Il racconto di Silvia, barista di Varese: “Niente ristori perchè ho provato a resistere”

Il primo lockdown, le nuove idee, la speranza estiva e poi di nuovo le restrizioni, fino alla sorpresa odierna: "Non posso avere altri ristori, semplicemente perché non ho avuto una perdita del 30%. La mia colpa? Aver visto il lato positivo"

Generica 2020

Una delle tante storie di burocrazia e di un sistema che non funziona, anzi penalizza chi, invece di restare fermo a guardare, si è dato (anzi data) da fare anche in questi lunghi mesi di pandemia e restrizioni.

Di racconti di baristi, gestori di locali e ristoratori in difficoltà ne sono stati scritti e riportati un’infinità. Quello che ci scrive Silvia Abbate è qualcosa di difficile da digerire. Ecco la sua storia:

«Mi chiamo Silvia, ho 25 anni e nell’aprile del 2019 ho aperto il mio cocktails bar, Cocktails and Dreams a Calcinate del Pesce, Varese. Essendo la mia prima attività, decido di iniziare con una gestione. Tanta fatica, ovviamente non mi aspettavo di andare bene da subito, sapevo che i miei impegni sarebbero stati ripagati in un tempo più lungo, come gli investimenti. Ma comunque mi butto – racconta Silvia -. Storia risentita 4829472 volte: arriva il Covid e… distruzione. Bè, se devo dirla tutta quei tre mesi di lockdown mi sono serviti per rimboccarmi le maniche e studiare meglio il mio locale. Introduco panini, drink list nuova, studiata, disegnata personalmente da me. Combatto il lockdown con i primi drink sottovuoto. Riapriamo a maggio, inaspettatamente lavoro molto di più di come mi ero immaginata. Tutto quello che avevo introdotto mi ha aiutata nel 2020 a lavorare come mi ero prefissata. A fidelizzare clienti nuovi, confermarne altri».

«Premettendo che il mio è un locale prettamente serale, apro alle 16, fino le 2/4 di notte. Ottobre 2020, chiusura dei locali alle ore 23. E va bene, mi dico “i miei clienti al posto di venire più tardi, mangiano e bevono qua”, cerco di guardare il lato positivo. Chiusura alle ore 18, inizio a non vederlo più il lato positivo. C’è da dire, i ristori iniziali mi hanno aiutata sì, almeno a pagare conguagli, 1000 euro di spazzatura, contributi, mezzo affitto – continua -. Oggi, invece, ricevo la bella notizia dal mio commercialista che non posso avere altri ristori, semplicemente perché non ho avuto una perdita del 30%. E sa qual è la mia colpa? Aver visto il lato positivo, essermi impegnata di più, aver battuto di più probabilmente. Allora mi chiedo, se mi viene tolto il diritto di lavorare, perché io ho il dovere di pagare? Nella mia prima drink list c’era una frase “ripeto a me stesso le solite parole, chi abbandona i propri sogni muore”…e mi hanno spenta…».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 08 Aprile 2021
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