Le riflessioni di un’educatrice dell’Anaconda che invita ad andare oltre le apparenze

L'inchiesta della magistratura verso alcuni operatori della comunità per disabili ha sollevato sconcerto. Un'educatrice di lunga data della cooperativa invita a cercare la verità " più a fondo"

Anaconda

L’inchiesta avviata dalla magistratura nei confronti alcuni operatori della cooperativa L’Anaconda, che gestisce servizi per pazienti con disabilità, ha creato molto sconcerto nella comunità varesina.

In attesa che le indagini facciano piena luce sulla vicenda, diamo voce anche a cui, in quella realtà, opera da anni. Questa è la posizione di un’educatrice che vuole chiarire alcune dinamiche:

Sono un’educatrice fiera di lavorare da più di venti anni in quella struttura da una settimana definita degli orrori.
……..

Quella struttura degli orrori è la stessa che ha orientato e guidato i suoi educatori al rispetto per la persona disabile in quanto tale degna di essere vista al di là della patologia rifiutando sovente l’intervento farmacologico consapevoli dei rischi e oggi stanno facendo i conti con uno di questi ( chiediamoci cosa voglia dire educare al di là del farmaco, chiediamoci quale rischio educativo comporti questa scelta).

Ho avuto l’onore di lavorare in tutti i centri Anaconda e, per un breve periodo, anche in quello oggi così tanto “ svuotato “ di rispetto, dignità e cura : conosco ogni gesto, ogni finalità, ogni intento educativo; condivido ancora oggi lo scoramento di colleghe stremate dal senso di impotenza sperimentato ( io stessa insieme a loro ) nel non poter essere state sempre in grado di alleviare le crisi dei “nostri “ bambini.

E allora chiediamoci che significato può assumere il portare con caparbietà al muro un tavolo, volendo con tutte le forze impedire che proprio quel bambino, anzichè farsi del male, potesse trovare nel reale di un’ attività una valida alternativa? È così tanto assurdo pretendere di orientare e finalizzare un gesto aggressivo frutto di una patologia verso una sana manipolazione del reale agendo su di esso per scoprirne così il bello con uno sguardo “ curato “?

Perché è questo di cui le mie colleghe sono accusate dai media, dalla stampa, dai social.
La denuncia che muovete intende avvalorare la tendenza aggressiva dei vostri figli? Amici? Conoscenti? Perfetti sconosciuti cui ora dedicate un po’ del vostro pensiero?
Complimenti!!!

Che ne resta dell’arte maieutica di Socrate? Bisognerebbe ritrovare il gusto di ricercare il che cos’è delle cose ( ti estì ).
Bisognerebbe sostituire il parametro così attuale ed in voga della superficialità nel gestire il quotidiano con quello della profondità! Il “ che cos’è “ socratico appunto.
Troppo impegnativo forse!

Un’educatrice del CDD Paolo VI Anaconda

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 18 Luglio 2021
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