Laforgia: “Pensare di ripetere a Varese il Governo del super Mario mi fa paura”

Enzo Laforgia scrive una lettera aperta al Sindaco Galimberti: "La nostra idea di città, laica, progressista, accogliente ed inclusiva non può e non deve dissolversi in una specie di frullato, in cui siano mescolati ingredienti incompatibili"

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Caro Davide Galimberti,

stavo leggendo l’intervista, che di recente hai rilasciato a un giornale locale, quando, giunto quasi a metà, ho fatto un salto sulla sedia (credo di aver lanciato anche qualche imprecazione ad alta voce, come poi mi è stato riferito).

Alla domanda del giornalista che ti chiedeva di spiegare perché, a proposito delle prossime elezioni amministrative in Varese, si potrebbe parlare di un “laboratorio politico”, tu avresti risposto:

«Siamo nell’epoca in cui bisogna mettere insieme tutte le forze politiche, sociali e civili che abbiano a cuore l’attuazione del modello di città. Una sorta di governo Draghi del territorio, per poter attrarre tutte le opportunità che arriveranno dal Recovery».

Provo a spiegare sinteticamente i motivi per cui, lette queste righe, sono saltato sulla sedia (e quasi sicuramente ho lanciato qualche bestemmia).

Innanzitutto, credo che il governo Draghi non sia né il mio né il tuo né il governo di alcuno. Per la semplice ragione che questo governo non è il risultato della libera espressione degli Italiani, ma l’ennesimo sintomo di una malattia mortale, che affligge il nostro Paese almeno dal 2011: l’incapacità dell’attuale classe politica di dare risposte ai bisogni dei cittadini.

È da dieci anni, infatti, che i governi nascono sulla base di dichiarate emergenze o dopo accordi tra forze politiche, che, durante la campagna elettorale, avevano giurato di non poter mai sedere allo stesso tavolo, fosse anche solo per prendersi un caffè. Sono ormai dieci anni, che il voto serve solo a mantenere in vita una classe politica agonizzante e non a scegliere un governo.

Guai, caro Davide, a pensare di vincere le prossime elezioni amministrative pensando, giusto per fare un esempio, di mettere insieme simboli di partito dietro cui non ci sono persone, ma solo apparati burocratici lontani da Varese, gruppi di interesse in cui si mimetizzano reliquie sopravvissute alla Prima Repubblica, pescecani travestiti da devoti o, peggio ancora, avanzi di galera dell’epica stagione di Tangentopoli. Le elezioni si vincono sommando i voti delle persone reali, dei cittadini in carne e ossa. E prima ancora, offrendo un buon motivo a quei pochi cittadini, che ancora credono nel potere del voto, di uscire di casa e recarsi alle urne, prendere una scheda e apporvi un segno con la matita.

La scorsa estate, mentre infuriava la campagna elettorale negli Usa, Allan Lichtman, uno storico americano, spiegò che per vincere le elezioni «a contare è come governi, non come fai campagna elettorale». La cosa interessante è che Lichtman, insieme ad uno scienziato russo esperto in terremoti, Vladimir Keilis-Borok, ha messo a punto un modello per prevedere l’esito delle elezioni presidenziali americane, che non tiene conto di chi si oppone al Presidente uscente, ma solo di come quest’ultimo ha operato. Dal 1984, pare che Allan Litchman non abbia mai sbagliato una previsione.

Io credo che l’Amministrazione Galimberti abbia governato bene in questi cinque anni. Non sempre sono stato d’accordo su alcune scelte, talvolta mi sono distinto dalla maggioranza, di cui faccio parte, nei lavori delle Commissioni o in Consiglio comunale. Ma, alla fine, sono soddisfatto di quanto è stato fatto e di come è stato fatto. Quasi completamente…

Per questo, leggere che tu desidereresti «mettere insieme tutte le forze politiche, sociali e civili che abbiano a cuore l’attuazione del modello di città», sull’esempio di Super Mario, mi fa un po’ paura.

Io do per scontato che tutte le forze politiche, che operano in città, sono impegnate nel comune interesse del territorio, per migliorare le condizioni di coloro che in quel territorio vivono e hanno deciso di progettare la propria esistenza. Ma ciò che ci distingue è appunto il modo in cui questo comune interesse si concretizza nell’azione politica, che implica evidentemente delle scelte. Ed è qui che il connubio, il compromesso, l’ammucchiata poi non reggono e, alla lunga, rischiano di esplodere. La nostra idea di città, laica, progressista, accogliente ed inclusiva non può e non deve dissolversi in una specie di frullato, in cui siano mescolati ingredienti incompatibili. Altrimenti, il rischio è di coltivare solo mal di pancia, di fronte allo sbigottimento di quei pochi elettori, che ancora avranno avuto la forza, il fegato e lo stomaco di recarsi alle urne.

Enzo R. Laforgia

Progetto Concittadino

di
Pubblicato il 09 Giugno 2021
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  1. Scritto da carlo196

    Quello che scrive Laforgia può essere condivisibile in quasi tutto ma una cosa che non capisco è cosa intenda per citta “laica” visto che non mi pare che Varese sia annessa allo Stato Pontificio. Se potesse essere più specifico penso che i lettori gliene sarebbero grati.

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