Il private equity vola sull’onda della ripresa, 160 nuovi investimenti nel primo semestre

Si tratta della migliore performance registrata l’Osservatorio PEM® della Liuc Business School in un trimestre, nel corso di oltre 20 anni di studio

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Il mercato del private equity si attesta su livelli record e fornisce una prova di maturità consolidata in una fase storica di grande complessità registrando 160 nuovi investimenti nel primo semestre. Dopo i 66 deal conclusi nei primi tre mesi dell’anno, il secondo trimestre registra un’ulteriore impennata rispetto allo scorso anno, con l’annuncio di 94 operazioni complessive finalizzate, di cui 48 nel corso dell’appena conclusosi mese di giugno. Nel medesimo periodo dello scorso anno, che già si era comunque concluso con evidenze comunque assolutamente positive, l’Osservatorio PEM® della Liuc Business School aveva mappato 103 investimenti: dunque, il mercato italiano, nonostante il perpetrarsi di una crisi economica generalizzata riconducibile alla notevole difficoltà nel superare lo stallo determinato dalla pandemia, riesce a concludere il primo semestre con un livello di attività incredibilmente soddisfacente. Anzi, si tratta della migliore performance registrata dall’Osservatorio in un trimestre, nel corso di oltre 20 anni di studio e mappatura del settore.
La sfida sarà, dunque, quella di affrontare la seconda parte dell’anno cercando di preservare e valorizzare gli investimenti in portafoglio e, se possibile, mantenere l’approccio fortemente proattivo al mercato che ha caratterizzato il settore nell’ultimo triennio.

Sulla base dei valori enunciati, l’Indice trimestrale Private Equity Monitor Index – PEM®I, elaborato dai ricercatori dell’Osservatorio PEM® attivo presso la LIUC Business School, si è attestato così a quota 783, un valore mai registrato nel corso di un trimestre in passato.
«Il numero record di deal nel semestre ci dice tre cose: che l’Italia si conferma una eccellenza di know-how industriale molto apprezzata dagli investitori finanziari; che le prospettive di ripresa per un’Italia protagonista in Europea e nel mondo si stanno consolidando; non da ultimo, sottolinea la crescente maturità degli imprenditori italiani che si dimostrano sempre più pronti ad accogliere un socio finanziario con cui condividere un percorso di crescita. UniCredit supporta con convinzione questo trend, ed infatti siamo leader nel mercato del leveraged finance accompagnando fondi e imprese nella realizzazione delle più importanti operazioni sul mercato italiano ed europeo», dichiara Alfredo Maria De Falco, Deputy Head of CIB e Head of CIB Italy, UniCredit.

Entrando nel dettaglio dell’analisi dei dati, le operazioni di buy out si confermano predominanti sul mercato, con una percentuale più contenuta rispetto al trend consueto (68,5%), mentre le operazioni in capitale per lo sviluppo si attestano al 13% dell’intero settore. Si registrano, nel semestre, 8 interventi di ristrutturazione societaria (5%) e uno di replacement (0,5%). Da ultimo, interessante la presenza di ben 21 operazioni (13%) afferenti al comparto delle infrastrutture, che da quest’anno l’Osservatorio PEM® mappa come categoria distinta, proprio a fronte della rilevanza assunta negli ultimi anni da questo specifico segmento di mercato.

Ben 53 interventi di buy out (pari a oltre il 33% del mercato complessivo) rappresentano operazioni di add on, ovvero acquisizioni finalizzate alla crescita per linee esterne dell’impresa partecipata, sotto la regia dell’operatore di private equity. Questa evidenza conferma l’importanza dei progetti di aggregazione industriale, che ormai costituiscono in numerosi settori una delle chiavi di creazione di valore di maggior efficacia, nonché segnala la volontà degli operatori di sostenere, consolidare e valorizzare le partecipazioni in portafoglio.

Dal punto di vista geografico, l’attività del primo semestre risulta come sempre polarizzata nel Nord del nostro Paese, ma con un grado di dispersione decisamente superiore rispetto al passato: la Lombardia rappresenta solo il 24% del mercato, seguita da Veneto (16%) ed Emilia Romagna (13%). Interessante, da un lato, la presenza di un elevato numero di regioni con almeno una operazione e, al tempo stesso, il ruolo del Sud Italia, che conquista una quota finalmente significativa, con un abbondante 10%. Per quanto riguarda invece i settori, si conferma la consolidata presenza di aziende che operano nel comparto dei prodotti per l’industria (23%) e dei beni di consumo (12%), mentre si ritagliano un ruolo di primaria rilevanza i comparti del cleantech (14%), dell’ICT (13%) e del terziario (10%). Le evidenze emerse a livello geografico e settoriale costituiscono prove ulteriori della crescente maturità raggiunta dall’industria del private equity in Italia, che tende sempre più a diffondersi in tutti gli ambiti della nostra economia reale.

Le piccole e medie imprese rappresentano, come sempre, il principale bacino di riferimento per gli operatori, anche se non mancano alcuni di deals con enterprise value di rilievo, come già accaduto nello scorso biennio e, soprattutto, nel 2018. Si conferma e, anzi, si amplifica anche in questo avvio del 2021 l’interesse ed attenzione dedicati dagli investitori internazionali alle imprese del nostro Paese (ben il 52,5% del totale). A margine, si segnala che l’Osservatorio PEM® ha avviato nel 2021, in parallelo, anche la mappatura delle operazioni concluse all’estero da operatori di private equity italiani, nonché delle acquisizioni di target estere realizzate da imprese italiane, con la “regia” di un operatore di risk capital. A tale riguardo, si rileva come, nel corso del primo semestre, siano state censite complessivamente 5 operazione di acquisizione diretta all’estero realizzate da operatori domestici e ben 26 add-on aventi quali target company aziende estere.

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Pubblicato il 13 Luglio 2021
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