«Il silenzio di mio padre» di Sergio Melchiorre vince il 1° premio “Livio De Carlo” 

Il poeta e paroliere di Cuveglio ha ricevuto un importante riconoscimento ex aequo per la narrativa edita

sergio melchiorre

Sergio Melchiorre, sceneggiatore, poeta e paroliere, ha dato alle stampe il suo libro di racconti brevi «Il silenzio di mio padre», Edizioni librintasca – 2021 (Lecce).  Il volume ha già vinto il 1° Premio ex aequo “Livio De Carlo” per la narrativa edita, al Premio Letterario Internazionale “Memorial Salvatore Bonatesta 2021”.

«Un libro molto interessante – scrive Aldo Pellicciotta nella prefazione -, accattivante ed accessibile, scevro dalla ricerca del lemma difficile ed altisonante e da ridondanze superflue, mai cattedratico, anche per chi non ha mai posato i suoi passi su piazza Roma o su via Peligna perché insieme a novelle inerenti il paese caro all’autore, ce ne sono di altre che possono essere collocate dovunque nel mondo, in quanto gli uomini e le donne sono uguali dappertutto, piangono, ridono, amano, odiano, salvano, ammazzano. Proprio questa è l’essenza della pubblicazione: l’indagine intima dell’interiorità dei personaggi, un viaggio nel loro cuore e nella loro mente, per carpirne e studiarne le forze remote attualizzate e contrastanti che li avviluppano e spingono nell’agire quotidiano, capire profondamente e districare il coacervo dei sentimenti e delle pulsioni per renderlo intelligibile al lettore come eziologia delle decisioni e dei comportamenti di quella sfortunata umanità».

«Nei racconti di Sergio Melchiorre, ambientati nel suo paese natio, le parole si trasformano in fotografie degne del grande Nadar – continua Loredana Vigani nell’introduzione -, istantanee in bianco e nero di persone e fatti di un tempo passato, di cui ancora oggi sentiamo il rumore. Appare forte il temperamento di libertà legata ad una “Resistenza” vissuta, palesata, e, come un quadro di Guttuso, le scene prendono vita e colore dalla narrazione. Amore grande e stima verso il padre Partigiano, combattente della gloriosa “Brigata Majella”. Desta stupore l’ardore per la causa partigiana che sopravvive ad ogni cosa.  Molti sono i guizzi di genialità che pervadono le pagine, ad esempio, la povertà che l’autore descrive “come un gatto al Colosseo”. Questa visione ci rende ricchi di immaginazione, poiché è palese che un gatto dell’anfiteatro romano sia un simbolo gitano. Nei racconti di Sergio c’è anche lezione di educazione civica, troppo a lungo dimenticata, profanata, “confinata”. In un brano si parla dell’articolo 11 della Costituzione, nel quale si afferma: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.  Parole meravigliose che dovrebbero essere sovrane di ogni vissuto».

«Il contesto dove fioriscono questi fiori narrativi è Gessopalena – puntualizza Vincenzo Capodiferro, in “Insubria Critica”  -, Arte, Letteratura & Cultura: un fiume che scorre, ma ogni rosa sorge tra spine: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…».

Sottolineiamo alcuni concetti: triste destino. È il fatalismo cieco, schopenhaueriano, verghiano dei vinti irredenti. Almeno i vinti manzoniani potevano sperare nella Provvidenza. I protagonisti sono i vinti, gli ultimi, che … saranno i primi. E poi quell’immagine delle stelle lucenti in un paesaggio da Betlemme ci ricorda naturalmente il “X Agosto” di Giovanni Pascoli, il pianto delle stelle, l’”atomo opaco del male”. Anche Sergio canta, da orfano, la morte del padre, il silenzio. Il padre partigiano ha vissuto il dramma della guerra, del dolore, è abituato ai silenzi, medita sulle ferite, non solo corporee, ma quelle che intaccano l’anima, le cui cicatrici sono indelebili».

L’artista cuvegliese ha ritirato l’ambito premio a Vernole (Lecce) il 24 luglio, successivamente presenterà «Il silenzio di mio padre» a Gessopalena (Chieti) il prossimo 11 agosto.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 31 Luglio 2021
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