Francesca Franz, dirigente dell’Isis Valceresio: “La scuola deve cogliere le opportunità che ci ha portato l’emergenza”

La dirigente dell'Istituto superiore della Valceresio racconta come la sua scuola ha affrontato l'emergenza Covid e cosa dovrà restare degli strumenti messi in campo per fronteggiare una situazione eccezionale

Bisuschio Isis Valceresio

La sfida che l’emergenza della pandemia ha posto di fronte alla scuola è stata enorme ed è tutt’altro che superata: la strada per il ritorno alla normalità è ancora in salita. Per capire a che punto è la situazione negli istituti del territorio abbiamo iniziato un dialogo con i dirigenti scolastici per capire quali sono le prospettive di uno dei settori più importanti e vitali per il futuro del nostro Paese.


Francesca Maria Franz dall’estate del 2019 guida l’Istituto di istruzione superiore Valceresio di Bisuschio, una scuola con diversi indirizzi che conta circa 1000 studenti e un centinaio di docenti. Nell’anno del suo nuovo e ultimo incarico si è trovata in prima linea sul fronte Covid per gestire un’emergenza che ancora non è finita. Alla fine dell’anno scolastico andrà in pensione, chiudendo con due anni “speciali” una lunga carriera di insegnante e dirigente scolastica.

Quali sono stati i principali problemi affrontati dal suo istituto durante l’emergenza sanitaria?

Ci sono stati problemi organizzativi innanzitutto, con differenze tra l’anno scorso e quest’anno. L’anno scorso abbiamo vissuto una fase più pionieristica per cui la chiusura della scuola ha avuto un’immediatezza che ha visto tutte le nostre energie in  campo per dare un’organizzazione a questa didattica a distanza che non esisteva. Abbiamo dovuto creare tutto dal nulla. Perché è vero che le nuove tecnologie erano presenti e si usavano, dal momento che questa è sempre stata una scuola innovativa, ma di fatto il piano organizzativo era tutto da inventare con i ragazzi a casa. L’altro problema immediato è stato quello di cercare di tenere uniti i gruppi perché era facile disperdersi, quindi cercare di raggiungere i ragazzi, dare loro delle certezze, un conforto, perché l’aspetto relazionale, il rapporto umano è fondamentale anche nell’apprendimento. I ragazzi dovevano sentire che la scuola c’era, era vicina. Mi ricordo quei giorni dell’anno scorso, io qui da sola con questa campana che suonava, era  davvero una situazione irreale.

L’anno scorso però si pensava che il tutto avesse una durata minore, per cui l’estate è stata vista quasi come il ritorno alla normalità, poi è arrivata la botta dell’inizio d’anno con questa chiusura un po’ a singhiozzo, questo dover inseguire le norme, le aperture, le chiusure parziali, un susseguirsi di cose senza la certezza di una fine. Per questo, paradossalmente, mi sento di dire che quest’anno è stato ancora più difficile del precedente. Noi ci siamo sempre attrezzati, perché la scuola è un ambiente dove ci si attrezza sempre, di fronte a tutto, e facciamo di tutto e di più, però sapere le cose all’ultimo momento a volte è destabilizzate. Questa è comunque una scuola che è riuscita a vivere questi momenti con una forza che effettivamente era un po’ la nostra grande certezza: che ce l’avremmo fatta e che ce la faremo.

Bisuschio - Isis Valceresio - primo giorno aass 2019-2020

Quali soluzioni avete messo in campo per affrontare l’emergenza? E quali di queste soluzioni sono diventate parte del vostro lavoro quotidiano?

Ormai la didattica a distanza è consolidata. Abbiamo rivisto il patto di corresponsabilità, perché chiaramente l’osservanza di determinate regole doveva anche essere codificata, così come doveva essere codificato un regolamento su questo tipo di didattica che prima non esisteva. Quindi tutto è andato a sistema con delle variazioni che riguardavano ovviamente l’orario, gli ingressi, il distanziamento. Abbiamo creato dei centri operativi nuovi, ad esempio la Commissione Covid, con referenti che si occupano costantemente del monitoraggio, delle procedure e dei rapporti con Ats, perché anche questo è un campo importantissimo trattandosi di un’emergenza sanitaria. Abbiamo effettuato la revisione del protocollo interno sulla sicurezza, messo a punto le misure anti contagio, migliorato le modalità  per gli acquisti. E’ stato messo in campo di tutto.  I fondi ministeriali dovevano essere spesi bene, quindi bisognava monitorare anche quelle che erano le priorità di intervento e i bisogni dei ragazzi, fondamentalmente bisogni legati agli strumenti tecnologici, i pc e i tablet che magari non avevano. Abbiamo cercato di utilizzare al meglio le risorse. Abbiamo anche avuto donazioni di pc, tablet e libri di testo e abbiamo adottato il sistema del comodato d’uso per cui i ragazzi diventano responsabili del bene che hanno e ne hanno estrema cura. Per loro è fondamentale. Alcuni ragazzi non avevano nemmeno il coraggio di chiederlo. E qui sta il grande cuore e l’attenzione umana che la scuola ha avuto ed ha nell’intercettare e nel comprendere questi bisogni, anche se non ce li dicono. C’è stata un’attenzione veramente particolare. Docenti che si sono spesi nel venire qui, nel contattare i ragazzi. Una macchina che si è mossa con l’attenzione di tutti quanti. Perché il dirigente riesce a fare bene il suo mestiere solo se ha un “contorno” che ci crede, che è la forza che ci si trasmette uno con l’altro. Io ci credo molto.

Il digital divide è stato un problema? Quali risposte sono venute dal territorio?

Noi siamo stati fortunati, perché oltre ai fondi del Ministero abbiamo avuto un aiuto notevole da parte del Rotary Valceresio, che ha donato pc, tablet e libri di testo. Sono stati davvero eccezionali, perché hanno adottato questa scuola e quindi tutto quello che possono donare lo donano. I fondi ministeriali sono arrivati, ma sicuramente il territorio ha fatto molto per aiutarci a far superare a tutti i ragazzi il digital divide.

Cosa si dovrebbe fare quest’estate per un avvio normale dal prossimo anno scolastico?

Il ritorno alla normalità deve essere sempre il nostro obiettivo principale. E’ chiaro che si potrà raggiungere quando la campagna dei vaccini sarà andata avanti galoppando, perché tutti dobbiamo essere protetti. Il prossimo anno vogliamo riprendere i progetti che abbiamo dovuto interrompere, come il Progetto Impronte che era nato in collaborazione con il sindaco di Bisuschio, con i ragazzi protagonisti per un intervento artistico sul sottopassaggio e che poi si era bloccato per l’emergenza. Ma non è l’unico. La nostra intenzione è di riprenderli tutti, perché la normalità è fatta di azioni,  bisogna concretizzare. Quest’estate vediamo come andrà, questo piano estivo non è realizzabile solo a scuola, ci vuole l’intervento di tutto il territorio, con cui peraltro abbiamo sempre lavorato, ad esempio con Andrea Gosetti di Intrecci teatrali, che ha coinvolto tanti ragazzi in spettacoli e laboratori teatrali. Tutte queste cose, anche se lentamente, vanno riprese.

BIsuschio - Lo spettacolo "Volare liberi" dell'Isis Valceresio premiato a Maiori

Domani, quando avremo superato l’emergenza, che tipo di scuola ci dovrà essere?

Una scuola che dovrà fare tesoro di quanto è successo in questi due anni. Primo perché non si può tornare indietro, assolutamente. Vedo una scuola che non dimenticherà la didattica a distanza. Perché al di là dell’emergenza sanitaria, e mi auguro che non ce ne siano più, dobbiamo essere sempre pronti. In secondo luogo la scuola deve diventare una buona volta una priorità. E mi auguro che oramai l’abbiano capito tutti che la scuola è fondamentale. Secondo me, in alcuni momenti, la didattica a distanza si potrà ancora usare. Magari per il supporto pomeridiano per gli alunni che hanno bisogno, senza farli venire a scuola. Mi piacerebbe che si riprendesse anche lo studio assistito. Se riuscissimo a realizzarlo anche quest’estate sarebbe bello perché in questa scuola uno dei progetti più vicini ai bisogni dei ragazzi era proprio questo studio pomeridiano condotto da pari, con studenti che seguivano altri studenti di classi inferiori e magari si potrà fare anche a distanza. La scuola di domani è una scuola che non deve dimenticare mai quello che è successo e che deve capire anche quanto bisogno i ragazzi abbiano bisogno di socialità. Perché questa è stata la ferita più evidente, la sofferenza che molti ragazzi hanno vissuto per questa mancanza di relazione. I ragazzi hanno bisogno di stare insieme, di frequentarsi, di parlare.

Come è cambiata la struttura della scuola? Ci sono stati adeguamenti funzionali o strutturali per ridurre o rimodulare le classi, gli orari o le lezioni?

Abbiamo rivisto l’assegnazione delle classi alle aule, abbiamo controllato centimetro per centimetro il distanziamento, abbiamo investito molte risorse nell’acquisto di telecamere ambientali che consentissero la didattica  svolta con una parte della classe a casa e una parte a scuola. Abbiamo potenziato le linee per avere una connettività più ampia e sono terminati i lavori per la fibra. Diverse risorse sono state utilizzate proprio per adeguare la connettività. Abbiamo fatto un salto tecnologico che deve diventare patrimonio della scuola e che potrà eventualmente consentire queste azioni di didattica mista anche in futuro e anche in assenza di altre emergenze. I ragazzi hanno  dimostrato una capacità di adattamento incredibile. Poi in alcuni casi sono loro ad insegnare a noi perché loro usavano già privatamente le piattaforme, le app. Chiaro che a un adulto “datato” come me si apre un mondo. A parte alcuni insegnanti giovani, tutti noi ci siamo aperti a un mondo che molti studenti conoscevano meglio di noi. Per cui questo è un grande insegnamento che dobbiamo portarci dentro, e cioè che non esiste più una relazione educativa a senso unico, ma è uno scambio. I docenti costruiscono le competenze per i ragazzi, ma i ragazzi determinate competenze le hanno e quindi ben venga che noi impariamo qualcosa da loro, in uno scambio reciproco.

Che dispersione scolastica ha registrato la vostra scuola in questa emergenza?

Quest’anno è stato abbastanza pesante. Difficile quantificare perché va a fasi e ci sono gruppi di studenti che si sono allontanati per tanti motivi diversi. Ci sono quelli che si sono allontanati perché non riuscivano a seguire la didattica a distanza dovendo magari seguire i fratellini più piccoli, o aiutare i genitori nel loro lavoro. Alcuni che non riuscivano stare dietro a ritmi diversi, a richieste diverse, forse perché non avevano sufficiente fiducia nelle proprie capacità. Non sempre ce  l’abbiamo fatta a tenere insieme i gruppi. Speriamo che in quest’ultimo mese in presenza  di recuperare qualcuno.

Il recupero dei saperi e delle conoscenze persi dal febbraio 2020 è una priorità?

Siamo riusciti a portare avanti tanti progetti ma sicuramente qualcosa si è perso, ecco perché la scuola dovrà lavorare molto. Già a giugno abbiamo i i corsi di recupero, ma bisognerà fare di più e lavorare tantissimo anche a settembre, proprio per ricostruire questo stare a scuola che poi è alla base dell’apprendimento,  che si gioca su questa interazione continua. Dobbiamo recuperare i pezzi che si sono persi. Il gruppo, ad esempio. Se noi pensiamo ai ragazzi delle prime sono tutti gruppi classe che sono partiti e e poi si sono interrotti, perché hanno vissuto il loro primo anno alle superiori in parte su uno schermo in parte alternati, un po’ a scuola e un po’ no.

Bisuschio - 300 paia di scarpe donate da Isis Valceresio per City Angels

Avete attivato il supporto psicologico agli studenti o ai docenti? Quali sono stati i problemi più frequenti?

Avevamo già prima uno sportelli di supporto psicologico per gli studenti. La psicologa ha lavorato parecchio in questi mesi. Alcuni problemi sono legati alle situazioni familiari ed economiche. Tante famiglie stanno vivendo un momento di profondo disagio economico ed è difficile che gli adolescenti non percepiscano il clima che c’è in casa. Ci sono problemi di convivenza interni alla famiglia, problemi di solitudine, perdita di contatti importanti, di abitudini importanti; ci sono stati anche problemi di disturbi dell’alimentazione, perché comunque si sono persi i ritmi che c’erano prima. I problemi sono stati davvero diversi. Avere una presenza, esterna al nucleo familiare che ti possa ascoltare o consiliare, con cui puoi parlare e confrontarti è un aiuto fondamentale. Però non tutti sono disponibili ad accettare questo supporto, alcuni si chiudono in se stessi e non ne vogliono sapere. E anche qui dovremo lavorare veramente tanto per recuperare quello che si è perso. Qui di più davvero la scuola non poteva fare.

Avete avuto la possibilità di comprendere gli episodi di contagio avvenuti nel vostro istituto con dati, analisi o studi?

La Commissione Covid lavora proprio su questo e si riunisce costantemente per raccogliere ed analizzare i dati, i possibili cluster, le quarantene. Perché anche Ats ha cambiato le regole strada facendo, per cui su questa cosa c’è un’attenzione massima. Devo dire che tutte  le scuole lo stanno facendo, perché è fondamentale per poter gestire questa situazione.

A che punto è la vaccinazione sul personale scolastico nel vostro istituto? Ci sono insegnanti che hanno rifiutato di farsi vaccinare?

Hanno aderito tutti, non mi risulta che qualcuno si sia rifiutato di vaccinarsi. Questo ha dato più sicurezza ai docenti e devo dire che abbiamo tutti accolto con entusiasmo la possibilità della vaccinazione.

La figura del responsabile Covid ha appesantito il lavoro burocratico? La vostra struttura come si è adeguata per svolgere i nuovi obblighi?

C’è sicuramente più lavoro amministrativo. Abbiamo dovuto riorganizzare le risorse. Fortunatamente con il cosiddetto potenziamento ogni scuola ha dei docenti in più rispetto al fabbisogno orario. Nella Commissione Covid abbiamo dei docenti che hanno delle ore di potenziamento per cui abbiamo dovuto dirottare alcune attività per dare forza a questa commissione. Abbiamo anche un’assistente amministrativa. Cambiano le norme e bisogna rivedere continuamente le stesse cose. Lo sappiamo, cambiano le fasi e ci si deve adattare, i documenti interni devono adattarsi. Abbiamo anche un modo più attento di gestire le comunicazioni. Abbiamo tre sistemi di comunicazione: il sito che abbiamo cercato di riordinare e riorganizzare; il registro elettronico che ha visto anche un periodo di sconquasso perché colpito da un attacco hacker, e poi una comunicazione interna con i docenti per posta elettronica. E’ molto importante quando si vivono situazioni d’emergenza potenziare al massimo il sistema di comunicazione, perché nessuno si deve sentire tagliato fuori o dimenticato.

Come sono il dialogo e il coordinamento con i diversi enti istituzionali: i trasporti, gli enti locali, l’autorità sanitaria?

Adesso i rapporti con Ats si sono normalizzati, ma ci sono stati momenti in cui la comunicazione era davvero difficile, soprattutto quando c’era bisogno di risposte immediate. Adesso non sento più osservazioni su questo aspetto da parte della Commissione Covid. Per il resto non ci sono stati problemi, né tra scuole né con l’Ufficio scolastico, con le autolinee e con il Comune. Direi che la collaborazione interistituzionale ha funzionato bene.

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Mariangela Gerletti
mariangela.gerletti@varesenews.it

Giorno dopo giorno con VareseNews ho il privilegio di raccontare insieme ai miei colleghi un territorio che offre bellezza, ingegno e umanità. Insieme a te lo faremo sempre meglio.

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Pubblicato il 30 Aprile 2021
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