È ricoverato in terapia intensiva l’uomo rientrato dal Malawi positivo alla variante sudafricana

Aveva fatto un tampone prima di rientrare in Italia ed era risultato negativo. Si era messo in isolamento ma ha cominciato a stare male ed è stato ricoverato all'ospedale di Varese

ambulanza covid coronavirus

Era sbarcato a Malpensa dopo un viaggio in Malawi. Aveva fatto il tampone prima del rientro ed era risultato negativo. Una volta giunto a casa, però, non si era registrato sul portale di Ats Insubria dedicato ai viaggiatori e si era messo in isolamento.

Sono state le condizioni di salute, peggiorate all’improvviso, a far emergere il primo caso di variante sudafricana in provincia di Varese. Si tratta di un uomo, un sessantenne, residente nel Varesotto che abita da solo.

L’improvviso peggioramento ha richiesto il trasporto d’urgenza in ambulanza all’ospedale di Varese (è ricoverato in terapia intensiva), dove è stato fatto un ulteriore tampone, sottoposto poi al procedimento per sequenziare il virus e individuarne il ceppo. Le indagini, complesse e più lunghe, compiute nel laboratorio del professor Fabrizio Maggi  hanno dato esito positivo: l’uomo era affetto da Covid provocato dalla variante del SudAfrica. 

Ats Insubria sta conducendo tracciamento per risalire ai contatti: attraverso il racconto della sorella, si stanno contattando le persone che hanno avuto rapporti con l’uomo per sottoporle a tampone molecolare.

Per la seconda volta, il territorio varesino scopre , primo in Italia, due delle tre varianti accertate in circolazione, quelle che sembrano avere maggior capacità di diffusione e su cui si valutano gli effetti dei vaccini in circolazione. Una coincidenza fortuita, dato che entrambi sono varesini di rientro dall’estero, ma anche  un modello di intercettazione capace di intervenire con tempestività.

Ats Insubria rinnova la raccomandazioni a quanti rientrano dall’estero di registrarsi sul portale: « Al momento esiste l’obbligo di tampone solo per chi rientra alla Gran Bretagna e dal Brasile – spiega il dottor Paolo Bulgheroni, responsabile del Dipartimento di Igiene e Sanità Pubblica di Ats – esistono però disposizioni normative precise circa l’obbligo di registrazione e l’isolamento nei 14 giorni successivi. Solo se le persone si autodenunciano possiamo avviare la ricerca epidemiologica necessaria a contenere la diffusione dei virus modificati. Esiste una rete di sorveglianza attiva, molto sensibile per determinate parti del mondo ma occorre anche la collaborazione di tutti».

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Pubblicato il 04 Febbraio 2021
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Commenti

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  1. Scritto da Felice

    E’ fantastico come il cittadino medio non possa uscire di casa e dal proprio comune e appena lo fa rischia la denuncia, la multa, il pubblico arbitrio e poi tolleriamo ampiamente i viaggiatori e portatori mondiali di varianti di Covid.
    Nel frattempo Malpensa ci continua a sfornare infetti di ogni tipo ed il sottoscritto è blindato in casa da 12 mesi quasi. Due pesi , due misure.

    1. Alessandra Toni
      Scritto da Alessandra Toni

      Il signore era in viaggio per lavoro

      1. Scritto da Felice

        Grazie per l’informazione ma in ogni caso non ci siamo ancora come controllo sanitario. Sa cosa fanno Australia e Nuova Zelanda per evitare contagi di questo tipo. Appena atterri devi soggiornare 10 gg a tue spese in uno degli Hotel Covid decisi dal governo. Allo scadere della quarantena verrai sottoposto a tampone che confermerà la tua negatività.
        Risultati ad oggi: i due paesi sono Covid free.

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