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Cos’è e come si calcola l’Overshoot day. Il test per scoprire la tua impronta ecologica

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Cos’è e chi calcola l’Earth Overshoot Day

Calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione internazionale di ricerca che fornisce anche strumenti per aiutare l’economia umana ad operare entro i limiti ecologici della Terra.

Per determinare la data dell’Earth Overshoot Day di ogni anno, il Global Footprint Network calcola il numero di giorni di quell’anno in cui la biocapacità della Terra è sufficiente reggere l’impronta ecologica dell’umanità. Il resto dell’anno corrisponde all’overshoot globale.

Come si calcola

Dividendo la biocapacità del pianeta (la quantità di risorse ecologiche che la Terra è in grado di generare quell’anno), per l’Impronta Ecologica dell’umanità (la domanda dell’umanità per quell’anno), e moltiplicando per 365, il numero di giorni in un anno:

(Biocapacità della Terra / Impronta ecologica dell’umanità) x 365 = Earth Overshoot Day

Dal lato dell’offerta la biocapacità di una città, di uno stato o di una nazione rappresenta la sua area di terra e di mare biologicamente produttiva, compresi boschi, pascoli, terreni coltivati,  zone di pesca e terreni edificati.

In Italia, nel 2017 era di 0.9 per persona

Dal lato della domanda, l’impronta ecologica misura la domanda di una popolazione di prodotti alimentari e fibre a base vegetale, di bestiame e prodotti ittici, di legname e altri prodotti forestali, lo spazio per le infrastrutture urbane e le foreste per assorbire le emissioni di anidride carbonica.Entrambe le misure sono espresse in ettari globali – ettari standardizzati e comparabili a livello mondiale. Un ettaro equivale a 10.000 metri quadrati o 2,47 acri

In Italia, nel 2017 era di 4.4 per persona.  Maggiori informazioni su come viene calcolata cliccando qui

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Foto da footprintnetwork.org

L’Impronta Ecologica

L‘Impronta Ecologica di ogni città, stato o nazione può essere paragonata alla sua biocapacità. Se la domanda di beni ecologici di una popolazione supera l’offerta, quella regione è in deficit ecologico. Una regione in deficit ecologico soddisfa la domanda importando, compromettendo le proprie risorse ecologiche per le future generazioni (come con la pesca eccessiva) o emettendo diossido di carbonio nell’atmosfera.

A livello globale, il deficit ecologico e l’overshoot sono la stessa cosa, poiché non c’è la possibilità di importare risorse da un altro pianeta. Come dice un famoso slogan degli ambientalisti: “There is no planET B” (non c’è un pianeta “B” ) su cui puntare, giocando su “plan” (piano) e “planet” (pianeta).

L’Italia e il resto del mondo

La mappa mondiale dove trovate, paese per paese, biocapacità e impronta ecologica cliccando qui

In Italia nel 2017 la biocapacità del paese era di 0.9 per persona, a fronte di una impronta ecologica di 4.5 per persona. Il disavanzo fra domanda di risorse energetiche e offerta era perciò di -3.5. Siamo una nazione che pesa sullo sbilancio mondiale delle risorse. E non è una novità. La cosa che consola è che dopo i picchi del 2005 in cui siamo arrivati ad una impronta annuale di 5.8 per persona, il trend è in diminuzione.

Tutti i dati relativi all’Italia consultabili cliccando qui.

Prendendo il Canada, sempre nel 2017, la biocapacità per persona era di 15.1 e l’impronta ecologica quasi il doppio della nostra, ben 8.1. Ma grazie alla grande quantità di risorse disponibili chiudevano il bilancio in positivo, con +6.9

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Foto da footprintnetwork.org

Se invece guardiamo ai paesi poveri, uno su tutti il Congo, possiamo ragionare su due aspetti. Il primo è che sì, ovviamente hanno un’impronta ecologica bassissima (fino a 0.8) e chiudono in positivo il bilancio proprio grazie a questo, visto che la biocapacità per persona non è poi così alta, intorno a 9 per persona. Il secondo, davvero inquietante, è il vedere come è sceso questo dato nel giro di 50 anni. Nel 1967 la biocapacità per persona in Congo era infatti di 44.9 per persona!

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Foto da footprintnetwork.org

Sul podio dei cittadini dall’impronta ecologica più alta ci sono gli Stati Uniti, con picchi di 11 per persona nei primi anni ’70. A consumare come un cittadino americano sarebbero necessari più di 4 pianeti come laTerra. Ma, ops!, non ne abbiamo!

Ovvio che è stupido ragionare in termini “nazionali” quando aria, terra, acqua e inquinamento hanno l’hobby di infischiarsene abbastanza dei confini e delle dogane. E consuma oggi che consuma domani, l’aumento per esempio della CO2 in atmosfera lo subiamo tutti, al di là della residenza.

MAGLIE NERE

Il primo overshoot day è stato in Qatar il 9 febbraio, seguono:

Emirati Arabi Uniti, 7 marzo

Canada e Stati Uniti, 14 marzo

Corea, 5 aprile

Singapore, 10 aprile

Israele, 16 aprile

Russia, 17 aprile

Germania, 5 maggio

Giappone, 6 maggio

Francia, 7 maggio

Italia, 13 maggio

Cina, 7 giugno

Ed è proprio vero che gli ultimi saranno i primi: medaglia verde per l’Indonesia, il cui Overshoot sarà il 18 dicembre. Che comunque avanzano 13 giorni per non essere in deficit per cui alla fine è la prima dei perdenti.

A livello mondiale, inutile dirlo, la situazione è drammatica. Ed è questa: dal 1970 consumiamo più risorse di quanto la terra non riesca a generarne in un anno. Quello che c’è lo stiamo togliendo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Io, ambientalista, fra i colpevoli

carote verdura

Faccio la raccolta differenziata e assillo i familiari se vedo qualcosa gettato nel contenitore sbagliato. Facciamo l’orto e da giungo a settembre la verdura è a km0. Facciamo le conserve per l’inverno, la carne che mangio (circa 3 volte al mese) la alleviamo noi. Non mangio quasi mai maiale, ancora meno spesso il manzo. Mi concedo gli avocado, che adoro, un paio di volte l’anno, li scelgo del “fair trade” sperando possa significare qualcosa. Mi piace andare a piedi quando posso, ma abitando in un paesino di provincia ho pochi mezzi pubblici, e sono scomodi. Uso la macchina. Non vado in crociera, in linea di massima evito cose di plastica, detersivi non biodegradabili, qualsiasi alimento confezionato per cui esiste l’alternativa sfusa. Ho usato pannolini lavabili con mia figlia, la coppetta mestruale per me.

Eppure non basta. Ho fatto, sempre su footprint,  il Test per misurare l’Impronta Ecologica che può fare chiunque (c’è anche in italiano, basta selazionarlo in alto a destra) e sono stata bocciata. Se tutti vivessero come vivo io, servirebbero 2,1 pianeti. Peccato che non ce ne sia che uno. Il mio personale Overshoot day quest’anno è stato il 22 giugno.

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Foto da footprintnetwork.org

Ci rimango molto male, ovviamente. Con tutto l’impegno che ci metto! Andando a leggere i perché, scopro che in base al paese in cui vivo mi viene attribuito comunque un punteggio di partenza. Ed è giusto che sia così. Siamo tutti interconnessi, le scelte degli altri influenzano la nostra vita e quella del posto dove viviamo.

Guardo mia figlia di due anni che gioca e penso, con un certo nodo in gola, “chissà”. E’ davvero tempo di cambiare.

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LA STORIA DELL’EARTH OVERSHOOT DAY

Il concetto di Earth Overshoot Day è stato concepito da Andrew Simms del think tank britannico New Economics Foundation, che ha collaborato con Global Footprint Network nel 2006 per lanciare la prima campagna globale Earth Overshoot Day. Il WWF, la più grande organizzazione di conservazione del mondo, partecipa all’Earth Overshoot Day dal 2007.

Eleonora Martinelli
martinellieleonora@gmail.com

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Pubblicato il 30 Luglio 2021
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