“L’uccisione di un ragazzo in manifestazione era troppo. Fu così che decisi di andare a Genova”

Il ricordo di Giovanni Ardemagni, attore e pacifista: "Eravamo sul lungomare, lontani dalla zona rossa. Perché ci caricavano? Pareva una caccia all'uomo"

Generica 2020
Foto Indymedia

Quel luglio del 2001 io non avevo ancora scelto se andare a Genova o no per impegni lavorativi. Avevo saputo che il giovedì c’era stata una vivace e colorita manifestazione finita bene e poi il venerdì gli scontri sempre più violenti, e l’uccisione di un ragazzo.
“Questo è troppo” pensai, non siamo più negli anni 70.

Il sabato partii con un pullman organizzato. Arrivammo la mattina presto, dopo la perquisizione dell’autobus da parte della polizia. Sembrava abbastanza tranquillo ma c’era tensione nell’aria, ricordo un sacco di gente proveniente da tutto il mondo ed appartenenti a organizzazioni diverse, camminavamo lungo la strada che costeggia il mare ben lontani dalla zone rossa. Ad un certo punto il corteo si bloccò. In lontananza vidi un auto in fiamme e poi, non so perché, cominciò un fuggi fuggi in tutte le direzioni per le strade di Genova.

Ma perché scappavamo? Perché ci caricavano? Pareva una caccia all’uomo. Mica avevamo fatto niente noi, io no di certo, ne ho fatte di manifestazioni, non le conto neanche più, per l’ambiente, per i lavoratori, per i diritti di popoli oppressi o migranti, ho sempre manifestato pacificamente ma con vigore, usando la voce e magari striscioni o cartelli, mai fatto manco una scritta su un muro (una volta manifestando contro la nuova Malpensa mi vestii da uomo aereo, simbolicamente, sembravo un uomo in croce).

Non ho mai avuto paura come in quella manifestazione. Sparavano i lacrimogeni ovunque, anche sui pullman che caricavano le persone che tornavano a casa, fra cui anche donne e anziani e ragazzini.
Durante il viaggio di rientro apprendemmo della Diaz.

Quando nei giorni seguenti ho visto le immagini, i pestaggi sommari, gente massacrata con le mani alzate, i fatti della Diaz avvenuti a manifestazione finita, ecco devo dire che posso ritenermi fortunato di esser tornato a casa senza manco un livido.

Poi per mesi, ogni volta che incontravo una pattuglia di polizia o dei carabinieri, invece di sentirmi tutelato o temere una multa mi sentivo un logorio interiore, una cosa mista tra paura e rabbia. Avevo visto a Genova che avevano il potere di pestarti a prescindere.

A chi dice che a Genova i 300mila manifestanti hanno sfasciato tutto, come se questo potesse giustificare la morte di un ragazzo e il massacro le torture subite gratuitamente da tanti altri, faccio notare che a Firenze un anno dopo c’erano un milione di persone e non si è rotta manco una vetrina.

Ieri, mentre mi spostavo in auto, c’era un ramo che ingombrava la carreggiata. Tutti passavano evitandolo, io mi sono fermato in uno spiazzo con l’intento di spostarlo, è sopraggiunta un auto dei carabinieri è sceso un agente e mi dice “oh mi aiuti a spostarlo?” E io: ” Certo mi son fermato apposta!” “Grazie mille”, mi dice e io rispondo “grazie a lei” .

Giovanni Ardemagni, Castelseprio
attore

Lidia Romeo
lidiaromeo@gmail.com

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Pubblicato il 20 Luglio 2021
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Commenti

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  1. Scritto da fernando

    infatti il ragazzo morto stava raccogliendo le margherite o stava massacrando un poliziotto?

    1. Scritto da italo

      In effetti manca sempre l’autocritica e la responsabilità soggettiva, ci sono state delle esagerazioni, ma passare parecchi teppisti per vittime: Ad alcuni piace il caos ad altri se vedono “aria grama” cambiano zona!!!!! Meno vittimismo.

    2. franco_raineri
      Scritto da franco_raineri

      l’estintore e’ volato da solo

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