“Le ghiacciaie di Cazzago trasformate in gabinetti e troppi turisti senza rispetto”

Lo sfogo di Amerigo Giorgetti, ideatore e curatore dell’Archivio storico del territorio dei laghi varesini. "In questi ultimi anni i Cazzaghesi provano un crescente disagio per il peggioramento della loro vita di tutti i giorni"

Cazzago Brabbia - Più VareseNews in tour

Cosa sta succedendo a Cazzago Brabbia? Se lo chiede Amerigo Giorgetti, ideatore e curatore dell’Archivio storico del territorio dei laghi varesini, già candidato sindaco nel paese che s’affaccia sul Lago di Varese.  Una voce autorevole quindi, che ha messo nero su bianco il suo sfogo, indirizzato a chi sta amministrando Cazzago e che preme per una ulteriore crescita del paese che non tutti vogliono.
Ecco la sua lettera

In questi ultimi anni i Cazzaghesi provano un crescente disagio per il peggioramento della loro vita di tutti i giorni.
C’è un fatto che lo dimostra, soprattutto se lo interpretiamo a livello simbolico. Le ghiacciaie, recentemente restaurate, sono diventate un vero e proprio monumento della “capitale della pesca”. Ma che cosa è successo, e succede, negli ultimi tempi? Le prestigiose ghiacciaie sino divenute i servizi igienici, cioè i cessi, di tutta la gente che arriva in massa chissà da dove. Oltre poi al fatto che sono diventate il luogo di raduno notturno di vari giovani, che meriterebbero una più adeguata sorveglianza.

Il disagio abitativo dei Cazzaghesi è creato ed aggravato dall’assembramento che si crea soprattutto nel fine settimana: per le masse di turisti “usa e getta” ci vogliono sempre più posteggi, visto che gli automobilisti occupano tutti gli spazi disponibili, impedendo persino agli abitanti di disporre l’uscita da casa, oppure girano a piedi invadendo anche la viabilità di proprietà privata. Le macchine ingombrano persino il viale del cimitero, regolarmente posteggiate certo, ma impedendo l’abituale transito pedonale e il doppio senso di circolazione.

Si pensa persino di creare nuove improbabili vie di accesso al lago, su terreni privati, magari con espropri tutt’altro che necessari. E a proposito di Lago: al Lago di Piazza raramente troviamo dei Cazzaghesi, i quali forse non sopportano il degrado e la puzza di un lago di cui sono stati a lungo innamorati. Evidentemente, i turisti che affollano la riva per l’aperitivo o il caffè non si accorgono delle acque putride davanti ai loro occhi e al loro naso, ma meriterebbero un lago migliore. E anche la riva tende a trasformarsi in un impossibile posteggio, come il resto del paese.

In questo momento di emergenza pandemica il nostro territorio si è rivelato come un posto potenzialmente sicuro: tanto spazio, poca gente, grande solidarietà. Speriamo solo che la fine delle chiusure non rovini questi pregi, a lungo sottovalutati, e che non si ritorni ai precedenti assembramenti e intasamenti di macchine e persone.
La pubblica amministrazione può fare molto per rispondere ai bisogni degli amministrati, garantendo i servizi essenziali: non fare nuove strade, ma tenere pulite e transitabili le esistenti; non cementificare, ma favorire il recupero del centro storico, aiutando a fruire degli attuali incentivi; incoraggiare il lavoro agricolo e boschivo; partecipare all’educazione dei piccoli e giovani Cazzaghesi con iniziative volte alla conoscenza e al rispetto dei luoghi; dare la possibilità anche ai non Cazzaghesi qui residenti di godere di un paese, oggi più che ieri degno di rispetto e salvaguardia.

Amerigo Giorgetti

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Aprile 2021
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