Il gm del Bayern Monaco: “Vertemati ha energia e cervello: a noi mancherà parecchio”

Daniele Baiesi (nella foto), manager del club bavarese, presenta il nuovo coach della Openjobmetis: «Allenare in A era il suo sogno: qui si è guadagnato il rispetto di tutti, è stata una grande risorsa»

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«Allenare in Serie A era il sogno di Adriano Vertemati. Quando ci ha parlato della proposta arrivata dalla Pallacanestro Varese, da parte nostra non gli abbiamo fatto una controfferta. Perché un sogno non si compra, non lo puoi barattare con qualche euro in più. Al Bayern lascerà un vuoto difficile da colmare, ma d’altra parte anche questo fa parte del mio lavoro. Di certo, per noi, l’addio di Adriano è una grave perdita».

Daniele Baiesi, bolognese di 45 anni (foto in alto), è uno dei dirigenti di basket italiani più importanti ma lavora da tempo in Germania e dopo aver diretto il Bamberg è passato al ruolo di general manager del Bayern Monaco che va a canestro. È stato lui ad assumere Vertemati come vice di coach Trinchieri («ma è stato Andrea a sceglierlo: noi ci fidammo e per me Adriano è stata una grande scoperta. Bella e vincente») ed è toccato a lui risolvere il contratto dopo che la chiamata della Pallacanestro Varese ha fatto breccia nel cuore del 40enne allenatore d’origine milanese.

Baiesi, lei ha lavorato a stretto contatto con Adriano Vertemati. Ce lo descriva.

«Anzitutto ad Adriano sono grato sia dal punto di vista professionale sia personale: con il suo addio, il Bayern ha perso una “dinamo”, una persona che ha messo grande energia nel lavoro, che ha un ottimo cervello, grandi doti di empatia e che è capace di vedere due mosse in anticipo sullo scacchiere del gioco. E poi concedetemi la battuta: è bravissimo a fare la pizza!».

Il Bayern saluta Vertemati: la Openjobmetis ha il suo nuovo allenatore

Vertemati sarà all’esordio da capo allenatore in un campionato di primo livello quale è la Serie A. Può essere un problema? 

«Qui ha dato un contributo fondamentale nella costruzione del roster e lo ha fatto proprio perché aveva un passato da capo allenatore che gli ha permesso di calarsi nei panni di chi poi doveva dirigere la squadra. Poi al Bayern ha comunque “allenato da capo” alcune partite. Infine, sulla questione, dico una cosa: persone come Vladimir Lucic (uno dei fuoriclasse del Bayern ndr) non regalano il rispetto a chi lavora con loro. Lo concedono solo alle persone che dimostrano di avere le qualità, le skills, che sono analoghe a quelle dei giocatori in campo. Ecco: a Monaco Vertemati si è guadagnato il rispetto di gente come Lucic, perché le sue capacità sono state riconosciute all’interno del gruppo».

Secondo lei a quali difficoltà può andare incontro dirigendo la Openjobmetis?

«Sulle difficoltà tecniche della Serie A vado cauto, perché ormai manco da troppo tempo dal campionato italiano. Piuttosto mi auguro che non si faccia “accalappiare” da quelle pressioni e da quei chiacchiericci che sono tipici dello sport italiano: lo dico in generale, non riferendomi a Varese. Mi auguro abbia fatto tesoro di aver lavorato in una società complessa come il Bayern, dove convivono molte anime e dove bisogna essere capaci di leggere quello che sta succedendo. Lui comunque è cresciuto in un altro grande club, la Treviso ai tempi della Benetton nella quale allenava il settore giovanile: conosce bene certi meccanismi».

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Lo staff del Bayern con Vertemati (a sinistra) e Trinchieri (a destra) – foto FCBB

Come si evitano, o si superano, certe pressioni?

«Se certe cose non le senti, non ti condizionano. Una persona che fatica a gestire i commenti negativi dei giornali o dei social, è bene che non legga certi canali. C’è anche chi non si fa condizionare e non ha problemi ad affrontare critiche e giudizi. L’importante è capire come stanno davvero le cose, e non come vengono percepite all’esterno o sotto la pressione di quel che ruota intorno alla squadra».

Torniamo un attimo indietro nel tempo: come avvenne l’ingaggio di Vertemati da parte del Bayern? 

«Fu una scelta di Trinchieri: io lo conoscevo solo di nome ma lo avevo visto allenare di rado nelle giovanili di Treviso e mi era sembrato un po’ ostico (il termine originale di Baiesi è più colorito ndr). Però mi sono accostato a lui senza pregiudizi e mi sono fidato della decisione di Andrea. Quando è arrivato da noi gli ho solo ricordato che il suo contratto era con il Bayern e non con Trinchieri. E che accanto a una personalità “forte” come quella del capo allenatore, lui avrebbe avuto il compito di calmare le acque e non di moltiplicare i problemi. Oggi posso dire che averlo avuto con noi è stata una grande risorsa».

Alla fine, come vi siete lasciati?

«Beh, ieri sera era a cena a casa mia. E subito dopo la finale persa con l’Alba ci siamo abbracciati e gli ho detto che, per quanto mi riguarda, io credo che un domani lavoreremo ancora insieme».

Damiano Franzetti
damiano.franzetti@varesenews.it

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Pubblicato il 16 Giugno 2021
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