Via al restauro della lastra tombale del cardinale Branda Castiglioni, ed è ricco di sorprese

La direzione della Collegiata sta pensando al progetto di uno spazio espositivo specificamente dedicato al cardinale

Branda Castiglioni, nuovo restauro

Il Sesto Centenario della Collegiata (2022 – 2025) porterà luce sul suo fondatore, il cardinale Branda Castiglioni.
Il racconto della straordinaria figura dell’illustre prelato e dell’epoca in cui egli visse sarà infatti un tema portante dello storico anniversario.
Nel desiderio che le celebrazioni portino frutti duraturi, la direzione del Museo sta inoltre pensando al progetto di uno spazio espositivo, specificamente dedicato al cardinale, in cui possano emergere in modo più compiuto le tante sfaccettature di questo protagonista del suo tempo.

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Alcuni importanti passi sono già stati compiuti. Grazie a Intesa Sanpaolo e al progetto Restituzioni, si è concluso il restauro del velo funebre del cardinale Branda Castiglioni, adagiato sul suo volto alla morte, avvenuta nel febbraio 1443, e rinvenuto nella tomba nel 1935, quando, al cospetto di numerose autorità, si svolse la ricognizione ufficiale nel sepolcro. Insieme all’accertamento dell’effettiva presenza delle spoglie mortali del cardinale, l’operazione consegnò alla storia il suo curriculum vitae, importante documento in pergamena oggi custodito presso l’Archivio Storico della Parrocchia di Castiglione Olona.

In quest’ottica è significativo che il Museo della Collegiata a inizio luglio 2021 abbia avviato il restauro del calco della lastra tombale del cardinale, realizzato proprio nell’estate della ricognizione.
Si approfittò infatti della rimozione della lastra per effettuare una copia, a scopo didattico, che rendesse apprezzabile la scultura originale: il coperchio rappresenta il cardinale in posizione giacente, ma è poco visibile per la sua particolare posizione, a ridosso di un basso arco tra il presbiterio e l’abside sinistra della Collegiata. Solo guardando il calco è quindi possibile mettere a fuoco i dettagli più nascosti dell’opera e soprattutto apprezzare uno dei pochi ritratti sicuri di Branda Castiglioni.
In vista del restauro, la conservatrice del Museo Laura Marazzi ha reperito in archivio un documento che ha consentito di precisare il materiale con il quale fu realizzata la copia: non gesso, come a lungo si è creduto, ma cemento Duralbo, dal caratteristico colore bianco. Il cemento Duralbo negli anni Trenta del Novecento ebbe grande diffusione, grazie alle sue qualità estetiche, per la realizzazione di elementi decorativi connessi ad architetture, ma anche per opere scultoree autonome.

Altra significativa scoperta è stata che a realizzare la forma in gesso e la successiva gettata in cemento fu la ditta Antonio Belli di Varese. Antonio Belli (Varese 1856-1926) fu titolare di un un’impresa varesina, specializzata in decorazioni in cemento, che proseguì oltre la morte del fondatore. Fu autore di monumenti funebri presso il cimitero di Giubiano, dove è sepolto in una cappella da lui stesso progettata.
Il restauro del calco, promosso dalla Parrocchia Beata Vergine del Rosario grazie alla generosità di un privato, è affidato a Lucia Laita, in accordo con l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Milano e con la competente Soprintendenza, ed è diretto dalle funzionarie ministeriali Benedetta Chiesi e Sonia Segimiro.

ORARIO MUSEO
Mercoledì – domenica 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00
Lunedì e martedì chiuso
Martedì per i gruppi possibilità di apertura straordinaria per una visita esclusiva e in tutta sicurezza, perché in assenza di ulteriore pubblico.
Modalità d’accesso
Accesso senza prenotazione; eventuali attese vengono gestite dal personale del Museo in spazi all’aperto.
Prenotazione obbligatoria solo per gruppi.
Nel Complesso max 30 persone in contemporanea (Battistero max 5 persone e 10 minuti di permanenza).
OBBLIGHI: non accedere con temperatura uguale o superiore a 37,5°; indossare sempre la mascherina;
rispettare la distanza interpersonale di almeno 1,5 metri.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Luglio 2021
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