Luciana Ruffinelli ricorda il prof. Luigi Mascheroni: “È stato l’adulto di cui avevamo bisogno”

Scomparso a 88 anni lo scorso 23 aprile, ha lasciato un ricordo indelebile in migliaia di ex-studenti del liceo scientifico di Busto Arsizio. Il ricordo dell'ex-consigliera regionale e comunale

luigi mascheroni

Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Luciana Ruffinelli, già consigliera regionale e comunale (a Busto Arsizio) per la Lega, dedicato a Luigi Mascheroni, indimenticato professore di lettere del liceo scientifico di Busto Arsizio e per qualche anno anche dirigente scolastico, scomparso lo scorso 23 aprile all’età di 88 anni, nella sua Fagnano Olona.

Era il 1963 e da Fagnano Olona veniva verso Busto Arsizio pedalando in bicicletta, se la stagione lo permetteva, un giovane professore di lettere. Destinazione il liceo Scientifico della città, allora in via Carducci. Ai ragazzi delle classi in cui insegnava pareva, a prima vista, un uomo di mezza età, molto serio e sobrio, nella sua giacca, che forse era marrone in tutte le stagioni. Calcolando ora, direi che aveva solo trent’anni, circa una quindicina in più dei suoi studenti, che invece lo giudicavano più maturo, un po’ stupiti dal suo pedalare grintoso.

Era il professor Luigi Mascheroni, uno dei docenti di cui il Liceo Scientifico poteva fregiarsi tra i più colti, intelligenti e giusti. Divenne poi persino Preside per alcuni anni, ma del suo curriculum scolastico penso che sarà la stessa Dirigenza dell’attuale Liceo a ricostruire le tappe, in una celebrazione in memoria che gli è meritatamente dovuta.

Io sono invece a testimoniare, da allieva, quanto il professor Mascheroni abbia fatto per me e per tutti i suoi studenti di quegli anni. Si approdava allo Scientifico con una forte passione per la Matematica e le Scienze e poi all’improvviso ci si trovava affascinati dalle Letterature italiana e latina, insegnate da lui, condotti a coglierne la necessità e l’universalità.

Ricordo ad esempio quando, spiegando Dante, ci portava a confrontarci con la profondità di noi stessi, a interrogarci sul senso dell’esistenza e a indirizzare la nostra “freccia” al suo bersaglio. Eravamo una generazione che si poneva delle domande, che aveva bisogno di scegliere un indirizzo di vita e di maturare delle determinazioni.

Con discrezione, senza forzare mai la voce e senza mai sottrarsi al confronto, il professor Mascheroni era l’adulto di cui noi avevamo bisogno, un maestro di materie scolastiche ma soprattutto di vita. Aveva dalla sua una grande magnanimità, che sapeva cogliere e indicare il buono e il bello in tutti i suoi aspetti. Non esitava a spaziare nelle spiegazioni, accettando anche di parlare di attualità e in fondo sempre di “umanità”, oltre che di Umanesimo.

Aveva una grande passione per la musica ed era impegnato come organista nella sua Parrocchia; ma questo a noi giovani sarebbe potuto sembrare un semplice fatto aneddotico, come quello della bicicletta. Invece con una “autonomia” ancora di là da venire, il nostro professore integrava talvolta il programma scolastico con l’ascolto e la spiegazione, colta e didattica, di brani musicali, e non solo di grandi sinfonie classiche, ma persino di Gershwin, della cui “Rapsodia in blu” non ho mai più dimenticato la contaminazione possibile tra jazz e musica colta, o la resa sonora della vita e vitalità del mondo newyorkese.

Erano lezioni che ci offrivano una ampiezza di vedute. Le sue materie ci appassionavano e, senza quasi che ce ne avvedessimo, fu persino raccorciata la distanza anagrafica tra professore e allievi. Memorabile una gita scolastica a Pompei e Napoli, dove – dopo tutte le visite canoniche – persino remò una barchettina di legno per permettere ai più temerari un giro nella rada di Santa Lucia o ci guidò tutti a scarpinare sul pendio del Vesuvio.

Eravamo nati e diventati adolescenti nel secondo dopoguerra e pochi di noi avevano veramente viaggiato. Allora una gita scolastica non era certamente il fare bagordi di sera, ma capire arte e geografia, cultura e tradizioni.
Pensando alla mia classe, e ai miei compagni tutti, credo che siano diventati delle brave persone, e ben realizzate, anche grazie al suo insegnamento.

Ci “educava” nel vero senso della parola, ci aiutava a crescere, valorizzando le nostre potenzialità. E lo faceva con tanto rispetto per ciascuno di noi e – vorrei dire – con vero amore. Incontrandolo più avanti negli anni, mi ha sempre stupito come ancora si ricordasse e si interessasse di tutti, felice del nostro fare bene nella vita.
Tanti potranno dire come per lui l’insegnamento fosse una vera missione. Io posso testimoniare di averlo sperimentato e capito.

Ora il nostro professore se ne è andato – mi piace pensare in bicicletta o remando – ed è certamente nelle braccia di Dio per tutto il bene che ha fatto, a scuola e nella vita. Ma mi si riga il volto di lacrime mentre lo saluto e lo ringrazio per l’ultima volta.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 03 Maggio 2021
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