L’addio del primario di chirurgia Di Saverio: “A Varese non c’era posto per me”

Il saluto amaro e deluso del primario facente funzioni di chirurgia universitaria che spiega perché ha deciso di andarsene

prof Salomone di Saverio

« Sono arrivato a Varese nell’aprile del 2020 animato dalle migliori ambizioni, chirurgiche e accademiche, con un progetto di chirurgia robotica da sviluppare. Pensavo che mi sarei dovuto occupare della chirurgia universitaria oncologica, che avrei portato il mio contributo in settori di elevata complessità, che avrei avuto degli specializzandi da formare, seguire, far crescere. Insomma, pensavo che si volesse investire sulla chirurgia laparoscopica e oncologica universitaria a quattro anni dalla fuga del professor Luigi Boni ( oggi primario di chirurgia al Policlinico di Milano). Invece mi sono accorto ben presto che la realtà era diversa».

È un commiato amaro quello del professor Salomone di Saverio che a poco più di un anno dal suo arrivo all’ospedale di Varese, ha deciso di accettare una nuova proposta: « E non si creda che io volessi tornare a casa ( inizia a San Benedetto del Tronto da dove proviene). Se mi fosse interessata una carriera comoda, non sarei certo andato a Cambridge a perfezionare la mia preparazione e ad aumentare la casistica, soprattutto per la patologia oncologica complessa».

L’arrivo del professor Di Saverio era stato salutato in modo entusiastico sia dall’Asst Sette Laghi sia dall’Università dell’Insubria che, nel marzo dello scorso anno, scrivevano:

“Un altro professionista di alto profilo entra a far parte della nostra Azienda – commenta il Direttore Generale dell’ASST dei Sette Laghi Gianni Bonelli – Sono sicuro che il professor Di Saverio, con il suo prestigioso curriculum, saprà proseguire la grande tradizione del reparto che va a dirigere. Tra l’altro, la sua esperienza professionale si caratterizza per una marcata propensione all’innovazione, soprattutto nel campo tecnologico, che ben si inserisce nel contesto aziendale presente e, ancora di più, in quello che stiamo costruendo per il prossimo futuro”.

“Il concorso di Ricercatore Universitario nella Disciplina di Chirurgia Generale è stato bandito dal nostro Ateneo un anno fa – aggiunge il Prof. Giulio Carcano, Direttore della S.C. Chirurgia d’urgenza e dei trapianti  – Sono felice di passare questo testimone al professor Di Saverio, sia per le sue competenze cliniche, sia per il suo alto profilo accademico. È un ottimo chirurgo, che si è distinto nella chirurgia addominale, laparoscopica e robotica. Sono certo che saprà dare grande impulso al mondo accademico e clinico”.

«Non credo che la pandemia abbia impedito che si creasse un clima proficuo e produttivo – commenta l’ex primario di chirurgia a indirizzo endocrino metabolico – Il POAS in vigore limita il campo di azione dei chirurghi universitari. Per questo, credo, chi mi ha preceduto ha deciso di andare via da Varese. Io vanto un’ampia casistica nella chirurgia addominale oncologica. Ho dimostrato, nei pochi interventi che sono riuscito a fare, le mie capacità: operazioni molto complesse e un tasso di mortalità post operatorio dello 0% . Sono soddisfatto di quel poco che abbiamo fatto io e la mia equipe . È chiaro, però, che le mie competenze non erano richieste dall’organizzazione aziendale. Tant’è che, la proposta di revisione presentata dalla direzione aziendale sul Poas prevede proprio la cancellazione della mia unità chirurgica e un accorpamento con quella d’urgenza e dei trapianti». 

prof Salomone di Saverio

Anche con la componente accademica non sono stati rapporti semplici: « In piena pandemia, mi è stato tolto lo studio per trasformarlo in camera di degenza. Sono rimasto senza una scrivania. Poi mi hanno mandato all’ospedale di Cittiglio senza linea telefonica né computer. Chiaramente una situazione inadeguata perchè non potevo lavorare. Così sono tornato al Circolo, ospite dello spogliatoio dei medici urologi, uno spazio angusto, senza finestre e con la luce artificiale. Quello studio, tolto in pandemia, non mi è mai stato ridato».

Nonostante le premesse molto ambiziose, quindi, per il  professor Di Salomone la permanenza varesina è stata costellata da una serie di problemi e delusioni : « Anche sul progetto di robotica non sono stato mai coinvolto. Sicuramente l’università avrà avuto validi motivi, ma io non riconosco perché sono stato escluso».

Il chirurgo racconta anche di aver avuto la sensazione che la sua presenza desse fastidio: « Hanno anche provato a spostarmi a dirigere la chirurgia di Cittiglio. In quel presidio, però, non ci sono né terapia intensiva, né la radiologia interventistica. Per il livello di interventi a cui sono abituato, era una situazione inadeguata. Ero arrivato a Varese per portare la mia esperienza e contribuire a far crescere la casistica, soprattutto complessa. In queste condizioni non avrei più potuto crescere professionalmente. Come universitario ho anche una produzione di articoli intensa: lo scorso anno ne ho pubblicati 90 e quest’anno sono già a quota 62. Ritenevo che questo aggiungesse valore alla mia presenza a Varese e ai giovani colleghi che pubblicavano con me».

In questi giorni Salomone Di Saverio prende servizio all’ospedale Della Madonna del Soccorso di San Benedetto del Tronto: « Vorrei comunque ringraziare le tante persone che mi sono state vicine, con cui ho stretto collaborazioni molto proficue, dalla caposala sempre efficiente, ad altri chirurghi e medici con cui ho lavorato. L’ospedale di Varese è certamente di qualità, ha tecnologia di valore, segno di un percorso di crescita curato negli anni. Per me, evidentemente, non c’era posto e ho incontrato diverse difficoltà a organizzare le mie sale operatorie. Alla fine era scontato che cercassi un’altra proposta. Io voglio continuare a crescere professionalmente. Me ne andai a Cambridge per migliorare. E non è ancora tempo di tirare i remi in barca».

Per la chirurgia universitaria un nuovo strappo polemico. Il dopo Dionigi continua a essere in salita.

Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it

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Pubblicato il 22 Luglio 2021
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Commenti

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  1. aismike
    Scritto da aismike

    Nessun commento o dichiarazione da parte dell’ospedale e dell’università in merito a questa vergognosa perdita?

  2. Scritto da carlo196

    Se quello che dice il professore corrisponde al vero, e non ho motivo di dubitarne, sarebbe interessante conoscere quello che hanno da dire in proposito i responsabili dell’ASST dei Sette Laghi che l’anno scorso lo hanno assunto.

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