Il tour di +VareseNews: Cazzago Brabbia, un paese che rema verso il futuro

Siamo stati nella "piccola perla sul lago di Varese" per incontrare i nostri abbonati, i suoi abitanti e raccontare le sue bellezze. Ecco un lungo racconto fatto di persone, luoghi e storie

Cazzago brabbia

Non fatevi ingannare: Cazzago Brabbia non è quel che sembra. Sonnecchiosa, indolente, a tratti un po’ chiusa. D’altronde si sa, la gente di lago ha la scorza dura di chi ha fatto i conti per anni con la fatica e i ritmi dettati dal tempo e della natura. Ma Cazzago Brabbia non è solo questo. È un paese in fermento, in crescita, che guarda avanti senza dimenticare le sue origini. Poco più di 800 abitanti soffre, come tutti di un calo demografico, ma quest’anno la piccola scuola del paese, “la scuolina”, ha avuto 18 iscritti in più. Un dato che lascia ben sperare: i bambini vengono da fuori, dai paesi intorno ma poco importa.

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E poi i progetti. Sono talmente tanti che il sindaco Emilio Magni ha aperto una vera e propria “caccia ai bandi”. Si cerca nelle pieghe di ogni concorso per portarsi a casa fondi e denaro perché  le casse del comune da sole non bastano. Si può ben sperare adesso che a Roma c’è  Giancarlo Giorgetti, il nuovo ministro dello Sviluppo economico che non ha mai dimenticato le sue origini e che ancora oggi torna a passeggiare per le vie che lo hanno visto crescere. Persino il Negus, lo storico pescatore, pensa che lui possa dare una grossa mano a far crescere il paese (possibilmente in maniera sostenibile).

Una mattina non basta per raccontare Cazzago Brabbia. Dicono sia il paese dei “matt e degli avucatt” e tra poco forse lo scriveranno anche su un muro. Ma questo lo vedremo.

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Il sindaco di Cazzago Brabbia, Emilio Magni è un ingegnere. Cresciuto accanto alla casa in cui poi visse Giorgetti, ricorda quando insieme ad altri bambini il pomeriggio, nel cortile della corte, sbrogliavano la rete da pesca : «Cazzago è il paese della pesca. Abbiamo ancora due pescatori che pescano e vendono il pesce», racconta come prima cosa. «È un paese rimasto legato alle tradizioni: una cosa positiva ma anche negativa».  Tanti i turisti soprattutto il sabato e la domenica, che creano anche qualche problema al paese visto che non sempre “riesce a contenerli tutti”. «Le bellezze del luogo ormai sono note a tutti: le ghiacciaie, il lago di Piazza, così si chiama la darsena che si affaccia sulle rive. Ma anche tanti cortili. Ci sono fienili molto belli, ma abbandonati, vorremmo fare un progetto per recuperarli, così come le facciate delle case». 

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Poi ci sono le palafitte. «Gli studi hanno siamo permesso di datare l’insediamento di Cazzago Brabbia: si tratta di un villaggio del  1555 avanti Cristo. L’obiettivo finale sarebbe quello di creare un percorso storico divulgativo che, dal comune arrivi fino al lago dove lo spazio occupato dal villaggio verrà segnalato dalle boe. Un vero percorso storico culturale che potrebbe comprendere le palafitte di Bodio e quelle di Galliate Lombardo»

Più che un progetto questo è un sogno: trasformare il lavatoio del 1924 in un grande acquario di pesci di lago. L’idea, spiega sempre il sindaco Magni, è quella di realizzare grandi vasche che poggiano sul fondo del lavatoio, cinque cubi giganti separati, ognuno dei quali contiene una specie diversa di pesci di lago. 

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Ma è scendendo verso il lago che si respira l’atmosfera che rende davvero unico questo paese. La prima cosa che si incontra è il rierun: il San Pietro, l’ultima barca per la pesca comunitaria.  Dopo anni di abbandono ai margini di un bosco rischiava di andare perduta per sempre, ma un sapiente restauro ha restituito una nuova vita a questa testimonianza di storia, tradizione e cultura di un’intera comunità.
Oggi la grande barca è conservata sotto un portico, accanto alla casa dei pescatori. La pesca con il “realone” era una pesca collettiva praticata fino agli ’50 del secolo scorso che impegnava più di 20 pescatori che uscivano in pieno lago con due grandi barche: la San Pietro, la barca restaurata, e la San Paolo che invece è andata perduta. Dalle barche si calavano in acqua i realoni (rierùn), due enormi reti  lunghe 160 metri e alte 40 metri l’una  in cui si riusciva ad imprigionare un’enorme quantità di pesci.

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E poi c’è lui, il Negus: Luigi Giorgetti, insieme “all’Ernesto”, è uno degli ultimi pescatori rimasti. Poi c’è Gian Franco Zanetti presidente della Cooperativa dei pescatori. Il Negus ha 84 anni, la maggior parte dei quali passati sul lago, a tirar su reti sempre più povere di pesci. Oggi sfiletta poco persico, il pesce prelibato del Lago di Varese, e un po’ più di “gardon”, un pesce poco pregiato che invece viene venduto a ristoranti e a privati. «È difficile capire la differenza – spiega il Negus – Solo chi se ne intende molto riesce a distinguere un persico dal gardon. Io lo uso per fare il carpiun, ed è prelibato, quanto quello cucinato con l’altro». Dei bei tempi della pesca “collettiva e abbondante” è rimasto davvero poco: i colleghi non ci sono più e non c’è un ricambio generazionale. «È una vita faticosa – dice il Negus – e oggi mantenere una famiglia con la pesca non è più possibile. Un tempo, quando a gestire il lavoro, era la cooperativa dei pescatori era tutto più semplice: il pesce era tanto, veniva venduto e ci si divideva il guadagno. Nessuno poteva portarsi a casa nemmeno un pesce. Oggi il pesce non basta. Colpa dell’inquinamento? Forse molti anni fa, ma adesso no. Io continuo a pescare perché mi piace, ma esco alle 7.30 del mattino e rientro presto». 

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Il pesce veniva conservato nelle ghiacciaie, strutture ancora oggi meta di turisti.  In dialetto, giazzér (giazzere), sono tre edifici interamente costruiti in pietra, edificati alla fine del diciottesimo secolo, lungo le sponde del Lago di Varese, scavati in terrapieni profondi circa dieci metri,  si presentano con tetti di forma conica simili a dei trulli. Venivano di volta in volta riempite con lastroni di ghiaccio che si staccavano dal lago d’inverno; durante la stagione più fredda, il Lago di Varese si ghiacciava quasi totalmente, e proprio in questi periodi i pescatori di Cazzago arpionavano con uncini i lastroni di ghiaccio tagliati con la scure e li trascinavano nelle loro barche. Questi blocchi di ghiaccio venivano poi avvolti in coperte e trasportati tramite carri all’interno di questi edifici, dove il ghiaccio si conservava addirittura per un anno intero.

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La Casa dei Pescatori invece è un piccolo museo dedicato all’attività e alla storia della pesca nel paese. È qui che viene custodita la centenaria bandiera dei pescatori e si può vedere la caldaia che un tempo serviva per tingere le reti da pesca: per farlo si buttavano castagne nell’acqua bollente. Quando l’acqua diventava scura si calavano le reti. Lo scopo era quello di rendere la rete del colore dei fondali, in modo che si mimetizzasse.

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la bandiera

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la caldaia

Ma se si vuol cercare qualcuno che rappresenti Cazzago Brabbia e che porti il nome del piccolo paese della Valbossa nel mondo bisogna rivolgersi a Betty e Chicco Colombo. Attori, artisti e fondatori di Arteatro con i loro burattini e le storie per bambini, e non solo, hanno girato tutta la provincia e anche oltre. Sono un vero e proprio punto di riferimento culturale per il territorio. Chicco Colombo è stato uno dei primi ad aderire alla membership di Varesenews e qui ci spiega il perché.

Chicco Colombo spiega il perché del suo abbonamento a PiùVareseNews 


Generica 2020

Il laboratorio è uno spazio pieno di colori, di libri, di marionette e pupazzi. «Questi sono burattini di Giava, Malesia e Birmania, li ho comprati da un commerciante dell’est. Erano 200 burattini», racconta Chicco Colombo mentre apre per noi il suo baule. Nello studio, racconta, conserva 18 baracche di teatro e 350 tra burattini e figure tridimensionali, poi scenari e sfondi: «Volevo regalarli al Comune di Varese ma non aveva gli spazi e quindi sono accatastati qui, nella mia casa a Cazzago. Spero di trovare presto un luogo perché non voglio che si disperda un patrimonio fatto di tanto lavoro, studio e passione».  Ma Chicco Colombo è anche promotore di un progetto che potrebbe cambiare il volto del paese: «Vorremmo dipingere su quattordici muri del paese un disegno con i quattordici proverbi scelti da Luigi Stadera, divisi per tematiche». Luigi Stadera è il professore, storico locale, amante del lago e delle storie minori, divulgatore del dialetto e delle tradizioni della sua amata terra, scomparso all’età di 90 anni. E un muro sarà senz’altro riservato al famoso detto: è il paese di “matt e degli avucatt”

Generica 2020

Basta uscire dal paese e si viene calato in una realtà completamente diversa rispetto a quella del centro paese. In direzione di Cassinetta c’è la zona industriale e tra le varie aziende il centro di smistamento di Poste Italiane. A Cazzago Brabbia è operativo dal 2019 un grande centro di distribuzione postale che serve 23 comuni della provincia di Varese. Il Centro si sviluppa su una superficie di 2.400 metri quadrati ed è dotato di tecnologie all’avanguardia per garantire la massima rapidità e precisione nelle operazioni di classificazione e sistemazione della corrispondenza da recapitare. Ci lavorano circa 50 addetti tra portalettere, impiegati alla lavorazione interna e al monitoraggio della qualità e dei processi. Qui si possono “processare” ogni giorno circa 20 mila pezzi postali, per una proiezione annua di 5 milioni di pezzi tra corrispondenza ordinaria, pacchi e una previsione di 337 mila oggetti di posta registrata: raccomandate, assicurate e atti giudiziari. Complessivamente il Centro di distribuzione serve oltre 24 mila numeri civici, a cui corrispondono più di 41 mila abitazioni, 1.650 negozi, oltre 1.100 uffici e più di 2.100 sedi di imprese e ditte.

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A gestire il grande centro di Poste Italiane  Gaspare Miceli, responsabile del Centro, e Rosalia Galli, responsabile Qualità. In questo video vi raccontiamo come funziona

 

Il tour: le foto delle persone

Il tour: le foto dei luoghi 

Qui la diretta completa con altre immagini

Cazzago Brabbia, le sue bellezze e i dintorni 

Vieni, c’è una barca nel bosco

In questo lungo articolo trovato un racconto multimediale in diretta, fatto di articoli, video, interviste, fotografie. Invitati speciali sono stati gli abbonati a +VareseNews. 

Si tratta di un piccolo gioco, una “gara” tra comuni cui possono partecipare tutti:  abbonandovi (e facendo abbonare amici, parenti e conoscenti) aumenterete le possibilità di vederci arrivare anche a casa vostra per raccontare il vostro paese o la vostra città. La prima tappa è stata ad Orino.

Forza, entrate nella membership di +VareseNews  cliccando qui. Noi non vediamo l’ora di incontrarvi.

Roberta Bertolini
roberta.bertolini@varesenews.it

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Pubblicato il 02 Marzo 2021

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