Da aree verdi abbandonate a orti per la buona e giusta agricoltura, “Il seme” rende migliori i luoghi in cui viviamo

La cooperativa sociale opera nel quartiere di Rebbio a Como. Con il progetto "L'orto che vorrei" ha riqualificato un'area di 5500 metri quadrati che oggi ospita una rete di 32 orti, vero punto di aggregazione e partecipazione della cittadinanza

Generica 2020

Partecipare e aiutare a rendere i luoghi in cui viviamo migliori sono due azioni che aiutano le persone a ridefinire in modo positivo il proprio paesaggio interiore. Se poi queste due azioni le raccogliamo all’interno della dimensione lavoro ecco che quel paesaggio si sviluppa in identità. La cooperativa sociale di tipo B “Il seme” fa proprio questo utilizzando il lavoro come strumento riabilitativo e di emancipazione, favorendo maggiore autonomia, acquisizione di nuove competenze, mantenimento di abilità e scambio di relazioni.

La cooperativa , che compie quest’anno 34 anni ed è una storica associata a Confcooperative Insubria, ha la sua sede nello storico quartiere di Rebbio uno dei più popolosi di Como. Negli anni è riuscita a diversificare i settori di intervento, dalle pulizie civili e industriali alla progettazione e manutenzione del verde, dall’agricoltura sociale ai servizi informatici, dando in questo modo ai soci lavoratori la possibilità di esprimere le proprie competenze e soddisfare al contempo i bisogni lavorativi degli degli operatori svantaggiati inseriti (persone con disabilità, persone in percorso di cura psichiatrica) e rispondere in questo modo alla domanda di servizi del territorio.

Per realizzare la propria mission la cooperativa, accanto alle attività imprenditoriali, ha sviluppato specifiche professionalità nell’accompagnamento al lavoro di persone svantaggiate attraverso la certificazione di qualità della procedura di inserimento lavorativo e l’accreditamento presso Regione Lombardia di uno sportello per il lavoro, specializzato nell’erogazione di servizi a supporto della forza lavoro debole.

Ad oggi il fatturato annuo della cooperativa è di 1 milione di euro, i dipendenti sono 72, di cui 25 in stato di svantaggio. Negli anni, con il cambiare delle politiche sociali applicate dalla pubblica amministrazione,  ha effettuato una transizione passando da una clientela quasi totalmente pubblica a una clientela per lo più privata, ovvero aziende e privati cittadini. In questo passaggio la cooperativa ha sviluppato la consapevolezza dell’importanza del proprio radicamento sul territorio, e ha scelto di dedicare energie e risorse alla promozione e attuazione di progetti finalizzati alla coesione sociale e allo sviluppo di comunità.

PROGETTO “L’ORTO CHE VORREI”

Uno di questi progetti è “L’orto che vorrei“. Il quartiere di Rebbio è un punto di accesso alla città di Como ed è collocato tra vie a intenso flusso di traffico. In quel territorio scarseggiano i luoghi di possibile incontro e aggregazione, però ci sono grandi aree verdi inutilizzate e in alcuni casi abbandonate a se stesse, veri e propri “vuoti urbani degradati”. Il quartiere, popolato da famiglie di immigrati italiani, arrivati in provincia di Como negli anni Settanta, e più recentemente da stranieri, sconta alcune fatiche di integrazione e coesione sociale.

IL PROGETTO

L’idea di inserire in questo contesto la pratica agricola ha due grandi vantaggi: da una parte permette di riqualificare il territorio, mettendo letteralmente “a frutto” spazi urbani inutilizzati, e dall’altra è un reale incentivo per i cittadini a prendersene cura. La cooperativa il Seme ha costituito un parternariato con altre cooperative e associazioni del territorio e realizzato il progetto “L’orto che vorrei”.

Il risultato è stato notevole perché è stata riqualificata una zona verde di 5.500 metri quadrati di proprietà dell’amministrazione provinciale. E così un’area che versava in stato di abbandono e di degrado con scarico abusivo di rifiuti e punto di riferimento per lo spaccio, oggi si presenta come un’area verde con una rete di orti a disposizione della comunità. Sono ben trentadue gli appezzamenti coltivati nell’area secondo i criteri dell’agricoltura biologica e assegnati gratuitamente a chi tra i residenti ne ha fatto richiesta.

VALORIZZARE LE DIFFERENZE

Altri sei spazi sono assegnati ad associazioni ed enti che sul territorio si occupano di progetti a rilevanza sociale (disabilità, minori a rischio devianza, richiedenti asilo). In questo modo gli orti diventano il contesto utile all’integrazione e valorizzazione delle differenze.

Nell’area è stato realizzato anche un ampio orto scolastico, nel quale gli alunni della vicina scuola primaria sperimentano l’elevata potenzialità educativa rappresentata dall’agricoltura e dal contatto con l’elemento naturale. Il tutto è connesso da aree comuni, finalizzate a offrire risposta alle specifiche esigenze colturali (area compostaggio, deposito sassi) e a favorire l’aggregazione e la coesione sociale tra i cittadini che animano l’area (aree ombreggiate di ristoro, spazi destinati a eventi formativi e di animazione, area barbecue, aiuole erbe aromatiche).

L’intero progetto, sostenuto da un finanziamento di Fondazione Cariplo, è stato realizzato all’insegna della partecipazione. Il quartiere è stato coinvolto tramite l’assemblea di zona e gli stessi professionisti che hanno seguito la progettazione architettonica sono residenti nel quartiere. La progettazione di dettaglio degli spazi è frutto di un processo partecipato, che ha coinvolto i cittadini con eventi appositamente strutturati (assemblee, world café).

Gli spazi precedentemente degradati, riempiti di utilità e significato, sono oggi identificati e percepiti come “luogo” da vivere, innescando un processo di riappropriazione, anche affettiva, da parte della comunità residente che sentendosi partecipe ha attivato forme di prevenzione del degrado, nella cura ambientale, nella vigilanza contro fenomeni di microcriminalità e abusivismo. I nuovi orti sono inoltre, di incontro interculturale e intergenerazionale, di promozione di cultura ambientale e alimentare.

Le cooperative sociali di tipo B alleate ideali delle aziende private

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 13 Aprile 2021
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