avuto un ruolo centrale anche rispetto ai dissidi insorti quando si è trattato di procedere alla successione delle due donne, nati quando Giuseppe Agrati ha manifestato l’intenzione di temporeggiare nella suddivisione dei beni della sorella Maria «nel caso avesse scoperto che qualcuno gli aveva sottratto soldi».

Andrea Agrati ha poi ripercorso il rapporto tra Carla, Maria e Giuseppe Agrati («I rapporti di Giuseppe con Carla erano piuttosto freddi, a volte anche molto conflittuali» mentre Maria appariva «sottomessa» davanti al fratello) e i dubbi che poco a poco sono nati in lui rispetto a quella notte e hanno poi trovato conferma nel fascicolo di indagine, portandolo ad opporsi all’archiviazione delle indagini.

La questione ereditaria è finita anche nel mirino della difesa, che ha incalzato a più riprese il nipote delle vittime rispetto ad eventuali valutazioni di interesse effettuate rispetto alla sorti processuali di Giuseppe Agrati, al sequestro richiesto in sede civile rispetto ai beni dello zio solamente tre giorni dopo il suo arresto e alla conoscenza di ipotetiche disposizioni testamentarie in suo favore lasciate dalle donne. I legali di Agrati hanno portato l’attenzione anche sulla scelta del nipote di incassare la propria quota del premio pagato dall’assicurazione per i danni subiti dall’immobile di via Roma a seguito dell’incendio nonostante i dubbi sulla natura dolosa del rogo. Gli avvocati Giuseppe Lauria e Desirée Pagani hanno inoltre puntato il dito contro le lacune nelle indagini emerse durante il dibattimento chiedendo per il loro assistito gli arresti domiciliari.

leda.mocchetti@legnanonews.com
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Pubblicato il 09 Febbraio 2021
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