L’ex Isotta Fraschini di Saronno conquista i Cantieri Civici Varesini

Angelo Proseprio ha raccontato il progetto di "bene comune" che sta alla base delle idee di riqualificazione dell'enorme area dismessa alle porte del centro di Saronno

Generica 2020

Il progetto in atto sulla ex Isotta Fraschini entra nel dibattito varesino. Dopo la presentazione dell’architetto Cino Zucchi nel corso di Thinking Varese, è stato Angelo Proserpio a presentare ai Cantieri Civici Varesini le idee messe in campo dalla proprietà dell’area.

Con uno sguardo che va ben oltre i confini provinciali varesini, si spinge fino a Milano e anche oltre, Proserpio ha presentato il progetto, intervallato dagli interventi di Daniele Zanzi, Alessandro Goitan e Angelo Del Corso. Zanzi ha trovato delle analogie forti con l’ex Aermacchi (i tanti anni di abbandono, la vicinanza col centro della città, la natura cresciuta all’interno dei capannoni), con un processo però molto diverso tra i due progetti: «Quello di Saronno è un seme sociale gettato, con le persone protagoniste», ha detto il vicesindaco varesino.

Generica 2020

«È partita questa sfida da un anno e mezzo, abbiamo riscontrato molto interesse da parte dei cittadini, non solo a Saronno. C’è grande attenzione per quello che con Beppe Gorla abbiamo voluto fare. Ci siamo prefissati, noi saronnesi, di fare di tutto perché la qualità della vita della nostra comunità migliori grazie ad un apporto che può dare un’area carica di storia e ambiente naturale cresciuto in 30 anni. Noi dobbiamo fare di tutto per rendere migliore la qualità della vita dei saronnesi. Anche in funzione dell’area territoriale e verso Milano – ha spiegato Proserpio -. Ci vuole rispetto di ciò che è stato, conoscenza dei problemi connettendoli tra loro e previsione di un futuro diverso da quello tradizionale delle aree dismesse, troppo spesso utilizzate per fare profitto privato e troppo spesso fonte di problemi sociali, di sicurezza, infrastrutture, senza anima sociale. Noi vogliamo creare un percorso virtuoso, questa area di 120 mila metri quadri la trattiamo come un bene comune, un ruscello, un prato di montagna: non lo è e lo sappiamo, siamo nel pieno di un territorio fortemente costruito. Deve diventare un riferimento, fatto di tanti beni comuni, storia industriale, economia reale, verde, lavoro».

«Da 30 anni le porte della ex Isotta Fraschini sono chiuse, chi è nato nel 2000 non sa cosa c’è lì dentro. Il nostro impegno è aprire le porte, far conoscere cosa c’era, quante lotte sono state fatte lì dentro – ha proseguito Proserpio -. Abbiamo ospitato qualche migliaio di persone facendo visite guidate in un anno, a cominciare dai giovani under30 per ascoltarli, capire cosa vorrebbero da noi: è una proprietà privata, ma la immaginiamo come una funzione sociale della proprietà privata, vogliamo che liberamente si possano posare i piedi su questa superficie, chi l’ha comprata non l’ha fatto per arricchirsi. Appena possibile vogliamo che l’area, gradualmente, sia riscoperta dalla città: in parte della struttura (6 mila metri quadri ricavati in uno dei capannoni del 1880) stiamo pensando ad eventi sulla storia industriale dell’Isotta Fraschini. Tutto ciò insieme al percorso di bonifica, pubblica, dichiarata, aperta, visibile sul nostro sito Vivaio Saronno. Il verde è al centro del nostro progetto, abbiamo censito le piante all’interno dell’area, minuziosamente, come anche le volpi, le poiane, i gufi che lì hanno trovato casa. Quel verde rimarrà, sarà l’armatura, lo scheletro della rigenerazione: vogliamo conservare questa natura “selvaggia” e fare in modo che venga conosciuta e riconosciuta».

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«Il cantiere, lo ha detto l’architetto Zucchi, è in fieri, sì: non è stato pensato per fare un supermercato, sarebbe stato più facile. Invece noi abbiamo cominciato ad ascoltare, a guardarci in giro, a far sapere anche fuori Saronno delle nostre idee – ha spiegato ancora l’avvocato -, tanti si sono detti interessati a capire come ci stiamo muovendo. Possiamo contaminare anche altre situazioni, non solo saronnesi. Un altro obiettivo prioritario è mantenere il ruolo centrale rispetto alle altre aree dismesse, per rigenerare e recuperare tutto un comparto, per ricreare una situazione socio ambientale favorevole. Ci sono interessi internazionali, abbiamo perimetrato l’ambito di interesse, parliamo con chi vuole creare reddito, con la finanza responsabile, etica. È un cambio di paradigma quello che cerchiamo di realizzare. Privilegiamo il verbo essere e non il verbo avere. Qualcuno ci prende per visionari, ma piano piano qualcosa matura, ad esempio con l’accordo di programma con l’Accademia di Brera che porta a Saronno un museo innovativo e una parte di attività di formazione, cioè studenti, insegnanti, visitatori che daranno valore a tutta l’area. L’amministrazione comunale ha capito che il nostro impegno arricchisce tutto il territorio, al di là degli oneri di urbanizzazione».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 16 Aprile 2021
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