Rubata la statua di Libero Ferrario: «Chi ha oltraggiato la città di Parabiago si ravveda»

Dopo il furto dal cimitero di Parabiago della statua dedicata al campione del mondo di ciclismo, l'appello dei parenti e del gruppo Ciclistico Libero Ferrario basiti e indignati per il gesto che ha ferito l'intera comunità

Generica 2020

La statua in bronzo sulla tomba di Libero Ferrario è stata probabilmente rubata tra il 4 e il 17 aprile, ma solo il 16 aprile gli eredi se ne sono accorti: «Mi sono recato presso il cimitero venerdì scorso – dichiara Bibo Libero Rigamonti, nipote di Libero Ferrario di cui ha ereditato il nome – Volevo verificare i lavori di ripristino della tomba dello zio, nonché sistemare le fotografie dei suoi genitori. È stato in quel momento che mi sono accorto della mancanza del busto in bronzo di Libero Ferrario che intendeva ricordare il campione alla Città di Parabiago e non solo a noi. Ho, quindi, sporto denuncia ai Carabinieri confidando in un ripensamento del gesto che ci ha lasciato basiti. Siamo davvero costernati dell’accaduto, non tanto per un valore materiale della statua, ma per il legame affettivo e simbolico che ha per tutti: parabiaghesi e noi familiari! Spero si ritrovi presto!»

Rubata a Parabiago la statua in bronzo sulla tomba di Libero Ferrario

 

La statua di bronzo, raffigura il mezzo busto del primo italiano che ha indossato la maglia iridata nel 1923 a Zurigo aggiundicandosi il titolo di campione del mondo di ciclismo. È alta circa un metro, pesa 50 kg ed è stata realizzata dallo scultore milanese Alfeo Bedeschi nel 1930, anno della morte di Libero Ferrario di cui la Città di Parabiago, nel 2023, celebrerà in grande il centenario della sua Vittoria!

Di seguito l’accorata lettera del Gruppo Ciclistisco Libero Ferrario 

Non è dato sapere quando l’episodio sia avvenuto, ma si tratta di un fatto ignobile i cui autori devono essere considerati dei disgraziati e ai quali non può essere concessa alcuna giustificazione: la tomba di Libero Ferrario è stata profanata!
Il busto in bronzo, realizzato dallo scultore Alfeo Bedeschi e sito lungo il primo vialetto a sinistra entrando nel cimitero che fronteggia il sottopasso ferroviario, riproducente l’immagine del ciclista sorridente dopo l’impresa compiuta a Zurigo nell’agosto del 1923 – allorché il parabiaghese Ferrario consentì all’Italia di conquistare la prima maglia iridata in una competizione ciclistica su strada – non c’è più! Roba da non credere!
Se è vero che da tempo ed in ogni angolo del mondo l’escalation degli obbrobri non conosce tregue, riservandoci notizie ed accadimenti che la razionalità della mente umana non riesce più ormai a decifrare e pertanto, si rassegna inerme alle replicazioni di ogni oscenità, è pur vero che – quando esse feriscono molto. da vicino – lo sconforto, il dolore e la rabbia prendono possesso del nostro animo.
I furti di oggetti di rame, di bronzo o di altre leghe nel cimiteri non rappresentano di certo una novità, ma appropriarsi – come in questo caso di un monumento che impreziosisce con la sua mole e le sue fattezze la tomba di un autentico campione, eletto a vanto sportivo della Città di Parabiago, è un oltraggio che ferisce la comunità parabiaghese.
Libero Ferrario è stato un campione sportivo, ma anche un uomo sfortunato perché la malattia ne ha accorciato prima la carriera e poi lo ha stroncato non ancora trentenne. Il furto del busto appare come un capitolo squallido, scritto da mani avide e vigliacche, che si aggiunge a quelli di una vita già breve e già tormentata: perché offendere la memoria di un uomo che ha messo la sua forza fisica al servizio della città e contestualmente ferire una comunità nella sfera degli affetti e dei ricordi più elevati?
Parabiago vorrà degnamente ricordare Libero Ferrario tra due anni, ossia a un secolo esatto dalla vittoria mondiale, ma ora si sente ancora più orfana del suo campione e non si capacita di quanto successo. I famigliari hanno già sporto le denunce del caso e si auspica che indagini delle forze dell’Ordine, benché complesse come tutte quelle che scontano il vantaggio del tempo a favore dei malviventi, possano risalire agli autori dell’ignobile gesto. A tal fine ogni cittadino che ritiene di poter fornire notizie utili alle forze dell’Ordine è invitato a farlo. Il Gruppo Ciclistico Libero Ferrario, l’associazione che da decenni onora la memoria del ciclista con eventi sportivi e culturali, condanna questo sacrilegio e si rivolge direttamente a coloro (il peso del busto carpito e
la sua collocazione hanno richiesto il coinvolgimento di più persone) che hanno oltraggiato una città non avendone contezza perché si ravvedano e restituiscano a Parabiago il busto in bronzo, in quanto esso è un simbolo che rappresenta la fierezza, il talento, il vigore e la gioia, valori in cui la città si è sempre specchiata.

Gruppo Ciclistisco Libero Ferrario
Il presidente Olindo Garavaglia

Valeria Arini
valeria.arini@legnanonews.com
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Pubblicato il 20 Aprile 2021
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