Antonio Rosati ed Enzo Montemurro condannati in primo grado a 9 e 8 anni per reati tributari

Il processo milanese agli ex vertici del Varese 1910 riguardava l'inchiesta sulle cooperative di Malpensa iniziata nel 2014 con l'arresto dei due dirigenti. L'avvocato Amirante: «Una sentenza che ci stupisce, ricorriamo in Appello». Un anno e un mese anche a Bruno Limido

enzo montemurro antonio rosati

Antonio Rosati ed Enzo Montemurro, che in passato furono presidente e amministratore delegato del Varese Calcio – si chiamava Varese 1910 in quel periodo – sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 9 e 8 anni di reclusione per una serie di reati tributari legati da associazione a delinquere. Una ventina i capi di imputazione per i quali erano a processo a Milano, tutti al di fuori del loro impegno da dirigenti sportivi del club biancorosso.

La vicenda riguarda le attività lavorative che i due, con altre persone, avevano nell’ambito delle cooperative presenti a Malpensa: l’inchiesta che ruotava intorno alla società Expo Job Spa era iniziata nell’ottobre del 2014 con l’arresto di una serie di persone, tra cui gli stessi Rosati e Montemurro che restarono per lunghi mesi nel carcere di San Vittore prima di uscire per decorrenza dei termini. Allora si parlò di 63 milioni di euro di IVA non versata e di fatture false per 250 milioni. (foto in alto: da sinistra Montemurro e Rosati in tribuna a Verona al seguito del Varese)

Nei guai finì allora anche un altra persona molto nota a Varese, l’ex calciatore Bruno Limido (che giocò anche in Serie A nell’Avellino e nella Juventus) considerato vicino a Rosati per il reclutamento dei lavoratori da destinare alle cooperative. Anch’egli ha subito una condanna nell’ambito di questo processo, seppure decisamente minore, a un anno e un mese.

«Una sentenza che ci stupisce, che non ci aspettavamo e che è solo il “primo tempo” per dirla in ambito calcistico, visto che ricorreremo senz’altro in appello» spiega a caldo l’avvocato Stefano Amirante, legale varesino di Rosati insieme alla collega milanese Nadia Germanà dello Studio Pisapia. «Non commentiamo la sentenza nello specifico fino a quando avremo le motivazioni, però mi sorprende questa chiusura del processo di primo grado: ho assistito a tutte le udienze e in aula era emerso ben altro». Amirante sottolinea anche come «Lo stesso fascicolo era stato dichiarato inutilizzabile dal GUP in sede di udienza preliminare; questo collegio lo ha recuperato ed è arrivato alla sentenza. La mia impressione è che si sia seguito un teorema, già smentito dal GUP in prima istanza».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 21 Settembre 2021
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